Degni di nota - Tieffe Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 06 Gennaio 2016 

Il Tieffe Teatro Menotti di Milano ha presentato dal 16 al 23 dicembre scorsi e dal 28 dicembre fino all’1 gennaio, uno spettacolo dal titolo emblematico, "Degni di nota". Sia affermazione sia gioco di parole, si riferisce a due grandi cantautori del nostro recente passato, uno italiano e uno francese, con lo stesso nome e la celebrità che prosegue per entrambi ben oltre la vita terrena: Giorgio Gaber e Georges Brassens. Li raccontano e ce li fanno ancora desiderare due magnifici artisti, molto diversi tra loro ma curiosamente compatibili nello svolgere questo delicato incastro di pezzi, racconti, musica e bravura: Andrea Mirò e Alberto Patrucco.

 

Produzione Tieffe Teatro Milano presenta in prima nazionale
Andrea Mirò e Alberto Patrucco in
DEGNI DI NOTA
Tra Gaber e Brassens
scritto da Alberto Patrucco e Antonio Voceri
pianoforte e tastiera Daniele Caldarini
contrabasso e basso elettrico Francesco Gaffuri
batteria e percussioni Beppe Gagliardi
musiche di Georges Brassens e Giorgio Gaber
arrangiamenti e direzione musicale di Daniele Caldarini e Andrea Mirò
costumi Pamela Aicardi
regia Emilio Russo



Sono accompagnati da tre ottimi musicisti: Daniele Caldarini al pianoforte, usato pure dai due protagonisti quando Caldarini si dirige alle tastiere; Francesco Gaffuri al basso elettrico e al contrabbasso; e Giuseppe Gagliardi alle percussioni e alla batteria. Non saranno i soli a farsi sentire poiché fuori campo ascolteremo le voci di Marco Balbi e Alarico Salaroli che parlano nelle veci di Gaber e di Brassens. Ideatore di questa interessante proposta è Alberto Patrucco che già nell'album "Segni (e) particolari - Alberto Patrucco e Andrea Miro’ cantano Georges Brassens" del 2014, aveva raccolto una dozzina di brani di Georges Brassens interpretati assieme alla Mirò, tradotti da lui stesso e prima inediti nella nostra lingua.

L’idea di unire questo geniale francese all'estro musicale di Gaber ci regala una nuova armonia di divertimento e piacere nell’ascoltare i diversi punti di vista sull’irriverenza, la poesia e l’audacia intellettuale di musicisti indimenticabili. Con un teatro pieno e appena calato il buio in sala, lo spettacolo inizia con due voci che si presentano, sempre al buio ma con un inizio di proiezioni su un telone: “1939, primo gennaio 2003” dice la prima voce. “Io 1929 e 1981” afferma la seconda voce. “Ti sei perso un sacco di funerali” ribatte la prima. “Ci chiamavano Georges” dice la seconda voce. “No, ci chiamavano Giorgio, ma ora non più. Siamo morti” dice la prima voce. “No, i poeti non muoiono mai!” esclama la seconda, “Si assentano”. Mentre si accendono le luci sul palco le note invadono la platea, grazie al pianoforte a coda che suona assieme a una chitarra dolce e brillante.

E’ Andrea Mirò a cantare per prima mettendosi al piano a coda, con versi tradotti da Brassens: “Sembra di vivere in una bisca, il jet set è angosciato, oggi importa apparire più che essere… come i fantasmi…” ed ecco apparire gli altri musicisti: percussioni, basso e tastiere. “L’agio crea disagio…” canta ancora la bella Andrea che sfoggia un taglio di capelli molto appropriato. Il secondo brano Mirò lo dedica a ‘Il conformista’ alzandosi e imbracciando la chitarra per congiungersi alla band. Il fondale del teatro appare enorme, cambiano i colori che accompagnano lo show, tutto è molto gradevole sia per la vista che per l’udito. Può apparire ingiurioso ma l'irriverenza costituiva una cifra distintiva dei personaggi celebrati in questo originale progetto di teatro musicale. Alberto Patrucco appare e canta ‘Lo scettico’ il cui ritornello è “Non credo a una parola di tutte queste storie” più volte ripetuto man mano che si elencano quotidiane assurdità e finisce con “…ma invidio chi si beve tutte queste storie e non fa storie…”.

Di nuovo in scena, Andrea Mirò dedica una poesia al ladro che ha davvero rubato in casa sua per arrivare ad affermare “Cos’è un crimine, quando le banche…” e a questo punto arriva il brano di Gaber ‘Le elezioni’, con Andrea al piano. Patrucco ci ricorda che una volta i commenti ai politici si scrivevano negli orinatori, ora c’è la rete. Si vota tutto sulla rete, dal cantante preferito al prossimo sindaco. Pensare che per guidare una macchina tocca fare un sacco di esami, ma per guidare un Paese basta farsi cliccare tanti ‘mi piace’. Ci vengono regalate anche battute da cabaret e il pubblico gradisce con risate e tanti applausi, sebbene siano i momenti di poesia a lasciare il segno maggiore, come quando Andrea Mirò canta “Sfumati i sogni, restano i segni…”.

Patrucco divaga con battute tipo “La vita non è un dono ma un prestito. Epitaffi: sulla lapide di Bill Clinton ‘Non inginocchiatevi’. Su quella di Giuliano Ferrara ‘Dite di me quello che volete tanto non ci riesco a rivoltarmi nella tomba’. Della Fornero ‘E dire che non volevo il posto fisso’…”. Tutto lo spettacolo è stato apprezzato per la forza dei talenti e la bellezza dei ricordi e del presente, ancora capace di emozionarci.

 

Tieffe Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledl 16 a sabato 19 dicembre ore 20.30, martedì 22 dicembre ore 20.30, mercoledì 23 dicembre ore 19.30, da lunedì 28 a mercoledì 30 dicembre ore 20.30, giovedì 31 dicembre ore 19 e 22, venerdì 1°gennaio 2016 ore 16.30, riposo domenica 20 e lunedì 21 dicembre
Biglietti: intero € 26.50, ridotto over 65 € 14, ridotto under 25, gruppi, cral, biblioteche € 16.50, ridotto convenzioni € 18, ridotto gruppi studenti € 11.50
Durata: 90 minuti senza intervallo

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Tieffe Teatro Menotti
Sul web: www.teatromenotti.org

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP