Dai bombardamenti all’Expo: noi ci siamo sempre stati - Pavilion UniCredit (Milano)

Scritto da  Domenica, 03 Luglio 2016 

Dario Fo si esibisce dal vivo assieme al celebre pianista Enrico Intra, vecchio amico che potrà offrirgli una base musicale su cui poggiare i suoi discorsi o le sue canzoni. Si presenta come ‘Dario Fo ed Enrico Intra raccontano, suonano e cantano Milano: ‘Dai bombardamenti all’Expo: noi ci siamo sempre stati’. Il tutto avviene al Pavilion UniCredit di piazza Gae Aulenti dove si chiude il MILANO IN ISOLA FESTIVAL, ovvero i tre giorni di incoraggiamento per spingere verso il successo un nuovo esperimento, il MILANO OFF ISOLA FESTIVAL che viene presentato come prima cosa dal suo organizzatore, Renato Lombardo, il quale prende la parola davanti a un folto pubblico. “Ci siamo ispirati al Festival di Avignone che è nato nel 1965 e ha avuto 1300 spettatori al giorno su un palcoscenico a cielo aperto per tre settimane” racconta, come ha già fatto nelle due serate scorse. Si cita lo scopo fondamentale di portare più felicità e qualità della vita grazia alla gioia aumentata dei cittadini. Cita anche tutti i partners, i tanti funzionari del comune di Milano che hanno aiutato a scegliere il quartiere e le associazioni, i teatri e le radio, una tv come Worldnet Channel e tanti altri, tutti visibili sul sito www.mianooff.com.

 

DAI BOMBARDAMENTI ALL'EXPO: NOI CI SIAMO SEMPRE STATI
con Dario Fo ed Enrico Intra
Milano in Isola Festival

 

Fino al 12 giugno il quartiere Isola sarà colmo di iniziative, eventi, un giro di libri, conferenze, musica, artisti di strada ma anche spettacolini nei locali, nei teatri, ovunque per tutto il giorno, pure la sera e spesso fino a notte fonda, questo pezzo di Milano sarà in mano all’arte e alla comicità, alla cultura e al gioco. “Mediante un bando” ha spiegato Francesca Vitale, direttrice con Renato Lombardi di questo gigantesco sforzo, “abbiamo visionato e selezionato solo i pochi che hanno avuto questa possibilità, scartando tanti comunque bravissimi”. Cita e presenta tutti gli artisti che si alterneranno nei giorni del Festival e infine passa la parola alla presentazione dell’attesissimo ospite, che è preceduto dalla visione su tre grandi schermi di un filmato che racchiude il montaggio di scene del dopoguerra, tutto in bianco e nero. Il silenzio è assoluto mentre scorrono davanti ai nostri occhi in formato gigantesco le immagini impressionanti della Scala distrutta dai bombardamenti, con le macerie interne dei loggioni e buchi ovunque, il tetto crollato, solo pochi pezzi di muri sembrano ancora in piedi.

Poi si vede piazza Fontana, il Verziere, tutto raso al suolo, perfino la Galleria Vittorio Emanale è un cumulo di rovine, le cupole bucate, ovunque calcinacci e travi di legno bruciacchiato a terra e viette del centro fatte a pezzi. Si vede anche il Duomo con la sua guglia colpita e pericolante ma la Madonnina è intatta e svetta nel cielo. Ecco infine l’arrivo dei liberatori su vecchi camion e i tanti che, dopo le fatiche della guerra, si spaccano la schiena per palare via le macerie, ripulire le strade fino a riportare i mattoni e la calce per ricostruire. E’ a questo punto che vediamo, a colori, gli stessi movimenti faticosi di chi butta cemento ma una visuale allargata ci mostra chiaramente che siamo all’Expo nelle sue primissime fasi, quando lavoravano solo gli operai sul nulla, fino all’Expo finito e pieno di gente felice che passeggia nei tanti padiglioni e si guarda lo show notturno dell’Albero della Vita coi fuochi d’artificio, i colori, le luci e l’acqua.

