Condannato a morte - Teatro Marconi (Roma)

Scritto da  Domenica, 08 Ottobre 2017 

Progetto Lunga Vita, manifestazione organizzata da Tradizione Teatro con la direzione artistica di Davide Sacco, ha invaso gli spazi dell’accogliente Teatro Marconi per una settimana, dal 18 al 24 settembre, vedendo susseguirsi ogni giorno per oltre quattordici ore consecutive spettacoli teatrali, proiezioni, retrospettive, balletti, esposizioni artistiche, performance, meeting, residenze e workshop. Nell’ambito della rassegna colpisce particolarmente nel segno il monologo “Condannato a morte”, scritto e diretto dallo stesso Sacco; tratto dal romanzo di Victor Hugo “L'ultimo giorno di un condannato a morte”, lo spettacolo vede in scena Gianmarco Saurino e accende i riflettori su una tematica assolutamente scottante e dolorosa: l’insensatezza della pena di morte.

 

Gianmarco Saurino in
CONDANNATO A MORTE
di Davide Sacco
da Victor Hugo
con il patrocinio di Amnesty International Italia

PROGETTO LUNGA VITA
direzione artistica Davide Sacco
direzione organizzativa Ilaria Ceci
direzione tecnica Francesco Barbera
organizzazione Francesca Cannizzo, Agnese Ciaffei, Giorgio Gafforio

 

La serata sembra iniziata sotto astri non particolarmente propizi: tempi di smontaggio biblicamente ed inaspettatamente lunghi per lo spettacolo precedente della rassegna costringono il pubblico, accorso numeroso ed impaziente, ad attendere per oltre un’ora l’avvento del monologo di Davide Sacco; sebbene l’atmosfera sia ancora all’insegna della cordialità e del buonumore, onore al merito per Gianmarco Saurino e il pensiero tutt’altro che scontato da lui riservato agli spettatori, un bicchiere di spumante per rendere più lieta l’attesa. Tempo di qualche bollicina e di ancora qualche chiacchiera nel foyer ed è finalmente giunto per il sipario il momento di spalancarsi.

Le luci si abbassano sulla scenografia, scheletro asettico e minimale composto da null’altro che un pesante tavolo metallico, una sedia, due incombenti pannelli anch’essi metallici sospesi verticalmente e una tonnellata di fogli di carta, scartoffie processuali di una giustizia ciecamente insensibile ai diritti inalienabili dell’individuo. Entra in scena Gianmarco Saurino, pantalone scuro d’ordinanza, camicia bianca, cravatta, il viso pulito di chi cerca di perorare la propria causa anche con sembianze composte e rassicuranti. Inizia così a prorompere il torrenziale stream of consciousness del suo personaggio ed in una manciata di istanti tutti gli inconvenienti di inizio serata svaniscono repentinamente.

Il monologo firmato da Davide Sacco dipana in chiave drammaturgica il romanzo “L'ultimo giorno di un condannato a morte”, scritto da Victor Hugo nel 1829. Struggente resoconto degli ultimi giorni di reclusione di un prigioniero nel carcere di Bicêtre, con l’angosciosa prospettiva del patibolo che lo attende tra sole sei settimane, l’opera partendo dalla straziante vicenda del singolo allarga il proprio orizzonte all’intera Francia ottocentesca, sferrando una critica caustica quanto coraggiosa al barbarico strumento di controllo delle masse rappresentato dalla pena capitale. Il condannato giace nell’oscurità della sua cella, dibattendosi tra l’angoscia della morte imminente, il cocente desiderio di battersi contro l’iniquità della condanna e l’atroce senso di impotenza derivante dal non essere minimamente ascoltato. Il doloroso pamphlet di Hugo non circoscrive il proprio sguardo a vicende biografiche precise - ed infatti il lettore/spettatore non verrà a conoscenza né dell’identità del protagonista né dei dettagli del delitto commesso che lo ha precipitato in questa condizione - ma lo eleva a condannare tout court un intero sistema giudiziario corrotto e soprattutto totalmente cieco alle più basilari istanze del cittadino, al punto da arrivare a decretarne la sorte, finanche la sopravvivenza, in modo pressappochistico e quasi beffardo.

Davide Sacco restituisce l’ottundente realismo del romanzo in un monologo tagliente, che non concede scampo allo spettatore, accompagnandolo istante dopo istante in un lancinante countdown, mentre il condannato affida a candidi fogli di carta le proprie memorie ed un disperato grido di sofferenza; un grido estremo che possa garantirgli la grazia o quanto meno garantirla a qualcuno che in futuro si troverà nelle sue stesse miserande condizioni. Il terrore sempre più palpabile si mescola al ricordo degli affetti familiari, di cui non avrà più la possibilità e il privilegio di occuparsi; non conosceremo colpi di scena, la strada è amaramente tracciata sin dai passi iniziali, ma saranno la narrazione di Hugo e l’intelaiatura drammaturgica tessuta da Sacco a rendere questo squarcio esistenziale emozionante, tormentato, autentico e foriero di una doverosa riflessione.

La regia persegue acutamente la scelta di uno stile asciutto ed essenziale, come si conviene ogni qual volta l’attenzione debba concentrarsi non sull’intrattenimento dello spettatore quanto sul veicolare un messaggio in modo netto ed incisivo. Qualche imperfezione tecnica nel disegno luci, non sempre puntuale nel valorizzare la rappresentazione, certamente non inficia la potenza del monologo, ben costruito ed ottimamente interpretato dal tanto giovane quanto talentuoso Gianmarco Saurino.

Avevamo incontrato per la prima volta l’attore foggiano ormai tre anni fa sul palcoscenico del Teatro Belli, in occasione della rassegna "Trend - nuove frontiere della scena britannica"; all’epoca era alle prese con il teatro crudo e lisergico di "The One", testo di debutto di Vicky Jones, diretto dall’ottima mano registica di Roberto Di Maio. Dopo qualche anno lo abbiamo visto ricomparire recentemente sugli schermi televisivi con ruoli da protagonista in numerose fiction RAI (tra cui “Che Dio ci Aiuti” e “C’era una volta… Studio Uno”) che gli hanno permesso di conquistare il caloroso affetto di un pubblico ancor più vasto. E’ però davvero un piacere ritrovarlo in quella che, a nostro parere, è la dimensione che meglio valorizza il suo talento attoriale: carisma, forza espressiva, convinzione e la capacità di coinvolgere totalmente lo spettatore nelle maglie del racconto, queste le caratteristiche che consentono a Saurino di regalare un’interpretazione eccellente nei panni del protagonista di questo monologo.

Ottimo debutto salutato da entusiastici applausi per “Condannato a morte”, così come si rivela riuscitissimo il connubio artistico tra Davide Sacco e Gianmarco Saurino. Speriamo pertanto di avere l’opportunità quanto prima di tornare ad apprezzarlo in nuove repliche di questo appassionato lavoro o in altri progetti futuri.

 

Teatro Marconi - viale Guglielmo Marconi 698E, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5943554, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì 22 settembre ore 22.15
Biglietti: intero €16, ridotto €13 (under 35 e over 65), gratis under 18

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Rocchina Ceglia, Ufficio stampa Teatro Marconi
Sul web: www.teatromarconi.it

Commenti   

 
#1 Bellissima recensioneGuest 2017-10-09 07:55
Grazie per questa bella recensione: "carisma, forza espressiva, convinzione e capacità di coinvolgere totalmente lo spettatore..." le Sue parole esprimono esattamente quello che abbiamo provato assistendo allo spettacolo.
@saurinothebestfanclub
 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP