Così parlò Bellavista - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Sabato, 02 Febbraio 2019 

Dal 15 gennaio al 3 febbraio. Dal libro best-seller del 1977 al film omonimo del 1984, quindi al divertente spettacolo scritto e interpretato da Geppy Gleijeses - già tra i protagonisti del lungometraggio firmato da Luciano De Crescenzo, nel ruolo di Giorgio - l'eterna diaspora tra nord e sud, per essere più precisi tra Pulcinella e Brighella, non smette di rappresentare il costante stereotipo del Belpaese.

 

Gitiesse Artisti Riuniti e Best live presentano
Geppy Gleijeses, Marisa Laurito e Benedetto Casillo in
COSÌ PARLÒ BELLAVISTA
adattamento teatrale di Geppy Gleijeses
dal film e dal romanzo di Luciano De Crescenzo
con Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Vittorio Ciorcalo, Patrizia Capuano
e Gianluca Ferrato (Cazzaniga)
e con Elisabetta Mirra, Gregorio De Paola, Agostino Pannone, Gino De Luca, Ester Gatta, Brunella De Feudis
scene Roberto Crea
costumi Gabriella Campagna
luci Luigi Ascione
musiche Claudio Mattone
regia Geppy Gleijeses

 

La delicata ma non esile vicenda e le storie che si intrecciano nel racconto di De Crescenzo si riallacciano dunque ad un'antica tradizione drammaturgica italiana, quasi una commedia dell'arte che può prendere corpo su diversi palcoscenici e contenitori, libro, teatro, cinema, senza mai sfilacciarsi nel déjà vu.

L'apparente incomprensione tra la famiglia del dottor Cazzaniga, milanese trasferito dall'impresa a Napoli, e quella del professor Bellavista, docente di filosofia ad eterno riposo e sollazzo che impartisce lezioni di vita e distribuisce pillole di simpatia e di saggezza partenopee nel cortile-salotto di un palazzo napoletano, alla fine si ricompone sui comuni piaceri della vita, il sole, il caffè, e i comuni problemi della vita, il lavoro, la famiglia, il futuro dei figli.

Il finale monicelliano, che ricorda il Gassman-Busacca e il Sordi-Jacovacci, rispettivamente il veneto zoticone e il romano furbacchione de “La grande guerra”, aggiunge uno zuccherino all'agrodolce della commedia che non deve e non può sfociare in un contrasto drammatico: Milano e Napoli, nord e sud, troveranno finalmente un'intesa unendo i rispettivi pargoli in matrimonio, entrambi spediti dove c'è lavoro - qui nel nord lombardo, ma oggi diremmo purtroppo all'estero.

Geppy Gleijeses costruisce una regia movimentata e ben congegnata in cui gli elementi della commedia dell'arte giustamente e opportunamente richiamano la tradizione del teatro all'italiana: così il teatro nel teatro e le gag tipiche della recita "a braccio" sottolineano la simbolicità storicizzando il senso della rappresentazione. I personaggi si trasformano allora in maschere: risiede proprio in questa operazione convincente e riuscita il segreto dello spettacolo che riesce a far lievitare Bellavista da fenomeno di costume alla dimensione di personaggio dell'Arte, in qualche modo eternandolo. Come del resto si può facilmente constatare facendo una passeggiata natalizia nella stupenda Napoli di San Gregorio Armeno, dove abbondano sulle bancarelle i "Bellavista" ad immagine e somiglianza del suo autore De Crescenzo.

E poco importa se i contrasti di classe, la guerra eterna tra ricchi (nord) e poveri (sud) passano in secondo o terzo piano: qui quello che conta è la ricerca della felicità che unisce due mentalità apparentemente diverse, campanilisticamente in dissidio, ma poi, sotto sotto, strette da un patto di sangue all'insegna di "Italiani, brava gente" cui aggiungere il celebre motto "simm' e Napule, paisà!".

Perfettamente in ruolo Gleijeses che gioca - uso il termine alla francese - amabilmente con un testo salace, spiritoso, mai ovvio anche nell'ovvietà che diventa abilmente paradosso e metafora nello spirito tipico partenopeo, sempre attento a cogliere gli aspetti "teatrali" dell'opera narrativa; che, del resto, ha nella stupenda scenografia di Roberto Crea un set cinematografico che richiama la Napoli dei palazzi e dei cortili di Spaccanapoli o Mergellina.
E in questo contesto la figura di Marisa Laurito naviga come un pesce nell'acqua trascinando la commedia con estro e fantasia, seguita dalla compagnia a partire da Nunzia Schiano.

 

Teatro Quirino Vittorio Gassman - Via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 17, giovedì 24 e giovedì 31 gennaio ore 17, mercoledì 23 gennaio ore 19, sabato 26 gennaio ore 17 e ore 21
Biglietti: martedì / mercoledì / giovedì / venerdì / sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), prima balconata € 24 (ridotto € 22), seconda balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); sabato sera / domenica pomeriggio platea € 34 (ridotto € 31), prima balconata € 28 (ridotto € 25), seconda balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata spettacolo: 1 ora e 50 minuti, senza intervallo

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Paola Rotunno, ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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