Diario del tempo: l'epopea quotidiana - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Domenica, 02 Novembre 2014 

Arriva sulle scene milanesi un altro racconto teatrale di Lucia Calamaro, che nel 2012 ha fatto letteralmente incetta di Premi Ubu con il suo meraviglioso e illuminante spettacolo “L’origine del mondo”: “Nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica”, “Miglior attrice protagonista” a Daria Deflorian e “Migliore attrice non protagonista” a Federica Santoro che è adesso protagonista di questa nuova creazione.

 

Teatro di Roma e Teatro Stabile dell’Umbria presentano
in collaborazione con PAV e Rialto Sant'Ambrogio
con la partecipazione del Teatro Franco Parenti
DIARIO DEL TEMPO: L’EPOPEA QUOTIDIANA
Prima parte in due atti
uno spettacolo scritto e diretto da Lucia Calamaro
con (in ordine di apparizione) Federica Santoro, Roberto Rustioni e Lucia Calamaro
disegno luci di Gianni Staropoli
realizzazione pittorica Marina Haas
realizzazione scenica di Barbara Bessi
assistente alla regia Elisa Di Francesco
consulenza artistica Alessandra Cristiani
direttore tecnico Andrea Berselli
ufficio stampa Amelia Realino, Roberta Rem
si ringraziano Daniela Piperno, Davide Grillo, Alessandra Cristiani, Teatro Mengoni di Magione


Diario del tempo è la storia di Federica, donna di quarant’anni disoccupata e stanca. Cerca lavoro o almeno cerca di cercarlo, ma l’unica cosa che riesce davvero a fare è andare a correre e curare le piante. Il suo vicino di casa, nonché migliore amico (e forse anche l’unico) è Roberto, un uomo di mezza età che è passato da full a part time non per sua scelta e così si arrangia svolgendo altri lavoretti da casa. Il loro rapporto è sempre un po’ conflittuale, forse anche a causa dei differenti bioritmi. Federica vive come in una bolla spazio-temporale che si è creata, dove il tempo scorre lentissimo e le giornate non passano mai; mentre Roberto non ha mai tempo, è il classico business-man schiacciato da una continua pressione che arriva dall’esterno. Poi Federica conosce sul treno Lucia, un’insegnante di educazione fisica logorroica e cinica che rimpiange una carriera accademica che a quanto pare non si è mai concessa di percorrere. Le due, dopo un po’ che parlano, scoprono di vivere nello stesso palazzo e di avere il classico rapporto del “buongiorno e buonasera” senza essersi mai nemmeno guardate in faccia.

E’ uno spettacolo complesso. Femminile. Profondo. Il tema è senza dubbio il tempo. Interno. Sociale. Che passa. Da far passare. Perso. Che ci resta. Assistiamo ad un continuo entrare ed uscire dalla dimensione del monologo interiore e anche ad un ritorno degli “a parte” tanto cari al teatro settecentesco. Si parla, ci si racconta, si tirano fuori paure e desideri, ma a che scopo? Dove si vuole arrivare con tanto dire? Probabilmente da nessuna parte. Non c’è apparentemente nessun altro fine se non quello di sfogarsi, gli uni con gli altri e poi anche da soli buttando tutto sul pubblico.

La drammaturgia è poesia liquida che scorre dalla bocca degli attori e arriva a noi. Ci è richiesta concentrazione, un’attenzione rigorosa e seria per stare dietro al quantitativo di parole che vengono pronunciate e al numero altissimo di passaggi mentali da un concetto all’altro. Un testo intelligente, mai banale, profondo che rende ognuno di noi nudo e assolutamente di fronte ad uno specchio. Insieme all’incapacità di Federica di alzarsi dal letto ci siamo noi, noi quella volta che abbiamo sentito le gambe venire meno e un’immensa stanchezza coglierci da dentro e trascinarci in un baratro che offre pochissimi appigli per risalire. Ci siamo noi anche con Lucia che parla della solitudine, del tempo perso, di sogni e carriere e di aspettative disilluse. Di quell’amore che noi abbiamo allontanato con la speranza che tornasse rinvigorito e cambiato e che stiamo ancora, in qualche nascosto e buio meandro di noi stessi, ingenuamente aspettando. E siamo anche con Roberto a tratti, ma non fino in fondo. La sua presenza, maschile e testosteronica, a volte stona e ci allontana dall’intima visione e dal mondo confidenziale e di donna, fortemente di donna, in cui ci ha trascinato Federica.

Cosa dire della recitazione? Degli interpreti? Giusti. Precisi. Essenziali. Veri. Veri fino all’iperrealismo. Veri fino a dire: lei sono io.

La scenografia, come già ne “L’Origine del mondo” è fatta di pochi essenziali oggetti: sedie, una scrivania, un tapis roulant, un materasso gonfiabile, piantine e oggettistica da ufficio inseriti in un contesto fatto da fondali che mutano di colore. Colori decisi, spesso primari, che tradiscono ed esaltano emozioni e sentimenti. Il risultato è elegante. Preciso. Necessario.

Insomma, niente di nuovo sotto al sole per chi avesse visto “L’origine del mondo”, ma assolutamente uno spettacolo necessario e ben fatto per chi conoscerà attraverso questo lavoro il genio, l’estro creativo e l’assoluta originalità di Lucia Calamaro, una della poche donne in Italia che creano arte attraverso un sentire molto personale e franco e l’utilizzo di strumenti che sono assolutamente femminili. Non femminismo attenzione, non siamo di fronte a nessuna ostentazione di durezza, né tantomeno a nessuna donna dotata di maschilistici attributi. Qui si hanno piuttosto elementi di primaria necessità: ricerca di un’estetica personale, bellezza, fragilità e una franchezza disarmante nel mettersi davanti ad un pubblico e dire: “Io sono un essere umano come te e a volte ho perso, ho amato e ho sofferto e sono ancora qui e mi sforzo e ti racconto la mia fragilità per dirti che se è vero che siamo tutti soli al mondo, alla fine è vero anche che nessuno è solo perché tutti condividiamo paure, sogni infranti e nuove aspirazioni”.

Un sincero grazie a Lucia, Federica e Roberto.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì h20.30; venerdì h20.15; sabato h19.30; domenica h15.30; lunedì riposo; martedì h20.15; mercoledì h19.30
Biglietti: intero €32, ridotto Over60 €18, ridotto Under25 €15, convenzioni €22,50

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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