Come vi piace (As you like it) - Teatro Parioli Peppino De Filippo (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 28 Gennaio 2015 

Dal 15 a 25 gennaio è andato in scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo lo spettacolo di Maurizio Panici e Ambrogio Sparagna ”Come vi piace (As you like it)", commedia con musiche dal vivo di William Shakespeare, con la traduzione e l'adattamento di Maurizio Panici e Alice Spisa e le musiche originali dal vivo di Ambrogio Sparagna. Un affascinante viaggio sul tema dell’identità e del doppio, con le musiche di Ambrogio Sparagna eseguite dal vivo da un gruppo che fa parte della sua Orchestra Giovanile di Musica Popolare.

 

Ar.te’ Teatro Stabile d’Innovazione
Compagnia dei Giovani/ La Versiliana Festival
Orchestra Giovanile di Musica Popolare
presentano uno spettacolo di
Maurizio Panici e Ambrogio Sparagna
COME VI PIACE (AS YOU LIKE IT)
Commedia con musiche dal vivo
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Maurizio Panici e Alice Spisa
musiche originali Ambrogio Sparagna
regia Maurizio Panici
con Camilla Alisetta, Anna Charlotte Barbera, Sergio Basile, Alessandro Federico, Massimiliano Franciosa, Massimiliano Iacolucci, Maurizio Panici, Rocco Piciulo, Daniele Pilli, Alessio Renzetti, Rocco Rizzo, Mauro Santopietro/Leonardo Lidi, Annamaria Troisi
i musicisti: fisarmonica Sandro Paradisi, chitarre Giuseppe Copia, flauti e tamburelli Fabio Soriano, tamburelli Alessia Salvucci
scene Tiziano Fario
progetto visivo Andrea Giansanti
costumi Marta Genovese, Valentina Zucchet
luci Roberto Rocca


"Come vi piace“ o "Cosí è, se vi pare"?

Non so voi, ma io devo sempre rifletterci su qualche istante prima di decidermi: Shakespeare o Pirandello? Va da sè che la mia indecisione non è imputabile solo alla mia scarsa capacità mnemonica. Sono infatti certo che Pirandello, un maestro anche nell’allungare le mani nelle tasche degli altri autori ("l’autore mediocre copia, il genio ruba“ - sosteneva Brecht che di "furti" drammaturgici e letterari era un esperto), non abbia parafrasato a caso il titolo shakespeariano, dal quale ha surrogato il suo concetto di Maschera e soprattutto l’idea della follia come mezzo performativo della verità. E tralasciamo che anche Shakespeare - chi è senza peccato scagli la prima pietra - prendeva dove poteva acchiappare materia prima per i suoi capolavori, ad esempio dai nostri novellieri. Mi riferisco ad alcuni "plot" famosi di ambientazione italiana. Oppure, come nel caso di "Come vi piace" (databile intorno al 1603) ai temi della "realtà come sogno" e del "gran teatro del mondo", che saranno sí i cavalli di battaglia due o tre decenni dopo del teatro di Calderon de la Barca, ma che sono anticipati e teorizzati da "La Mandragola" di Machiavelli (1519) e "La Cortigiana" (1524) di Pietro Aretino di quasi un secolo precedenti il capolavoro di Shakespeare. Opere - queste del primo Cinquecento italiano - che mischiano e intersecano il tema politico-sociale, pubblico, a quello privato amoroso-erotico.

Non posso qui approfondire il preambolo teorico che può però essere utile alla lettura di questa bella versione di "Come vi piace" firmata da Maurizio Panici. In effetti si tratta di un allestimento ricco di richiami e rimandi proprio a questo complesso tematico che viene districato con la giusta leggerezza e abilità drammaturgica. Cosí i vari umori del capolavoro shakespeariano - che ribadisco affonda le radici nella commedia amorosa del Cinquecento italiano e viene a porsi come premessa a due visioni del teatro, quella politico-brechtiana e quella del rovello individuale del pirandellismo - vengono sviluppati e supportati da un tipo di recitazione ora "straniata", ora filosofico-riflessiva, ora tipicamente rinascimentale come l’epilogo rivolto al pubblico, il tutto ben determinato ad evidenziare il tema del "doppio" e della "identità" smarrita in una società che ha perso ogni valore di riferimento etico, morale e culturale.

