Darling - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Domenica, 12 Ottobre 2014 

Debutta al Teatro Eliseo, nell'ambito del Romaeuropa Festival, la nuova attesa produzione dell'ensemble ricci/forte, "Darling (ipotesi per un' Orestea)". Dopo gli scintillanti successi internazionali, in particolare in Francia e Russia, e la recentissima esperienza come maestri dell' Ecole des Maitres 2014 culminata nel progetto performativo "JG matricule 192102" dedicato all'universo poetico di Jean Genet, Stefano Ricci e Gianni Forte ritornano ad affondare la loro inarrestabile ricerca di ispirati rabdomanti nei meandri del patrimonio classico, radice e fondamento di ciò che rimane della nostra cultura, ormai lobotomizzata da una società massificante e volgare. La fonte che in questa circostanza innesca il cortocircuito drammaturgico è rappresentata dall'Orestea di Eschilo, declinata alla luce di una contemporaneità post-atomica in cui l'ultimo baluginio di speranza non conosce più asilo.

 

ricci/forte presenta
DARLING
con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Piersten Leirom, Gabriel Da Costa
drammaturgia ricci/forte
movimenti Marco Angelilli
elementi scenici Francesco Ghisu
costumi Gianluca Falaschi
suono Thomas Giorgi
direzione tecnica Davide Confetto
assistente regia Liliana Laera
regia Stefano Ricci
una produzione Romaeuropa Festival e Snaporazverein
in co-produzione con Théâtre MC93 Bobigny/Festival Standard Ideal,
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Festival delle Colline Torinesi

 

DarlingLavoro complesso, di fruizione certamente non immediata, lontano da certi stilemi pop e dalle incursioni nei territori della sessualità che in passato hanno frequentemente connotato i lavori dell'ensemble ricci/forte, "Darling" è evidentemente frutto di un cammino di indagine irto di stimoli e sobbalzi, ripensamenti ed improvvise accelerate; accanto al nucleo storico della compagnia - circoscritto dalla preziosa drammaturgia di Stefano Ricci e Gianni Forte, dalla regia dello stesso Ricci che ne rappresenta la fulgida incarnazione, dagli irrinunciabili movimenti disegnati da Marco Angelilli e dalla solidità attoriale totemica di Anna Gualdo e Giuseppe Sartori, vessilli di un'adesione totalizzante a questo percorso artistico - inedite talee rigeneranti si innestano in questo nuovo capitolo: l'entusiasmo possente di due giovani interpreti internazionali, il francese Piersten Leirom ed il portoghese Gabriel Da Costa; assoluta novità nel panorama teatrale riccifortiano, un'architettura visiva di abbacinante modernità, curata da uno degli indiscussi maestri dell'arte scenografica italiana, Francesco Ghisu, e splendidamente contrappuntata dai ricercati costumi di Gianluca Falaschi; una partitura sonora possente, lisergica, a tratti tanto disturbante da provocare smottamenti alluvionali nell'anima dello spettatore, sapientemente orchestrata da Thomas Giorgi.

DarlingLa contaminazione dell'humus tragico eschileo con le aride lande del nostro involuto presente ha inizio con la comparsa di una misteriosa creatura da una scala a chiocciola che si inerpica sino a vertiginose altezze; avvolto in una spartana coperta militare, discende timoroso, accende le luci al neon che sovrastano un inquietante bunker anti-atomico ed ecco innalzarsi un assordante stridore di uccelli tra furiosi scuotimenti di ali e grida minacciose. Uno alla volta appaiono altri due personaggi disorientati, sormontati da pesanti coperte da cui emergono braccia vestite di guanti colorati che, riproducendo sembianze e movimenti di uccelli, echeggiano gli strepiti bestiali che continuano ad assediare il nostro udito. Repentinamente si manifesta però, sul tetto del container, un'incombente figura femminile, sanguinaria Clitemnestra lorda del sangue delle sue empietà, agghindata con una straniante abito nero di foggia settecentesca, un'imponente capigliatura cotonata nivea ed una lacera maschera candida a deturparne i lineamenti e distorcerne il lacerante lamento innalzato con crescente strazio. Rea dell'assassinio dello sposo regale Agamennone, avventa un'invettiva mortifera contro la sacralità del legame nuziale, "i confetti, putredine con i nomi degli sposi"..."morte chiama morte Darling", per poi gettare dinanzi a sè una coperta che innescherà una sorta di danza apotropaica e vitalistica dei tre giovani che si aggirano incerti al suo cospetto. Il futuro le ha inviato un whatsapp che pressappoco recitava "Nessuna pietà per te" con tanto di emoticon che strizza l'occhiolino. Si libera della maschera e con essa di ogni protettivo infingimento, "Nemmeno l'Isis con le sue decapitazioni devasta con tanta crudeltà...le ombre non dovrebbero piangere se scelgono sorridenti la tomba che gli è stata costruita per l'eternità...questa distesa infinita non mi fa paura, solo stupore, perchè mi ha illusa e poi tradita".

