Da Balla a Dalla - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Giovedì, 22 Gennaio 2015 

Dal 20 al 25 gennaio. Un omaggio che Dario Ballantini rende all’amico e grande cantautore Lucio Dalla, reinterpretando una parte scelta della sua straordinaria produzione artistica. Un caso singolare, un artista all’ombra di un artista, non semplice imitazione o reinterpretazione. Una “reincarnazione" originale che svela Dalla attraverso la storia di Ballantini, a dimostrazione dell’altro come specchio e del potere dell’arte. Ironico, raffinato, virtuoso nell’esibizione con un valente gruppo di musicisti, trasformista, cantante, una nota cabarettistica ma soprattutto narratore, cantastorie che testimonia la fucina tra lo scherno e l’impegno civile e sociale che è da sempre la città di Livorno.



Massimo Licinio presenta
Dario Ballantini in
DA BALLA A DALLA
storia di un’imitazione vissuta
progetto e regia di Massimo Licinio
scritto e cantato da Dario Ballantini
arrangiamenti & direzione musicale del Maestro Stefano Cenci


È uno spettacolo che ricorda Dalla visto attraverso il racconto di vita vera di Dario che, da fan imitatore giovanissimo e pittore in erba, aveva scelto il cantautore emiliano come soggetto di mille ritratti e altrettante rappresentazioni da imitatore trasformista, fino all'incontro vent'anni dopo in cui i ruoli si sono, come in un sogno, ribaltati facendo sì che Lucio diventasse un sostenitore del successo di Dario, come pittore e trasformista.

Ballantini con i musicisti, diretti dal Maestro Stefano Cenci, racconta minuziosamente i passaggi della carriera di Dalla, cantando con voce sorprendentemente fedele all'originale e trasformandosi “dal vivo” in lui. Tra un brano e l’altro, scorrono sul proiettore le decine di foto tratte dai disegni di Ballantini sui diari scolastici che rivelano la maniacale passione per Dalla, che ha avuto modo di rendersi conto di questa nascosta passione durante la mostra alla Triennale Bovisa di Milano dove Lucio cantò per un ora, mentre Dario dipingeva.

In scena un gruppo di musicisti talentuosi che non fanno da sfondo. Sono la colonna sonora e parte della voce dello spettacolo, con un sassofono che è a sua volta un gioco di luci, una chitarra che è potenza. In primo piano per terra casette giocattolo inclinate, storte, forse crollate ma non arrese e su un lato un camerino dove il protagonista si trucca e si strucca, si cambia in scena tra il visto e il non visto e diventa Dalla.

Dalla parte opposta del palcoscenico Dario Ballantini che si fa voce in prosa e in musica e quando non è il personaggio (alias Dalla) ma se stesso quasi si confonde con la tappezzeria perché questa è l’anima dell’imitatore, non solo una copia però. Quello è semmai il volto esterno come del celebre Valentino Garavani che lo ha reso noto ai più a Striscia la notizia. E’ il Socrate del personaggio che con la sua arte maieutica lo confessa suo malgrado; è la parafrasi dei testi; è la compassione e l’empatia del suo cuore che i fans spesso tengono da parte. Dario è un ragazzo livornese come tanti, che si sente un po’ brutto anatroccolo e per questo assapora e risuona del disagio emotivo del suo “mito” e si riconosce nel suo star "morendo mentre lei - l’amata - mangia il gelato".

Proprio per questa “simpatia” si affida in qualche modo a Dalla e alla sua capacità di cambiare nel tempo, di sperimentare e di non arrendersi, di cercare se stesso che non è mai un punto d’arrivo quanto un cammino senza fine, e di coltivare un sogno.

Incredibile. Impossibile? No, avverato. Mentre i compagni di giochi lasciano nel tempo Dalla perché i fans si affezionano al momento della scoperta di un autore cristallizzandolo, Dario si rimette in gioco via via. Il successo personale, di artista e di imitatore arriva dopo molto tempo ma arriva e nel frattempo non si consuma un’attesa vuota. Si esercita, si sperimenta a sua volta, cresce e conosce. Finché anche la sua prima passione, la pittura, trova uno sbocco. Anche in questo caso Dario è capace di adattarsi perché, come gli suggeriscono, non basta esporre. Bisogna far succedere qualcosa, in un mondo che ha fretta, in continuo cambiamento, irrequieto e distratto, in cui tutto scorre. E’ la sua action painting in versione italiana. Dario è la risposta all’evoluzione: non sopravvivono i più intelligenti o i più forti ma i più adattabili, senza per questo perdere la propria personalità, che coltiva come il suo territorio.

Una bella voce, grande capacità imitativa indubbiamente, e l’accordo forte con un gruppo strumentale. Mi piace meno, personalmente, nell’imitazione vocale di Dalla quando canta; convincente invece nel dialogo, quando l’imitazione è al centro. Ballantini ha una sua personalità canora e nel momento musicale può sfruttare le proprie doti interpretative autonomamente.

Divertente nel racconto dell’incontro tra la propria vita e il percorso di artista intrecciato su Lucio Dalla che non diventa mai il pettegolezzo autoreferenziale ma l’affresco di un mondo e un messaggio di speranza di artisti che si coltivano da soli.

Convincente e davvero interessante l’esame dei testi delle canzoni di Dalla, senza pedanteria, che credo consenta a molti di assaporare e capire molti aspetti di un grande cantautore che per certi versi resta oscuro e forse a tanti non è arrivato fino in fondo. Se lo spettacolo, come lo stesso Ballantini ci racconta, è nato dall’apprezzamento di Massimo Licinio, il regista, per un’imitazione di Dario durante la conduzione del programma “Otto volante” su Radio Due, è nel ruolo di griot che a mio parere c’è la cifra dell’originalità. Tra le tante suggestioni e informazioni mi piace ricordare la sottolineatura della capacità di Dalla di sfidare i testi del poeta Roberto Roversi, particolarmente arditi anche solo per una lettura, che invece riesce a musicare e a cantare; e lo scandire delle parole che nell’emozione musicale a volte si perde perché l’attenzione è polarizzata altrove. In particolare, ci fa notare Ballantini, Dalla ha un suo impegno civile non gridato come la citazione degli Intillimani in un testo, in un momento in cui vennero accolti con grande clamore in Italia. Il cantautore ci ricorda che il Cile ha vissuto certamente una stagione difficile e complessa, ma il “diverso” è anche chi ci sta accanto e semplicemente viene da un’altra città ed è spaesato. Al di là del rumore dei grandi gesti, c’è un’empatia quotidiana che è fatta dei senza tetto della sua Bologna, della violenza o presunta tale di un’integrazione mancata, là dove un “cittadino diverso” ha la faccia gialla.

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: lunedì/sabato ore 10/19 - domenica
ore 10/18
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Biglietti: da € 32,00 a € 16,00

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Silvia Signorelli, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP