Danza Macabra - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Giovedì, 19 Maggio 2016 

Dal 10 al 22 maggio. Luca Ronconi porta in scena una reinterpretazione del testo “Danza Macabra”, o meglio “Danza di morte”, del drammaturgo svedese August Strindberg, lente di ingrandimento sulla ciclicità inesorabile della vita routinaria e ripetitiva, una danza per l’appunto, di una coppia che, arrivata al venticinquesimo anniversario, non ha più niente da raccontarsi. Ronconi, pur rimanendo fedele al testo di Strindberg, accentua in maniera accademica alcuni spunti tratti dalla drammaturgia, inserendo delle note di comicità e calcando la mano sull’elemento vampiresco.

 

Produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana / Spoleto57 Festival dei 2Mondi in collaborazione con Mittelfest 2014 presenta
DANZA MACABRA
con Adriana Asti, Giorgio Ferrara e Giovanni Crippa
di August Strindberg
traduzione e adattamento Roberto Alonge
scenografia Marco Rossi
costumi Maurizio Galante
luci A. J. Weissbard
suono Hubert Westkemper
regia Luca Ronconi

 

Il nero è il colore dominante del nuovo lavoro di Luca Ronconi. Neri sono tutti gli oggetti di scena, il divanetto di pelle, il telegrafo, la sedia, la dormeuse, il pianoforte, la lampada e l’alto letto di metallo con i quattro angoli terminanti in punte a lancia, a voler delimitare uno spazio di prigionia, una gabbia da cui è difficile riuscire ad uscire. Neri sono gli abiti dei tre attori, Adriana Asti nei panni di Alice, chiusa nel suo abito anni ’20 e accessoriata con una parrucca anch’essa nera plissettata sulla parte laterale del capo, Giorgio Ferrara in quelli di Edgar e Giovanni Crippa nelle vesti del terzo incomodo, o comodo, Kurt.

Un’ambientazione che sembra quasi rievocare l’ambiente di un catafalco, pronto per il solenne rito funebre, un mausoleo in cui i due protagonisti, Edgar ed Alice, sono sepolti vivi, nella frustrazione angosciante del loro rapporto ventennale claustrofobico, senza scampo, ormai corroso dal tempo e dal rancore, rimuginando sul proprio fallimento personale, di aspettative fallite: quelle del capitano Edgar di diventare Maggiore e quelle della moglie Alice di aver abbandonato la propria carriera di attrice nell’illusione di una scalata sociale e di un benessere (disatteso) che sarebbe dovuto venire da quel matrimonio programmato.

25 anni di completo isolamento: le uniche porte con il mondo esterno sono il trillare del telegrafo e il rumore del mare che viene da due finestre che si aprono solamente una volta durante tutta la rappresentazione e che ci ricordano che siamo nella torre di una fortezza in mezzo al mare.

Tutto è immobile, ed ogni cosa lascia pensare che sia stato così da sempre: l’unico movimento in scena è rappresentato dal forte vento che fa slittare i mobili su piani paralleli, creando scenografie di volta in volta differenti.

Ad alterare l’equilibrio di questa coppia ormai sfinita, sopraggiunge il cugino Kurt: è l’elemento esterno, che irrompe nell’isolamento “rodato” della coppia avviando una vera e propria trasformazione: da un lato, Alice, da semplice preda del marito, che la costringe ad eseguire marce militari al pianoforte, seduce il debole e goffo cugino, dall’altro il vecchio Edgar si avvarrà di sotterfugi e piccolezze per minare le debolezze dei due amanti. Ma nulla dura in eterno: alla fine Kurt riuscirà a fuggire dalla trappola mortale di questo menage à trois, lasciando i due protagonisti rassegnati all’eterna altalena della routine.

E’ quindi amara la conclusione apparentemente idilliaca della pièce - la scena si chiude così come era iniziata, con la preparazione della festa per celebrare le nozze d’argento e con un bacio sulla guancia pacificatore: non esiste via di fuga dalla prigione coniugale. E, proprio per questo, Ronconi sceglie di mettere in scena solo la prima parte del dramma di Strindberg, com’era, d’altra parte, intenzione dello stesso scrittore svedese (la prima parte del dramma venne giudicata troppo violenta e venne così affiancata da una seconda parte con l’obiettivo di smorzarne l'impatto).

Il risultato è un lavoro sicuramente di alto profilo per regia, costumi, scenografia e capacità attoriali, che manca tuttavia di ritmo incalzante e pecca probabilmente di qualche eccessiva semplificazione, sia per il ricorso un po' forzato a battute e caratterizzazioni quasi caricaturali, sia per il ricorso eccessivo al tema del vampirismo: molti saranno i morsi sul collo che i personaggi si daranno a vicenda, nel tentativo vano di succhiarsi l’un l’altro la linfa vitale, nutrendosi dell’altrui esistenza.



Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 12 e mercoledì 18 maggio ore 17
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Biglietti: martedì - mercoledì - giovedì - venerdì - sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); sabato sera - domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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