Ecco allora che l’attualità di "Come vi piace“ emerge intonsa nell’elaborazione e nell’allestimento di Panici e ben sottolineata da una lettura "critica" e a volte opportunamente "didascalica", con tanto di cartelli brechtiani che tagliano le scene, per evidenziarne i flussi e percorsi interni: la questione politica appunto che si sovrappone alla trama amorosa, il pubblico vs il privato, insomma. Scontro che genera una "crisi" e la conseguenze, salvo il lieto fine d’obbligo di ogni fiction, di una perdita di identità e di umanità. Uno smarrimento individuale che nell’opera shakespeariana scaturisce appunto da una perdita di peso politico da parte dei protagonisti. I quali vengono scacciati da corte, perseguitati dal potere malvagio a causa della loro interiore integrità umana per ritrovare in un miracoloso stato di natura, nella foresta (si cita anche Robin Hood, e non a caso) una nuova dimensione e integrità spirituale, quella dell’amore, che diventa predominante e motivo di vita e salvazione nella seconda parte dello spettacolo.

Il merito di Panici nel "registrare" e dipanare il motore drammaturgico che muove questo complesso ricchissimo di fattori politici e personali, pubblici e privati, è quello di far emergere con chiarezza il dato ideale e il sottotesto ideologico, ma anche con la leggerezza necessaria sfruttando la spavalderia e gioia di stare sul Gran Palcoscenico del Mondo, sotto i riflettori si direbbe oggi, di un gruppo di giovani che risultano spontanei, vivi e non trasfigurati in maschere un po’ logore delle talvolta pedanti e sciatte rappresentazioni shakespeariane (vedi il "Mercante di Venezia“ con Albertazzi del quale ho qui trattato in precedenza).

Senza dimenticare il ruolo degli interpreti piú collaudati che danno peso, corposità drammatica ovvero quel necessario tocco di follia o di malvagità da redimere, necessari alla dimensione politica, come accennavo, di una commedia a lieto fine di carattere certamente amoroso, ma incentrata sullo scontro tra il pubblico e il privato, tra la necessità etica e l’impuso morale. Non posso fare tutti i nomi senza il rischio di tralasciarne qualcuno, e mi dispiacerebbe, perchè insieme, accompagnati dalle poderose musiche eseguite dal vivo di Ambrogio Sparagna, formano una ensemble ben equlibrata che diverte lo spettatore riuscendo a farlo pensare, come era nell’intento del Bardo, al fatto che tra pubblico e privato lo spazio è estremamente sottile, e non vi è possibilità di salvezza individuale neanche fuggendo dal mondo e dalla realtà, perchè la realtà ci correrà sempre dietro finchè o noi riusciamo a cambiarla, o essa - la realtà - riuscirà a distruggerci una volta per tutte.

Le funzionali proiezioni scenografiche di Andrea Giansanti che firma il progetto visivo - mentre le scene sono di Tiziano Fario - meritano una menzione poichè rappresentano un esempio suggestivo delle potenzialità delle sinergie tra teatro e arti visive, nell’era del digitale.

 

Teatro Parioli Peppino De Filippo - via Giosuè Borsi 20, 00197 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/8073040, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì al sabato 10.00-14.00/15.00-22.00, domenica 10.00-14.00/15.00-19.00

Articolo di: Enrico Bernard
Foto di: Massimo Achilli
Grazie a: Maurizio Quattrini, Ufficio stampa Teatro Parioli Peppino De Filippo
Sul web: www.teatropariolipeppinodefilippo.it

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