DarlingOreste ed Elettra, assumendo per un'ironica parentesi le sembianze di variopinte marionette, ci raccontano di come il primo sia tornato per vendicare il padre uccidendo la madre Clitemnestra ed il suo amante Egisto, consapevole che di questa vittoria gli resterà solamente il sapore della morte. Ecco però subito tornare a dominare la scena la torbida Clitemnestra, la quale sparisce nella casa-bunker dove già si erano rifugiati i tre giovani uomini: ha inizio così un vortice di efferata violenza, grida disumane e sopraffazione reciproca, enfatizzato dal dissonante risuonare del rassicurante swing del Frank Sinatra di "Witchcraft".

I tre protagonisti maschili, elegantemente vestiti, descrivono poi con dovizia di particolari ed in molteplici lingue diverse, le caratteristiche della loro città ideale, utopia accarezzata dalle suadenti note di "Close to you" dei Carpenters; mentre rigorose regole bon ton risuonano ricordandoci come durante i pasti sia opportuno contribuire in modo costruttivo alla conversazione con argomenti consoni o quanto sia raffinato offrire fiori (ma inflessibilmente in numero dispari), uno di loro cerca disperatamente una via di fuga ma gli altri inesorabilmente lo bloccano e lo trascinano veementemente al punto di partenza. Indossate scarlatte tute anti-contaminazione e mascherine eccoli investigare la scena del crimine della catena di vendette tribali che hanno funestato la dinastia degli Atridi, mentre reminescenze di sofferenze privatissime affiorano alla memoria: tutte le volte che si è visto un padre piangere dinanzi al camino e si è fatto finta di niente, un fratello ormai tramutatosi sostanzialmente in uno sconosciuto o sulle cui labbra si sono visti comparire rivoli di sangue vermiglio, un nipote invitato a pranzo il giorno di Natale con troppo poco calore.

DarlingCi si ritrova quindi a raccogliersi attorno ad un tavolinetto e ad invocare in un'improbabile seduta spiritica le anime dei defunti o forse una divinità totalmente assente ed indifferente, con un "C'è qualcuno?" ripetuto insistentemente in italiano e francese, fintanto che una sorta di possessione, manifestatasi attraverso spasmodiche convulsioni, si impadronisce di uno di loro. In un mondo in cui sentinelle silenti innestano a un medioevo giustiziere, la pulsione verso l'annientamento e la condanna al confino sembrano gli unici ipotizzabili traguardi di un percorso esistenziale privo di speranza alcuna; forse però c'è ancora margine per piantare le radici di un futuro possibile e guardare l'orizzonte, tra un sorriso coraggioso, lo sgomento e le lacrime sempre incombenti, le immancabili rovinose cadute, il pervicace tentativo di ritirarsi su e il probabile precipitare a terra esanimi rimanendovi accasciati.

Mentre un elicottero assordante li sorvola, evidente emblema del controllo di orwelliana memoria che non abbandona mai le nostre esistenze, ingaggiano una marziale danza di movimenti tai chi, che progressivamente scolorano in una vera e propria routine coreografica in perfetto stile varietà. L'apologia finale del testo eschileo in cui si celebra l'avvento di un moderno senso di giustizia che dirima gli odi atavici tra gli uomini e ponga un freno alle sanguinose vendette fratricide è affidata ad un monologo capace di insinuarsi sotto pelle, indurre ad una riflessione imprescindibile, sino ad esplodere e conficcarsi nelle sinapsi. "Nessuno può salvare l'uomo che accecato dall'ira rovescia l'altare della giustizia", "siamo cadaveri fuori, cadaveri dentro", "non credo più agli uomini", "mi hanno colpita, da me escono nuvole e foglie", "io sono il mio Stato, io emano leggi". Nel mentre un coacervo di bambolotti, plastificati virgulti di un estremo singulto di rinascita, viene condotto sul palcoscenico: ciascuno di loro sarà piantato in un candido vasetto sino a formare una schiera geometricamente disposta sul proscenio, ultimi superstiti di un universo ormai forse irrimediabilmente devastato.

