Come va a pezzi il tempo - Associazione culturale Tribunali 138 (Napoli)

Scritto da  Domenica, 21 Luglio 2019 

Entrare nelle case degli altri per vedere “Come va a pezzi il tempo”: all’interno di un’abitazione privata, di una coppia di artisti nel rione Forcella, è andato in scena lo spettacolo immersivo del duo Progetto Demoni composto da Alessandra Crocco e Alessandro Miele: salernitana la prima, nato a Pompei il secondo, entrambi residenti a Lecce e con all’attivo progetti sparsi sul territorio nazionale, una coppia anche nella vita. Lo spettacolo, che ha debuttato durante la scorsa edizione del Kilowatt Festival di Sansepolcro, dopo una seconda tappa a Salerno è approdato a Napoli. Un modo diverso di vivere il teatro, un testo semplice e profondo come la banalità unica dei sentimenti. Un brano di vita fatto di ricordi che emoziona, coinvolgendo senza aggressività come talvolta accade in questo tipo di teatro. Anche un modo per avvicinare le persone al teatro e visitare luoghi particolari della città.

 

COME VA A PEZZI IL TEMPO
di e con Alessandra Crocco e Alessandro Miele
produzione Progetto Demoni, Capotrave, Kilowatt Festival, Infinito srl
in collaborazione con Tribunali 138 e Associazione Nòos

 

Lo spettacolo ha fatto parte di “La Rivoluzione dei Libri”, progetto speciale del Napoli Teatro Festival Italia proposto dalla compagnia Progetto Demoni, che ha portato in scena performance e spettacoli ispirati ai grandi della letteratura in luoghi non consuetamente teatrali.

Lo spettatore entra in una casa abbandonata da poco, dove ogni cosa è ancora al suo posto e il tempo sembra essersi fermato. Lasciati nel salotto d’ingresso di una vecchia casa napoletana le cui pareti trasudano storia e vita vissuta, si passa su un balcone che si affaccia su una sorta di terrazzo-giardino e lo scorcio è su una chiesa. Una casa con il fascino di qualcosa di lasciato in sospeso, piena di oggetti, di libri e con un vecchio giradischi. Si avverte la voce di due persone che litigano, quella femminile prende un volto e ci invita a seguirla. Dal silenzio riaffiorano ricordi, che tessono le fila di una storia d’amore fotografata nel suo graduale declino, ridotta in pezzi, come un sogno ripercorso con la mente al risveglio. Il distacco provato all’ingresso cederà il passo alla sensazione che si prova quando si abbandona un luogo pieno di ricordi, vividi e densi, con un senso di struggente malinconia dove la dimensione evocativa, onirica si mescola alla realtà dell’azione scenica, della vita reale immaginata dei due attori, dei padroni di casa, di noi tutti che siamo lì, sei per volta.

In “Come va a pezzi il tempo” non c’è un referente esterno, come in altri lavori della coppia quali “I demoni” o la biografia di Francis e Zelda Scott Fitzgerald di “Lost Generation”, altra storia d’amore tormentata. In questo lavoro non c’è un ancoraggio, un punto di riferimento ma frammenti di memoria che aprono squarci su una presa diretta: da un lato uno scrittore in crisi, forse semplicemente un aspirante scrittore che si era illuso di poter vivere scrivendo perché aveva pubblicato un racconto sul giornale dell’università; dall’altro una ragazza che aveva accettato la scommessa di vivere insieme e di credere in lui, che cerca di scuoterlo dal torpore, magari anche spingendolo a mettersi in discussione, invitandolo a cercare insieme un ‘lavoro vero’, finché il senso pratico delle donne come spesso accade non si arrende. E lui se ne va di casa…allo spettatore non resta che assicurarsi che l’uomo torni, finalmente con un testo che non sarà rifiutato dall’editore o con un contratto di lavoro ‘normale’.

