Diario del tempo: l’epopea quotidiana - Teatro India (Roma)

Scritto da  Venerdì, 10 Ottobre 2014 

Dal 7 al 19 ottobre. Lucia Calamaro, reduce dai successi del suo “L’origine del mondo”, vincitore di tre premi Ubu, ci riprova con la sua nuova produzione, “Diario del tempo: l'epopea quotidiana”.

  

Teatro di Roma e Teatro Stabile dell’Umbria presentano
in collaborazione con PAV e Rialto Sant'Ambrogio
con la partecipazione del Teatro Franco Parenti
DIARIO DEL TEMPO: L’EPOPEA QUOTIDIANA
Prima parte in due atti
uno spettacolo scritto e diretto da Lucia Calamaro
con (in ordine di apparizione) Federica Santoro, Roberto Rustioni e Lucia Calamaro
disegno luci di Gianni Staropoli
realizzazione pittorica Marina Haas
realizzazione scenica di Barbara Bessi
assistente alla regia Elisa Di Francesco
consulenza artistica Alessandra Cristiani
direttore tecnico Andrea Berselli

Tre esseri umani, tre disagi esistenziali, un’immobilità temporale attraversata da un ipnotico fiume di parole. La disoccupazione, la sottoccupazione, la “diversamente” occupazione... occupano la mente, la soffocano, la abusano, conficcano le loro bandierine nei neuroni, nell'anima, ci rendono fantasmi di questa rutilante ed inarrestabile società del “lavoroguadagnospendopretendo”. La giostra gira veloce, inarrestabile, i più distratti vengon strappati fuori e una volta giù si può solo assistere al vorticoso roteare, confondendosi la mente e gli occhi, le si corre dietro, magari su di uno scalcinato tapis roulant, tentando di essere riaccettati dal e confusi nel vortice.

Spesso si cede al corpo inerte, più saggio degli input di un pensiero condizionato – STOP! E' una fortuna. Potersi fermare, ad osservare. A contemplare quello di cui vite intere, rampanti, non riescono ad accorgersi: SCHIAVI! I personaggi si interrogano, colpevolizzano se stessi e gli altri, cercano escamotage per non pensare ma invece... sediamoci, qui in un angolo, tutti insieme, per alcuni istanti, staccatevi da quei computer, da quei ridicoli obblighi imposti dal nulla che scorre e osservate, osserviamoci! Dove-stiamo-andando? E, per conto di chi?! Per noi? No, visto che passiamo le giornate come palline di flipper ansiogene e/o rabbiose. Per i nostri figli? No, visto che li facciamo, spesso, solo per riposarci qualche mese o perché “si deve” e poi, appena nati, li lasciamo per otto e più ore in mano a perfetti sconosciuti. Per la nostra società? No, visto che non ci stupiamo del fatto che ci lasciamo distruggere l'ambiente intorno, umano e territoriale, e ci lasciamo convincere a vivere in “rifinitissimi” quartieri dormitori per la gioia e la vanità di una minoranza dalla pelle “ricca”. Non costruiscono più le piazze per impedirci di conoscerci, di stare insieme, divide et impera!

Però è così bello lavorare e produrre, nevvero? Siamo la gioia dei nostri capi, le piccole brave formichine in giacca, tailleur e cravatta. E intanto le nostre vite sfilano a margine, consumiamo rapporti umani sciatti, sfilacciati, occasionali. Cresciamo intimamente soli, guardinghi, in trincea. Vi prego, restate seduti ancora un attimo, sollevate gli occhi dai vostri sfavillanti minitecnomondi e guardatevi l'un l'altro, con calma... non siamo brutti in un modo meravigliosamente e irresistibilmente umano? Ogni tanto, impegnatevi, anche per poche ore, a disoccuparvi, a pensare, ad osservarvi e ad amarvi.

Federica Santoro, Roberto Rustioni e Lucia Calamaro rendono in modo molto puntuale ed efficace il disagio e la confusione del trovarsi fuori dallo stato di omologazione, di non esser “riconosciuti” dal sistema, rigettati da un organismo fagocitante. La corsa costante, a piedi, fra le pratiche ed i faldoni, sul trenino dei pendolari, riflette invece l'immobilismo del movimento inarrestabile. Un teatro “sociale”, la cui durata è funzionale ad interrompere la sindrome da “cricetismo” mordi e fuggi. Un teatro che serve, grazie Lucia!

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già lungotevere dei Papareschi) 1, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 684000311/14
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo
Durata spettacolo: 2 ore e 30 minuti (più intervallo)

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: http://www.teatrodiroma.net

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