I tre ragazzi in un rigurgito di entusiasmo e prorompente, animalesca, forza vitale si privano degli indumenti ed iniziano a giocare fanciullescamente come fossero immersi in un ruscello d'acqua fresca; indossano poi elmetti, scarpe e guanti e, con selvaggia e primitiva irruenza, iniziano a prorompere in salti e capriole, aggrappandosi alle lamiere di quello che in principio era un solido, impenetrabile bunker ed ora è stato ridotto a esoscheletro nudo, metallica essenza di un'umanità in disarmo, da ricostruire sin dalle fondamenta. Le note di un valzer accompagnano questa riscoperta delle origini, ma forse si tratterà solamente del miraggio di pochi istanti. Una maschera antigas viene indossata. Un fragoroso allarme anti-atomico. Buio. Silenzio.

DarlingChe cosa resta nello spettatore al placarsi di questo ciclone di schegge drammaturgiche impazzite, talora apparentemente sconnesse, ruvide, lancinanti? Sicuramente la necessità di fermarsi a riflettere e interiorizzarle, risultato già non da poco vista la smania della fruizione "mordi e fuggi" che connota sempre più ogni ambito della nostra quotidianità. Probabilmente l'urgenza di rivedere lo spettacolo, nella convinzione che sicuramente qualche dettaglio, qualche ineffabile sfumatura sarà sfuggita alla nostra percezione, sottoposta ad un reale bombardamento visivo-uditivo-emotivo. Senza dubbio la sensazione che il teatro di ricci/forte acquisisce sempre maggiore consapevolezza dei propri mezzi espressivi e li assembla sempre più chirurgicamente per lacerare il nostro perbenismo, annientare le confortevoli certezze dietro cui ci trinceriamo mentre tutto ciò che ci circonda viene stuprato e oltraggiato, esprimendo un punto di vista che - li si ami svisceratamente o li si odi incondizionatamente - non si può negare che sia assolutamente personale e di enorme impatto.

Attraverso una drammaturgia rigogliosa e potente, che con eguale efficacia orchestra parole e corpi, Stefano Ricci e Gianni Forte ci inchiodano alle nostre responsabilità, troppo spesso disattese, di esseri umani. In scena un quartetto di magnifici interpreti, di soverchiante generosità nel donarsi al pubblico: intensissimi i tre protagonisti maschili - una conferma, Giuseppe Sartori, e due felicissime scoperte, Piersten Leirom e Gabriel Da Costa -, indicibilmente superlativa Anna Gualdo, attrice dal carisma e dalla forza difficilmente eguagliabili nel panorama attoriale italiano.

Le prossime tappe del viaggio di "Darling", dopo il debutto al Romaeuropa Festival (dal 9 al 12 ottobre), saranno al Teatro Palamostre di Udine (24 e 25 ottobre), al Teatro Stabile di Potenza (17 dicembre), al Teatro Astra di Vicenza (6 febbraio 2015) al Teatro Kismet di Bari (21 e 22 febbraio 2015), all' MC93 – Festival Standard Idéeal Théâtre de Montreuil a Parigi (24 e 25 marzo 2015), sino ad approdare al Piccolo Teatro Grassi di Milano (dal 13 al 18 ottobre) nell'ambito del semestre dell'Expo 2015. Appuntamenti a cui se ne aggiungeranno sicuramente numerosi altri, in Italia e all'estero, per un lavoro che segna uno spartiacque nel teatro riccifortiano; un sentiero di ricerca che continua ad ogni capitolo a invaderci di bellezza e poesia con un salvifico assalto ai nostri baluardi protettivi.

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono (centralino) 06/488721, (botteghino) 06/4882114 - 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 9, venerdì 10 e sabato 11 ottobre ore 21, domenica 12 ottobre ore 17
Durata spettacolo: 2 ore

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Piero Tauro
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio Stampa Teatro Eliseo; Matteo Antonaci, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: www.teatroeliseo.it - http://romaeuropa.net - www.ricciforte.com

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