Cristo Clandestino - Teatro Spazio Uno (Roma)

Scritto da  Domenica, 21 Febbraio 2016 

Lo spazio storico dell'avanguardia romana al centro di Trastevere si trasforma in una specie di Cripta in cui un Cristo di colore, un Cristo clandestino è sotto inchiesta per le sue affermazioni apparentemente blasfeme e sovversive, ma la verità ha molte vie per rivelarsi alla vita.

 

CRISTO CLANDESTINO
di Pietro Favari
regia e scenografia di Franco Gervasio
con Gaston Biwole, Marco Marciani
costumi Laura Strambi
musiche Paolo Conte
luci Alessandro Pezza

 

Avevo appena "licenziato" per l'enciclopedia degli autori contemporanei la voce di Pietro Favari quando squilla il telefono e mi ritrovo, a distanza di un paio di anni, a tu per tu con lui. Mi invita la suo spettacolo in scena a Spazio Uno ma con un'avvertenza: non è un testo in linea con i miei precedenti lavori, avrai una sorpresa. Sullo schermo del computer ho ancora aperta la pagina con la scheda appena dedicata a Favari:

La scrittura teatrale di Favari si distingue per la scelta di un genere che si serve di materiali tratti da personaggi o situazioni di opere preesistenti, ma da tali elementi trae una sua originalità drammaturgica, che si caratterizza per un’intensa vena satirica, sotto la quale si adombrano temi di più corposa serietà. Come ad esempio in CENERENTOLA, dove la favolistica protagonista prende autonoma vita, dichiarandosi insofferente della sua connotazione fiabesca, e cerca una propria identità nel teatro da Pirandello a Garinei e Giovannini passando per Brecht. Il gradevole pastiche consente a Favari un’analisi divertita eppur critica di alcuni tra i ‘generi’ più in voga nella nostra epoca, non tanto per quanto concerne la scrittura teatrale, quanto per l’uso fattone, fino ad entrare nello stereotipo, di alcune mode registiche. Con più spiccato spirito corrosivo e più libera vena inventiva, Favari in SALVE REGINA si diffonde con estrose divagazioni sulle fantasie erotico-religiose di un borghese affarista a cui appare la Madonna, offrendo spunti che vanno dal mammismo ai tabù sessuali. Protagonista di SENTIMENTAL è una maliarda ammaliatrice che risulta vittima di un professore del DAMS che, lungi dal diventarne lo schiavo, la irretisce con difficili analisi strutturali. Il professore che seduce la soubrette, una sorta di remake capovolto dell’Angelo azzurro, permette all’autore di riproporre meccanismi comici e canzoncine nello stile intramontabile del vecchio e glorioso avanspettacolo. In IL SOFA’ INDISCRETO Edipo fa la sua comparsa nello studio viennese del prof. Freud, al quale rivela di non aver mai sofferto del ‘Complesso di Edipo’ ma di aver ucciso il padre e sposato la madre in piena consapevolezza, per impadronirsi del trono di Tebe. Questa affermazione mette in crisi il padre della psicanalisi che, in difesa delle sue teorie (e della sua categoria professionale), uccide lo sventurato Edipo.

Va da sé che l'invito con tanto di premessa che preludeva ad una sorpresa drammaturgica era alquanto allettante: sono infatti molto curioso delle evoluzioni di strategie, sovvertimenti e sovversioni drammaturgiche, anche contro se stessi, delle poetiche perseguite dagli autori, che sembrano fisse - almeno fissate nella nostra memoria teatrale - ma che invece subiscono influssi e cambiamenti confrontandosi necessariamente col mondo.

Ed ecco la sorpresa: mi ritrovo ad assistere ad una sorta di liturgia drammatica, o un dramma sacro, l'eterna dialettica del povero e del ricco con l'aggiunta di un'aurea mistica, non metafisica, ma fortemente spirituale attraverso la storia di un clandestino nero messo sotto inchiesta perché sostiene di essere Cristo reincarnato dalla parte di sempre: quella dei diseredati e degli ultimi. Si tratta di un blasfemo impostore o di un unto dal Signore? Parte un confronto brutale che sfocia in uno scontro fisico tra due opposte visioni del mondo, quella del bianco e quella del diseredato: al clandestino che si finge Cristo - ma che tutto sommato lo è veramente alla luce delle sue sofferenze - viene richiesta la prova del miracolo che naturalmente non arriva. Non può arrivare, ed ecco il colpo di teatro nel teatro, perché l'attore Gaston Biwole che interpreta l'africano, e ci riesce benissimo possedendone il physique du rôle, chi meglio di lui?, non crede minimamente al testo che dice non rappresentare la condizione umana dei clandestini, condizione che lui conosce perfettamente. E' a questo punto che con un rapido trucco i due si scambiano i ruoli, il bianco (Marco Marciani) nella parte del nero e viceversa: la storia ricomincia - e probabilmente non finirà mai. Il mondo sarà sempre diviso tra ricchi e poveri se la parola del Vangelo non verrà attualizzata e messa in pratica nella sua domanda di eguaglianza totale. Alla fine il Cristo nero verrà nuovamente crocefisso con una scena davvero emozionante.

Al Pietro Favari ironico e trasgressivo, graffiante e "leggero" nel senso di una leggerezza sopraffina e intellettuale, non resta dunque che aggiungere una nuova linea drammaturgica, una linea che sceglie la via dell'impegno civile, ma anche della spiritualità (in tal direzione vanno intesi i messaggi lanciati al pubblico come in una vera e propria omelia). La regia di Franco Gervasio impone un video iniziale per la verità troppo lungo e déjà vu, quindi inutile poiché le immagini di repertorio della grande migrazione verso le nostre coste sono impresse, volenti o nolenti, nella coscienza e nella memoria di tutti e non ci sarebbe dunque bisogno di contestualizzare fino a tal punto appesantendo lo spettacolo. D'accordo col Teatro Documento, ma il mezzo virtuale delle proiezioni video debordanti comincia a rappresentare un fastidioso rimando al mondo reale, di cui il teatro non avrebbe bisogno: non bastano le didascalie brechtiane? abbiamo veramente bisogno di una riproduzione di 15 minuti di repertorio del telegiornale per sapere la situazione dei clandestini in arrivo sulle nostre coste?

La scenografia curata dallo stesso Gervasio è peraltro giustamente scarna, simbolica e sfrutta al meglio le potenzialità di questo spazio teatrale nel centro di Trastevere che ho sempre personalmente amato moltissimo e che dovrebbe ritrovare una continuità di programmazione degna dei suoi trascorsi e della sua struttura, ma anche maggiore attenzione da parte delle politiche culturali comunali e ministeriali.

 

Teatro Spazio Uno - vicolo dei Panieri 3, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45540551
Orario spettacoli: dal 9 al 13 febbraio ore 21, 14 febbraio ore 18

Articolo di: Enrico Bernard

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