Come Erika e Omar...è tutto uno show - Teatro Lo Spazio (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 14 Maggio 2014 

Dal 6 maggio all'1 giugno. Una scelta singolare, provocatoria, che arriva addosso e scuote: un musical per raccontare l’orrore, non solo tratto da una storia vera, cronaca dei nostri giorni, ma che la ricalca, come se…ed è ancora peggio perché i nuovi protagonisti, Jessica e Christian, sono tra i tanti possibili imitatori del male che fa più proseliti, si sa, del bene. Potente gioco di luci, in un ambiente singolare, un palcoscenico sdoppiato, una regia strutturata, belle le voci soprattutto dei giovani protagonisti e valida decisamente l’interpretazione. Il musical ha pretese e lo spettacolo convince appieno, nel ritmo incalzante e originale: due tempi, per due storie, non solo il seguito; la cronaca fino al processo e alla condanna, la vita in carcere fino alla libertà e il nuovo incontro tra i protagonisti, ma soprattutto il vissuto mediatico. “E’ tutto uno show” è lo slogan di un programma televisivo che diventa metafora assurda della nostra società che è incollata alla tv e conquistata dal sangue che batte perfino lo sport. Impegnativo, malgrado la forte ironia e la capacità di giocare; non è un amusement, è un testo che fa riflettere e decisamente originale, che dimostra che il musical a volte può essere solo italiano.

 

 

 

COME ERIKA E OMAR...È TUTTO UNO SHOW
il primo "Diversamente musical" italiano
regia di Enzo Iacchetti
musiche di Francesco Lori
liriche e testi di Tobia Rossi
con Massimiliano Pironti, Gea Andreotti, Paola Lavini, Manuele Colamedici, Gustavo La Volpe, Paola Giacometti, Matilde Facheris, Michele Savoia, Giada Lorusso, Marco Massari, Fabrizio Coniglio, Chiara Anicito
coreografia di Alessandra Costa
Enza Iacchetti è affiancato nella regia tecnica da Alessandro Tresa



“Come Erika e Omar - è tutto uno show” è la storia di un'emulazione della terribile tragedia di Novi Ligure avvenuta nel 2001, un "diversamente musical" che racconta l’Italia degli orrori dei nostri tempi, più comune di quanto si possa pensare. A dispetto di quanto si sente dire sul genere del musical, inglese e americano per antonomasia, questo spettacolo tutto italiano per la storia, il gusto, la lingua, dimostra che esiste un teatro cantato e ballato radicato nella nostra tradizione.


Lo spettacolo comincia in questo teatro defilato, per arrivare al quale si costeggia il mercato rionale di via Sannio e si entra in un piccolo piazzale della vecchia Roma, dove ci sono i panni stesi nella casa di fianco, delle sdraio che ricordano vecchi film del Neorealismo, di fronte al teatro stesso. Ci si chiede se la scena sia già cominciata e all’interno un piccolo spazio incornicia la platea in un palcoscenico che non è frontale ma si divide su due lati costringendo a muovere lo sguardo e imprimendo dinamicità all’azione. Alle spalle il bar con un arredo anni Cinquanta-Sessanta dove tra l’altro ci sono i ‘duri di menta’, caramelle colorate, dolci e durissime delle quali ho un vago ricordo non so se diretto delle estati al mare o più probabilmente dei racconti di mia madre.


Le luci si spengono e ha inizio lo spettacolo con luci stroboscopiche e una musica cupa che ruotano intorno allo spettatore trascinandolo dentro la vicenda. Il gioco delle luci tiene alta la tensione e veste una scena scarna disegnata ‘a gesso’ su un fondo nero con elementi e arredi di scena estremamente lineari. E’ un musical sobrio, ridotto all’essenziale, diremmo di nuova generazione e in questo molto italiano, che fa a meno degli orpelli del musical un po’ cabarettistico tradizionale, a volte sontuoso, più spesso esageratamente fastoso, scenografico e dispendioso, a vantaggio della concentrazione emozionale sulla voce e sull’interpretazione. Bravi i due protagonisti, voci giovani e di spicco. Complessa l’articolazione che premia tutti i ruoli e l’alternanza dei duetti, degli assolo, dei momenti corali e di quelli in prosa con un buon equilibrio.


Curati e indovinati costumi e musiche.


