Contrazioni Pericolose - Teatro Manzoni (Roma)

Scritto da  Venerdì, 01 Maggio 2015 

Quarantenni in crisi e paura di crescere sono gli ingredienti di “Contrazioni pericolose”, la nuova commedia scritta, diretta ed interpretata da Gabriele Pignotta. Ancora una volta il talentuoso regista affronta una tematica che gli sta particolarmente a cuore: l’immaturità e l’incapacità della sua generazione di affrontare svolte importanti. Una generazione fatta di bambinoni o di eterni adolescenti, incapaci di gestire i fisiologici cambiamenti della propria esistenza, che preferisce nascondersi di fronte agli eventi inaspettati perché non all’altezza di vivere serenamente le naturali tappe di passaggio e tutto ciò che può stravolgere per sempre la vita.



Diaghilev in collaborazione con Comedy presenta
CONTRAZIONI PERICOLOSE
una commedia scritta da Gabriele Pignotta con Valerio Groppa
con Gabriele Pignotta, Fabio Avaro e Siddhartha Prestinari
disegno luci Maximiliano Lumachi
musiche Stefano Switala
organizzazione Monica Di Napoli
costumi Camilla Giuliani
supervisione artistica Tiziana Liberotti
grafica Make-id
regia Gabriele Pignotta

Dopo il successo di “Mi piaci perché sei così”, reduce da una trionfale accoglienza in tutta Italia, stavolta Gabriele Pignotta trae il pretesto per raccontare l’esistenza tormentata dei suoi coetanei dalla sala parto di un reparto di ginecologia.

Martina (Siddhartha Prestinari) è in preda alle contrazioni ed arriva in ospedale per partorire. Come naturale, è sopraffatta da tutte le ansie e le paure che precedono il fatidico momento, e Francesco, l’ostetrico di turno (Fabio Avaro) le è accanto per rassicurarla ed assisterla, non soltanto a livello medico ma anche e soprattutto a livello psicologico. Poco dopo sopraggiunge Massimo (Gabriele Pignotta), il migliore amico di Martina, da lei chiamato poco prima ma totalmente all’oscuro della gravidanza, della quale viene a conoscenza soltanto in quel momento. Difficile per Francesco gestire una situazione che rischia di diventare esplosiva: Massimo non sa spiegarsi perché la sua amica abbia preferito tenergli nascosta la gravidanza e - superato il primo momento di incredulità e smarrimento - insiste per conoscere il nome del padre del bambino, mentre Martina alterna momenti di dolce impazienza per la imminente nascita ad attacchi isterici dovuti non solo ai dolori ed alla paura del travaglio, che con l’aumentare delle contrazioni diventa sempre più vicino, ma anche al senso di inadeguatezza, a tutti i se e i ma inespressi durante i nove mesi di gestazione, ai dubbi che in questo lungo periodo l’hanno assalita, e soprattutto alla sua decisione di portare avanti la gravidanza da sola. Perché da sola? Chi è il misterioso padre del bambino? Forse non è così difficile intuire che…

La conversazione di Massimo e Martina diventa espressione dei loro caratteri insicuri ed immaturi: ognuno dei due è chiuso in se stesso, dietro una discreta dose di egoismo e di paura, che non consente loro di andare oltre ciò che meccanicamente fa parte della loro vita, che non permette di aprirsi a novità importanti, poiché ciò significherebbe doversi assumere delle responsabilità nuove, crescere e interpretare un ruolo che non ammette ripensamenti nè fragilità. Emergono due vite solo apparentemente piene: quella di lei è disseminata di svariate esperienze sentimentali che non hanno lasciato alcun segno; quella di lui è finita tra le mani di uno psicologo, cui lui ha affidato un suo quesito esistenziale, ovvero comprendere “perché non riesce ad innamorarsi di nessuna donna”. Talmente presi da se stessi e dal correre dietro a chissà cosa, non si accorgono che forse la loro amicizia non è davvero tale, che forse nasconde qualcosa in più, un qualcosa di cui non hanno voluto o saputo accorgersi, malgrado qualcosa inequivocabilmente fosse accaduto. E allora? Allora è il buon Francesco - che fa nascere bambini ogni giorno ed è perciò testimone quotidiano del senso della vita e della sua forza - a diventare “la voce delle loro coscienze”, a farli riflettere su ciò che veramente ha valore e ciò che non ne ha, a far capire loro che non è necessario andare così lontano per poter trovare ciò che si cerca da sempre.

Malgrado il testo risulti meno brillante ed originale di alcune precedenti commedie scritte da Pignotta, ed a tratti sembri che qualcosa nella narrazione stoni o non torni, l’intento è senza dubbio quello di divertire, e la verve comica del duo Pignotta-Avaro è indiscutibile, così come la loro intesa e la capacità di supportarsi in scena. Azzeccatissimo ed esilarante, per le situazioni che si creano, è il costante (e sarcastico) riferimento ai social network e a tutte le applicazioni tecnologiche che oggi invadono le nostre vite, rendendoci schiavi e rendendo pubblico ogni momento, anche quello più privato, sottolineando la dilagante mania di scattare continuamente “selfies” e foto di ogni evento che viviamo, non tanto per immortalare un attimo indimenticabile, ma solo per postarlo subito su Instagram o su Facebook. Altrimenti è quasi come se per il mondo non esistessimo.

Appropriate le musiche (opera di Stefano Switala), che traducono con precisione i pensieri e gli stati d’animo dei protagonisti momento per momento, e la scenografia, curatissima in ogni dettaglio. Bravissima Siddhartha Prestinari che, interpretando il ruolo più delicato e rischioso dei tre, riesce ad imprimere a Martina, e a trasmettere al pubblico, l’intensa e vasta serie di emozioni - contrastanti e variegate - che ogni donna vive solo in quello specialissimo ed unico momento della propria vita che è la gravidanza. Non manca qualche momento di commozione, probabilmente più accentuato in chi ha provato sulla propria pelle l’attesa in una sala parto; manca un vero e proprio colpo di scena, visto che gli accadimenti ed il finale della vicenda risultano quasi da subito abbastanza prevedibili, ma nel complesso la commedia risulta piacevole e gradevole. Anche riuscire a confezionare un prodotto piacevole, in questo tempo in cui l’arte teatrale soffre la mancanza di idee e di talenti veri, è già di per sé un’impresa meritevole. In scena fino al 17 maggio.

 

Teatro Manzoni - via Monte Zebio 14/c, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/3223634 - 06/3223538, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal lunedì al sabato ore 10.00-20.00 - domenica ore 11.00-13.00 e 15.00-20.00
Orario spettacoli: repliche dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30, i giorni 25 aprile, 2, 7, 9 e 16 maggio replica anche alle ore 17, martedì 12 maggio ore 19
Biglietti: intero euro 23, ridotto euro 20 (prevendita 1 euro)

Articolo di: Stefania Ninetti
Grazie a: Ufficio stampa Sara Battelli
Sul web: www.teatromanzoni.info

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