Das Schloss - Giardini della Filarmonica Romana (Roma)

Scritto da  Domenica, 16 Agosto 2015 

La giovane e talentuosa Francesca Caprioli porta in scena presso i Giardini della Filarmonica Romana, tradizionale e suggestiva cornice della rassegna estiva "I Solisti del Teatro", la sua personale rilettura drammaturgica e registica del terzo romanzo di Franz Kafka, "Il Castello", rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1926 a due anni dalla scomparsa dello scrittore praghese. Una compatta e vigorosa compagine di interpreti, forgiata dagli studi all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico, presta corpo e voce all' universo oscuro, surreale e visionario kafkiano per investigare l'abisso di alienazione, solitudine e frustrazione cui ogni individuo è inesorabilmente condannato dalla burocrazia imperante, da un potere soverchiante e totalmente cieco dinanzi ai più elementari bisogni dell' essere umano, dalla sempre più assordante e dolorosa imperscrutabilità del disegno divino.

 

Compagnia Francesca Caprioli presenta
DAS SCHLOSS
“Come un’incomprensibile stella in un’incomprensibile oscurità”
da Franz Kafka
con Gabriele Abis, Simone Borrelli, Laurence Mazzoni, Alberto Melone, Paolo Minnielli, Eleonora Pace, Paola Senatore
musiche Stefano Caprioli
costumi Antonella De Iorio
regia e drammaturgia Francesca Caprioli

 

Dopo il debutto presso il Teatro Studio Eleonora Duse nello scorso mese di dicembre e il ritorno in scena a gennaio al Teatro Due Roma nell'ambito della rassegna Cantieri Contemporanei, "Das Schloss" ha impreziosito il ricchissimo quanto variegato cartellone della ventiduesima edizione de "I Solisti del Teatro". Profonda l'analisi condotta sulla fonte letteraria, personale ed assolutamente contemporanea la rielaborazione da questa scaturita, viscerale ed incisivo il trasporto con cui i sette attori protagonisti incarnano i molteplici personaggi di questo tormentato nugolo di anime inquiete, alla parossistica ricerca di un vano significato che giustifichi gli umani affanni. Sullo sfondo di una scenografia asettica e minimale - pochi algidi armadi in ferro pronti ad abbattersi rovinosamente sul palcoscenico, spalancarsi disvelando subitanei ingressi o roteare vorticosamente accentuando l'inquietudine esistenziale che accomuna tutti i protagonisti - vengono narrati con ritmo sostenuto e serrato dinamismo gli eventi che costellano un'avventurosa settimana di vita dell'agrimensore K.

Giunto, dopo un periglioso viaggio attraverso innevate lande inospitali, in un misterioso villaggio, dichiara di essere stato convocato dal conte Westwest in persona, il signorotto locale arroccato in un tenebroso castello circondato da un folto codazzo di funzionari, per svolgere il suo compito di agrimensore. Non conosceremo nulla del suo passato, nemmeno il suo nome, ridotto a una laconica K - evidente il riferimento all'autore - a testimoniare l'assoluta destrutturazione dell'individuo che raggiunge finanche l'annientamento totale della sua identità. L'accoglienza non sarà propriamente delle più calorose visto che il nostro protagonista si troverà a confrontarsi con la raggelante ostilità di tutti gli avventori dell'Osteria del Ponte in cui cercherà rifugio: impossibile che sia stato invitato dal signore o dai suoi dignitari, figurarsi poi se per svolgere un'astrusa attività da topografo intento a misurare, razionalizzare, incasellare numericamente; non vi è alcun bisogno di una simile mansione in un microcosmo in cui tutto è perfettamente e rigidamente regolamentato da una rassicurante burocrazia cui va tributata una cieca e riconoscente obbedienza! Una missiva recapitata dal messaggero Barnabas conferma però la testarda affermazione di K: i suoi servigi erano stati effettivamente richiesti dal Castello e la comunicazione è siglata niente meno che dal funzionario Klamm, uno dei più illustri e temuti notabili di fiducia del conte.

Recatosi all'Albergo dei Signori per scoprire maggiori dettagli sul proprio destino, si imbatte in Frieda, cameriera alla locanda e favorita di Klamm; dopo aver sbirciato da un pertugio segreto, grazie all'intercessione dell'effervescente servetta, le sembianze dell'imperscrutabile funzionario suo amante, K consuma con Frieda un appassionato amplesso che sancirà l'inizio di un turbolento rapporto sentimentale. Frieda abbandonerà il suo ambito ruolo di concubina per seguire K, mentre quest'ultimo sarà dirottato dal Sindaco della città al ruolo di bidello provvisorio presso la scuola locale. Ci si è infatti resi conto che in definitiva non si ha il benchè minimo bisogno di un agrimensore e che la sua convocazione era scaturita da un disguido burocratico, che però il pomposo primo cittadino tiene scrupolosamente a precisare non essere stato un errore ma un semplice incepparsi degli ingranaggi organizzativi del contado, come è assolutamente fisiologico che accada in una così complessa amministrazione. K non demorderà, cercando a tutti i costi di procurarsi un incontro vis-à-vis con l'autorevole Klamm per rivendicare orgogliosamente la propria professionalità di agrimensore. Nel frattempo però il suo impiego nelle vesti di bidello si rivela disastroso e i due aiutanti che gli erano stati assegnati dal Castello per agevolare i suoi compiti - Arthur e Geremia - di giorno in giorno divengono sempre più puerili, imbranati, terribilmente fastidiosi, al punto che finirà per scacciarli in malo modo. La stessa Frieda però, insofferente alla situazione di desolante stagnazione in cui è precipitato il suo rapporto con K, finisce per abbandonarlo e fidanzarsi addirittura con il bambinesco e goffo Geremia, tornando nel contempo ad accaparrarsi il prestigioso impiego di cameriera all'Albergo dei Signori.