L’idea alla base di Come va a pezzi il tempo - hanno raccontato i due interpreti - nasce proprio dal luogo in cui è ambientato lo spettacolo. Volevamo raccontare la sensazione che si prova entrando in una casa che è stata abbandonata da poco. Non c’è più nessuno, ma le stanze e gli oggetti portano i segni delle vite di chi l’ha abitata. I ricordi di ognuno di noi sono fortemente legati alla casa, soprattutto se vi abbiamo trascorso molto tempo. Il meccanismo del ricordo ci sorprende, a volte viene attivato da un oggetto insignificante e fa riaffiorare flash, frammenti anche banali. Nella casa viviamo momenti felici, consolidiamo delle abitudini che all’inizio ci fanno sentire sicuri ma che con l’andare del tempo possono diventare opprimenti. A partire da questa suggestione abbiamo cercato anche in questo caso dei riferimenti letterari. Il materiale ha nutrito solo l’ispirazione, non ha dato riferimenti concreti. Abbiamo attinto ad autori che hanno raccontato la dimensione di coppia, come lo stesso Fitzgerald e a “Revolutionary Road” di Richard Yates. Anche lì la casa all’inizio è un traguardo per i giovani protagonisti e poi diventa una prigione, un luogo da cui scappare per ritrovare la felicità.”

L’azione è tutta centrata sulla quotidianità, anche quella più spicciola, che rende credibile, per una forte identificazione da parte dello spettatore, la storia. Il processo è di immersione, non di interattività e questo, se possibile, rende più forte l’emotività perché lo spettatore non è strattonato e non è ‘esibito’ a sua volta davanti agli altri spettatori ma è libero di lasciarsi andare. Nello spettacolo “Demoni - Frammenti” lo spettatore era invece quasi parte del racconto: le figure di Dostoevskij parlavano a lui come a un altro personaggio del romanzo. Qui, invece, chi guarda è testimone quasi involontario, di fronte ad una recitazione ridotta all’essenziale, che rende l’azione poco ‘teatrale’, assolutamente domestica, forse proprio grazie al fatto che la scenografia, la casa, è già densa di parole e carica di emozioni che racconta senza bisogno di un’azione che riempia lo spazio.

“La rivoluzione dei libri”, della compagnia Progetto Demoni ha proposto, dal 5 al 12 luglio, performance e spettacoli ispirati ai grandi della letteratura: tre momenti, “Demoni - Frammenti” (5, 6 e 7 luglio), “Come va a pezzi il tempo” (9 e 10 luglio) e l’incontro pubblico di chiusura del progetto con “L’ultimo valzer di Zelda” (12 luglio) caratterizzati da modalità non convenzionali di fruizione e ambientati in luoghi non teatrali come Palazzo de’ Liguoro di Presicce, l’Associazione culturale Tribunali 138 e Palazzo Venezia.

Il progetto nasce da un’idea di Alessandra Crocco e Alessandro Miele: un percorso iniziato lo scorso aprile con il reclutamento dei giovani «rivoluzionari» negli istituti scolastici napoletani. Sulla la scia dei lettori esuli di Fahrenheit 451, che imparavano a memoria i libri perché non andassero perduti o delle cinquine sovversive dei Demoni di Dostoevskij, gli ideatori hanno provato a immaginare i lettori di oggi come dei veri e propri rivoluzionari pronti a conquistare alla causa nuovi sostenitori, in una società che ha ridotto la lettura a pratica sempre più elitaria e marginale. I diversi gruppi di lettori hanno trasformato frammenti di libri in clip audio, disseminate tramite QR code in diversi punti della città durante le giornate del Napoli Teatro Festival Italia 2019.

 

Associazione culturale Tribunali 138 - Via Tribunali 138, 80138 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/18199179, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 9 e 10 luglio, dalle 18 alle 22
Durata: 40 minuti (spettacolo per 6 spettatori alla volta, prenotazione obbligatoria)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Renata Savo, Ufficio stampa Napoli Teatro Festival
Sul web: www.napoliteatrofestival.it

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