Sono certamente il testo e la regia in ogni caso che qualificano davvero lo spettacolo con un’analisi dei personaggi che difficilmente riesce ad essere così sfaccettata in un musical e un’analisi spietata della società, dalla crisi della famiglia e del quartiere - il piccolo villaggio di Santa Serena - che allevano adolescenti alla deriva, personalità non guidate e disturbate siano esse il carnefice (Erika alias Jessica) o la vittima-carnefice (Omar alias Christian) fino al pubblico, gli altri in senso generico che diventano imitatori del male, giudici corrotti della morale pubblica, sfruttatori dell’orrore, dove in fondo la critica alla corruzione politica e al mondo dello spettacolo appaiono ben poca cosa. Certamente c’è una forte denuncia della spettacolarizzazione dell’orrore: dal caso di Via Poma, al caso Meredith e Sollecito, dalla famigerata casa di Cogne, al famoso "logo" del Garage di Misseri, dalla povera Yara al caso di Erba, passando da Garlasco, da Novi Ligure e tanti altri su cui la tv crea business. Assassini che diventano eroi, sociologi, criminologi, psichiatri in minigonna che fanno la loro fortuna riempiendo ore di palinsesti della nostra televisione. L’allusione è tutt’altro che velata anche se si citano i luoghi al posto dei nomi e chiaro è soprattutto l’allarme che lo spettacolo lancia su chi aderisce a questo modello in un circolo vizioso in cui la connivenza ha una sua profonda responsabilità.


La storia è nota anche se trasposta in un paesino immaginario del nord Italia il cui nome è un ossimoro rispetto alla sua anima, dove “non succede mai niente” e si affoga nella noia e nel perbenismo più totali. Jessica è ribelle e volitiva, in perenne conflitto con la famiglia e a un certo punto convince l’insicuro Christian a partecipare con lei a un atroce progetto: lo sterminio di madre, padre e fratellino, progettato su due piedi con spaventosa leggerezza dopo l’ennesimo scontro della ragazza con i genitori, indossando delle maschere qualsiasi e invitando l’inetto del caso a mettersi l‘Ipod per non sentire le urla delle vittime che teme tanto. La stessa famiglia si rivela però una struttura fragile che fa acqua da tutte le parti, dal padre che si è arricchito in modo più o meno lecito, amante della moglie del sindaco, alla mamma illusa del presunto amore del marito, che stravede per un figlio che coccola come un bambino-bambolotto ma non cura una figlia che rifiuta perché non è quello che si aspettava dalla vita. Dopo un primo momento in cui Jessica riesce a scaricare la responsabilità del delitto su fantomatici aggressori extracomunitari - accreditando l’ipotesi, che tutti sono pronti ad avvalorare, di un delinquente proveniente dal campo Rom alla periferia dell’abitato - i due ragazzi vengono scoperti e scoppia “il caso di Santa Serena”: i media impazziscono, si impossessano del piccolo paese fino a quel punto insignificante (così come è successo con Cogne, Garlasco, Avetrana, Perugia, Erba e tante altre volte). E’ così che nasce una propaganda macabra di Jessica e Christian, “baby killer” che si trasformano presto in raccapriccianti divi dell’orrore con tanto di gadget noir venduti nel paesino per rifare la chiesa.


“Come Erika e Omar - è tutto uno show” è una black comedy musicale e gioca col grottesco e la satira per raccontare gli orrori del nostro Paese con tutti gli ingredienti tipici dei telegiornali: dal disagio giovanile all’incomunicabilità all’interno della famiglia; dalla crisi dei valori tradizionali, all’aggressività e alla manipolazione della televisione che trasforma le tragedie in divertimento orrorifico, fino al razzismo dettato dalla paura e dall’ignoranza; all’ipocrisia dilagante creando un vero e proprio “mercato dell’orrore”, i pellegrinaggi sui luoghi dei delitti celebri, una nuova e inquietante forma di turismo che riscuote grande consenso. E’ infine una grande riflessione sulla giustizia e sul mondo dei processi.


Lungo, senza scene e azioni sostanzialmente eliminabili, tiene il ritmo anche se forse qualche asciugatura potrebbe esserci.


Magari una certa volgarità nel linguaggio può essere cancellata senza che se ne avverta la mancanza ma al pubblico sembra piacere e in fondo il teatro è uno show che deve conquistare.

 

 


Teatro Lo Spazio - via Locri 42/44, Roma (traversa di Via Sannio, a 100 metri da Metro S. Giovanni)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/77076486, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, domenica ore 17
Biglietti: intero 20 euro, ridotto 15 euro



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Silvia Signorelli
Sul web: www.teatrolospazio.it

 

 

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