Come Cristo comanda - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Giovedì, 22 Febbraio 2018 

Dal 13 febbraio al 4 marzo. Sul palco del Teatro Sette ha debuttato un testo dal forte impatto emotivo, «Come Cristo comanda», scritto da Michele La Ginestra, con la regia di Roberto Marafante. Il direttore artistico dello spazio romano è in scena nel ruolo del legionario Stefano, affiancato da un eccellente Massimo Wertmuller, che veste i panni del centurione Cassio.

 

Teatro 7 presenta
COME CRISTO COMANDA
di Michele La Ginestra
con Michele La Ginestra e Massimo Wertmuller
e con Ilaria Nestovito
mixer audio e luci Gian Marco Cacciani
scene Teresa Caruso
costumi Giusy Nicoletti
musiche Andrea Perrozzi
aiuto regia Ludovica Di Donato
regia Roberto Marafante

 

Così come lo definisce il suo stesso autore, «Come Cristo comanda» è un «testo dell’anima» che vuole stimolare riflessioni profonde. Ma realizzare un lavoro di questo tipo - uno spettacolo che racconta la Storia con la S maiuscola, seguendo un sentiero tracciato da un percorso privato - vuol dire comunque denudarsi, abbassare le difese, mettersi in gioco sia a livello artistico che individuale. Un rischio che Michele La Ginestra non ha paura di assumere, come ha dimostrato già in passato con l’allestimento di «Secondo me», e l’idea di intraprendere una nuova strada più intimista diventa per lui il veicolo per proporre un messaggio in cui crede, nuovo ed antico, tradizionale e innovativo allo stesso tempo.

«Come Cristo comanda», in scena al Teatro Sette fino al 4 marzo, si sviluppa lungo una linea narrativa che possiede una vitalità dirompente: diverte, emoziona, commuove. E soprattutto scuote con decisione, perché pur parlando di un messaggio cristiano, non necessariamente accolto da tutti, si dipana anche su altri livelli di lettura, invitando lo spettatore ad individuare quel quid che solo le emozioni riescono a percepire, indicando la via dell’ascolto e suggerendo di lasciarsi trasportare dalla forza dell’amore intesa come chiave di volta dell’agire umano.

Siamo nell’anno 33 d. C. L’ambientazione è triste e deprimente, un deserto arido e freddo. Il silenzio è assordante per i due uomini che vi si ritrovano, due militari in fuga che esorcizzano la paura di essere catturati parlando di belle ragazze, di amori, di cibi, di umori. Stefano (Michele La Ginestra) e Cassio (Massimo Wertmuller), fanno di tutto per distrarsi e, nel misero tentativo di non affrontare l’evento sorprendente di cui sono stati testimoni, ricordano gli odori delle loro case, scherzano sulla differenza fra le donne romane e quelle della Palestina, evidenziano le diversità fra le bestie “giudie” e quelle di casa loro. Ciò che non dicono, però, rimane sospeso nell’aria, diventa una presenza pulsante che non dà tranquillità, perché stimola delle considerazioni difficili da analizzare.

Piano piano si scopre che i due hanno assistito all’avvenimento che ha sconvolto la storia, la morte e la resurrezione di Gesù. Stefano è un combattente semplice, uno di quelli che esegue gli ordini, che cerca di godersi la vita senza farsi troppe domande. Non è molto bravo con le parole, fa fatica a capire ciò che è successo, così come trova poco comprensibili le confidenze del suo compagno di avventura. Ma è lui che, dopo aver sentito l'istinto di porgere al condannato acqua e aceto - la posca -, ben più dissetante dell'acqua, riceve in cambio un sorriso, il seme per poi fare i conti con l'enormità di quanto accaduto. Cassio è il centurione alla guida dei legionari al momento della Crocifissione, che ha colpito con un colpo di lancia il costato del condannato. Ma è anche colui che, al momento della morte, ne ha riconosciuto la natura divina, che ha riacquistato la vista con il fiotto di sangue caduto dal petto del Figlio di Dio, che si trovava a fare la guardia al Sepolcro. L’ardire di ribellarsi alla parola dei Sommi Sacerdoti gli ha procurato però la condanna a morte e, conseguentemente, la necessità di scappare lontano. Ad un certo punto, il pretoriano in fuga va oltre, comincia a vedere con gli occhi del cuore, ad individuare quell’Oppure alla verità conclamata di cui parlava la moglie Cecilia (ancora una volta una donna custode di un grande mistero), e inizia a sentire il canto che infonde la serenità: capisce che tutto è parte di un disegno.

I diversi momenti dell’allestimento sono intervallati dal passaggio di una melodia particolare (la voce è di Ilaria Nestovito), molto avvolgente, che né Stefano né Cassio in un primo momento riescono a sentire. Le loro menti, infatti, sono chiuse, i due soldati sono divorati dalla paura, temono di essere seguiti e di rischiare l’uccisione. Ma pian piano, cominciano a prendere le misure con il “fatto” destinato a rivoluzionare il mondo, così come le loro vite. Dapprima è Cassio a lasciarsi trasportare dalla musica, con il significato che essa porta con sé, mentre nell’epilogo la bellezza del canto raggiungerà anche Stefano.

Con questo nuovo spettacolo ben diretto da Roberto Marafante, Michele La Ginestra dà prova di grande bravura e coraggio. Avvalendosi di una scrittura asciutta ed incisiva, si affida alla versione dei Vangeli Apocrifi per guardare da una prospettiva originale la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo. Incanta con l’interpretazione di questo personaggio particolare, fortemente tormentato, solo in apparenza lineare nella sua semplicità. Ad affiancarlo, è uno strepitoso Massimo Wertmuller, attore dalla decisa ed energica personalità artistica che rende assolutamente credibile il complesso ruolo che è chiamato a mettere in scena.


Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo; repliche straordinarie: domenica 25 febbraio anche ore 21, venerdì 2 marzo anche ore 18, domenica 4 marzo anche ore 21
Biglietti: intero € 24, ridotto € 18 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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