Un excursus incredibile di 70 anni che ci introduce al momento clou della serata: il primo a salire sul palco è il grande Enrico Intra che, con piglio giovanile, prende posto tra gli applausi al magnifico pianoforte a coda. La prima cosa che dice è: “Ora lo rivediamo con accompagnamento musicale, con le musiche di Ennio Morricone che ringrazio”. E il filmato riparte con davvero il pianoforte che fa vibrare le corde dei nostri cuori molto più in altro di prima. Tanti gli applausi dalla sala gremita e, dopo averci fatto sognare con un paio di brani meravigliosi al piano, Intra presenta un vecchio amico, Sergio Farina, chitarrista storico di Enzo Iannacci, il quale sale sul palco per condividere le note della serata. Ancora un po’ di gradevolissima musica, un medley con vari brani musicali dal swing al jazz al moderno, tutti pezzi suggestivi e intensi. Un invito a un ospite d’onore nel pubblico, Sergio Escobar, il direttore del Piccolo Teatro che ha mantenuto la grandezza di una vera istituzione italiana nel mondo dopo la scomparsa di Giorgio Strehler, viene invitato a salire sul palco per parlare e dare fiducia ai giovani artisti. Ha concluso dicendo: “Il Piccolo è in tutto il mondo ed è Milano”. Concordi gli spettatori che lo applaudono a lungo.

Arriva Dario Fo accompagnato da una standing ovation, tutti in piedi con emozione. “Sono qui” dice subito Dario, “per Intra, siamo vissuti assieme, abbiamo cantato assieme ed eravamo felici” racconta Fo per affermare come l’occasione di parlare di Milano e di gioventù lo ha convinto a presentarsi su un palco nonostante i suoi 90 anni già compiuti. “Era finita la guerra e abbiamo scoperto che ci avevano tenuto nascosto dei tesori” riprende a raccontare il grande artista riferendosi al periodo ventennale del fascismo appena concluso. “Poeti, scrittori, architetti, scienziati straordinari, tenuti nascosti… E lì abbiamo capito che dovevamo faticare e ritrovare tutto questo. Mi rivolgo ai giovani: siate nelle stesse condizioni in cui noi abbiamo cominciato, per gioco, ma era una cosa molto seria”. E ci tiene a spiegarsi bene, Dario Fo, perché considera questo un concetto da ripetere: “Bisognava trovare uno scopo, noi che ritroviamo la nostra storia di teatranti. Si diceva dei teatranti che fossero dei poveracci ma non era vero: Arlecchino era un laureato, il capo del gruppo aveva due lauree. Voi siete dei dilettanti ricchi di poesia ma dovete diventare dei sapienti, scoprite e cercate di conoscere tutto: letteratura, musica, architettura, siate curiosi, pazzi del sapere, di conoscere, non accontentatevi del divertimento”.

Lo stanno tutti ascoltando muti. I suoi consigli sono come pietre, pesanti e solide. “Finita la guerra” continua Fo, “Intra e io abbiamo scoperto il jazz, canto di uomini che volevano diventare liberi, quindi cantori e musici straordinari. Siamo stati i primi a portare il jazz in Italia, con altri, con calore ma serietà. Non conoscendo l’inglese” confida, “anche se avevo imparato a memoria i testi, ho scoperto il Gramelot perché mi sono inventato le parole con facilità”. Il pubblico applaude ma lui non ha finito: “Noi non ci accontentavamo di imitare i neri ma abbiamo cominciato a scrivere canzoni per giovani, come eravamo noi”. E’ davvero vibrante sentire un uomo importante come lui che rivive la sua giovinezza attraverso immagini terribili eppure gioiose. Sarà infine la volta di due brani celeberrimi scritti con Jannacci tra cui “La luna è una lampadina” e la serata si chiude col sorriso sulle labbra, come vuole questo incredibile Festival dedicato alla Felicità Interna Lorda.

Milano in Isola Festival
Pavilion UniCredit, piazza Gae Aulenti 10, 20124 Milano

 

Articolo di: Daniela Cohen

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