Sul filone narrativo principale si incastonano inoltre avvincenti digressioni volte a giustificare lo status quo delle dinamiche che intercorrono tra Castello e villaggio e ad illuminare tenebrosi coni d'ombra riguardo a come queste abbiano drammaticamente impattato sulle esistenze dei personaggi; particolarmente incalzante e sofferto il racconto della parabola discendente verso l'infamia, la dimenticanza e l'astiosa avversione da parte di tutti i concittadini, che era stata sperimentata dalla famiglia del messaggero Barnabas dopo che la sua incantevole sorella Amalia aveva "osato" opporsi fermamente alle volgari e minacciose profferte amorose di un influente funzionario.

Proprio mentre K cerca ancora affannosamente di districare il bandolo della matassa riguardo al suo lavoro di agrimensore, alla burrasca che ha investito il suo legame con Frieda e soprattutto agli arcani che si celano dietro gli incomprensibili giochi di potere che dirigono come burattini tutti coloro che lo circondano, il testo si interrompe bruscamente. Tutti gli enigmi resteranno insoluti... "Regina reginella, quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l'anello, con la punta del coltello?" intonano i generosi interpreti dal palcoscenico, pochi istanti prima che il buio fagociti i loro inquieti personaggi.

La trasposizione teatrale del romanzo di Kafka, di cui Francesca Caprioli ha curato drammaturgia e regia, preserva intatta l'atmosfera di sospensione e il denso simbolismo che caratterizzano l'opera letteraria, nutrendosi degli innumerevoli spunti di riflessione in questa insiti: il labirintico avventurarsi dell'individuo in una società completamente insensibile ai suoi bisogni, annichiliti da una burocrazia soverchiante e dai soprusi dei potenti, tollerati senza batter ciglio; l'assenza del divino, dimensione indecifrabile e remota, che non potrà offrire alcuna salvifica panacea nè un barlume di conforto; l'alienazione, la frustrazione e la solitudine che rappresentano le cifre imprescindibili dell'esistenza umana.

Sentieri di indagine che vengono percorsi in maniera personale ed efficace, condividendoli con lo spettatore con un linguaggio scenico diretto e contemporaneo; un impetuoso disegno luci dai chiaroscuri espressionisti (davvero intense le scene in cui divampa la passione tra K e Frieda, accarezzate da un contrappunto di luci dal forte pathos), l'accompagnamento offerto dalle musiche di Stefano Caprioli ed i costumi disegnati da Antonella De Iorio (su cui gli attori, districandosi ciascuno tra più ruoli, scriveranno di volta in volta i nomi dei personaggi interpretati, in un vortice convulso di identità che si avvicendano e sovrappongono fino a sfumare) sono gli strumenti attraverso i quali si delinea una visione registica perfettamente a fuoco e solida. Sette giovani attori - Gabriele Abis, Simone Borrelli, Laurence Mazzoni, Alberto Melone, Paolo Minnielli, Eleonora Pace, Paola Senatore - vivono sulla propria pelle il dramma kafkiano con intelligenza, carisma ed energia, aderendo con convinzione alla lettura che ne restituisce la Caprioli. Da sottolineare in particolare la prova recitativa di Laurence Mazzoni ed Eleonora Pace, rispettivamente nei ruoli di K e Frieda, la cui interpretazione mette in luce un talento singolare ed un'istintività attoriale davvero sorprendenti visto la loro giovane età.

"Das Schloss" instaura con immediatezza una linea di dialogo tra l'emblematico Castello eretto da Kafka e la spersonalizzante, glaciale, insensibile società che ci accoglie/soffoca ogni giorno. Francesca Caprioli e la sua pregiata compagnia accompagnano lo spettatore lungo questo viaggio, regalando un atto unico sofisticato e qualche autentico germoglio di riflessione su cui soffermarsi anche dopo gli applausi di congedo.


Giardini della Filarmonica Romana - via Flaminia 118, 00196 Roma
Per informazioni e prenotazioni: 06/3240098, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , prenotazioni ristorante 320/6452158
Orari botteghino: 08 - 14 Luglio, 11-13/ 15-18; 15 Luglio - 13 Agosto, 17 - 22.30
Orario spettacoli: ore 21.30 (in caso di pioggia gli spettacoli si terranno nella Sala Casella)
Biglietti: intero euro 15, ridotto euro 13, gruppi euro 10

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Nicola Conticello e Marco Giovannone, Ufficio stampa NC Media
Sul web: www.filarmonicaromana.org

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