Combustione. Umana. Spontanea - Carrozzerie | n.o.t. (Roma)

Scritto da  Venerdì, 29 Gennaio 2016 

Un lento ma inesorabile divampare, una progressiva erosione che aggredisce sottilmente l'individuo minandone alle fondamenta ogni identità, annichilendone ogni anelito di realizzazione e costringendolo ad un'affannosa sopravvivenza. Assume questi connotati l'universo "lavoro" nella nostra iper-tecnologica, convulsa contemporaneità; una "Combustione. Umana. Spontanea" vividamente tradotta in arte performativa dalla drammaturgia di Valentina Beotti e dalla regia da lei concepita a quattro mani con Bernardo Casertano, in questo acuto e lancinante spettacolo, presentato in prima nazionale giovedì 21 gennaio presso Carrozzerie n.o.t.

 

COMBUSTIONE. UMANA. SPONTANEA
scritto da Valentina Beotti
diretto e interpretato da Valentina Beotti e Bernardo Casertano

 

Sindrome da burnout: "il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di de-personalizzazione e de-realizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite. È una malattia in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata; ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora." *

Combustion. Umana. SpontaneaRiponendo sullo scaffale i manuali di psicopatologia e rivolgendo lo sguardo all'impervia realtà quotidiana che ci circonda, certamente non si faticherà a prendere coscienza di come la percezione stessa dei concetti di lavoro, realizzazione professionale e ricerca del necessario sostentamento sia radicalmente - e drammaticamente - mutata nell'infinitesimale lasso di tempo di una sola generazione. Da un versante di questo crinale incontriamo la solida generazione dei "padri", di coloro che con spirito di sacrificio e incrollabile fiducia nei valori tradizionali, hanno costruito robuste famiglie, certi di poter garantire ai propri figli un avvenire ancor più luminoso, magari attraverso il raggiungimento dell'agognato "pezzo di carta"; dall'altro versante ci imbattiamo però amaramente nella constatazione che troppo frequentemente questi "figli" del benessere, seppur tentando di perseguire con energia e impegno l'obiettivo della costruzione di un futuro lavorativo stabile, vengono a scontrarsi con un impenetrabile muro di gomma. Una barriera costellata di aziende senza scrupoli che, facendo leva come sciacalli sui bisogni essenziali dei giovani lavoratori, propongono contratti all'insegna del precariato più destabilizzante, con salari miserrimi e di converso orari di lavoro aberranti, innescando spesso tra i propri dipendenti meccanismi psicologici di competizione, servilismo e piaggeria che finiscono per dipingere l'affresco di una desolante guerra tra poveri; e per assurdo questi giovani professionisti pluri-laureati, iper-masterizzati, carrozzati di straripante cultura ma di scarsa esperienza lavorativa sudata sul campo, sono paradossalmente portati a gongolare per la propria buona sorte, di fronte alla straripante platea di disoccupati alla deriva e di contratti a nero privi di alcuna tutela legislativa che annientano qualsiasi aspirazione di realizzazione individuale, e di conseguenza anche ogni possibilità di costruirsi un proprio nucleo familiare. Ed ecco la certezza di un avvenire più luminoso rispetto alla generazione precedente frantumarsi dolorosamente.

In "Combustione. Umana. Spontanea" Valentina Beotti affonda la propria indagine in modo onesto e viscerale in questo magma ribollente di desideri negletti ed illusioni tramontate, interrogandosi su quali siano i riflessi sulla psiche umana delle intollerabili condizioni di lavoro imposte nella stragrande maggioranza delle aziende, o ancor peggio dell'assordante assenza della benché minima prospettiva di occupazione. Il lavoro ci rende realmente individui liberi e consapevoli? Oppure essere inghiottiti in contesti aziendali opprimenti ed irrispettosi dei bisogni primari dell'individuo, finisce per fagocitarci ed abbrutire la nostra esistenza?

L'incipit dell'interessante lavoro drammaturgico pone immediatamente una pesante lapide sui sogni che da fanciullo ciascuno di noi avrà fantasticato di realizzare "da grande": un sottofondo di squillanti voci di bambini entusiasti snocciola un rosario di sperticate, ingenue ambizioni che ahimè conosciamo sulla nostra pelle essere destinate a soccombere, intrappolate in una ragnatela di scadenze da rispettare inderogabilmente, compiti da assolvere meccanicamente, frustrante routine e soffocante stress che impedisce di assaporare le piccole preziose gioie di ogni giornata; dinanzi ai nostri occhi si staglia invece sin dai primi istanti la sconfortante realtà, quella di due corpi nudi, giacenti esanimi sulle spoglie dell'uniforme che quotidianamente simboleggia la deprivazione della loro personalità; quel completo gessato che indosseranno contorcendosi a terra senza proferire verbo, accompagnati da un incalzante tappeto sonoro e da luci che si avventano invadenti.

Combustion. Umana. SpontaneaIn una riuscita alternanza di caustici monologhi e passaggi coreografici che affidano al dialogo tra i corpi tutta la lacerante consapevolezza dell'impossibilità di un riscatto, prende forma una vera e propria orazione funebre in memoria delle roboanti promesse elargite nella nostra infanzia e adolescenza da famiglia, Stato e religione, ben presto abdicate dinanzi alla grettezza di un panorama di compromessi, costrizioni e alienante conformismo. E se l'atroce supplica innalzata con ferina violenza e drammatico trasporto dalla Beotti va a stigmatizzare tutte le molteplici forme di sfruttamento che vengono cinicamente spacciate per lavoro nella nostra società, che si colma la bocca di valori quali diritti umani e libertà, per poi contraddirli puntualmente nella realtà dei fatti, il cedimento dei sensi e l'abbandono sfinito di questa umanità in disarmo vengono raccontati da una danza dolente. Una danza funebre che trova come epilogo un'immagine dalla spiccata valenza simbolica, con il corpo di Casertano adagiato nelle sembianze di un compianto sul Cristo morto di ascendenza medievale: tutti noi siamo martiri immersi in una spirale senza uscita; una vecchiaia serena allietata da una pensione dignitosa? miraggio da cancellare, quella pensione probabilmente non la percepiremo mai; un lavoro stabile e maggiormente a misura d'uomo in cui poter realmente esprimere le proprie potenzialità? per molti di noi è destinato a rimanere una fiaba, apparteniamo alla generazione sbagliata e non ci sarà concesso. In questo abisso di nichilismo resta però ancora un appiglio per non soccombere al totale annientamento del sé; questo appiglio è l'arte che deve conservare il proprio ruolo imprescindibile di testimonianza civile, rivendicazione dei diritti dell'individuo e coraggiosa opposizione agli abusi perpetrati dalla società.

Questo primo lavoro di Valentina Beotti nella duplice ed inedita veste di autrice e regista, assolve con onestà e fierezza questi compiti, proseguendo in maniera naturale e indubbiamente feconda di futuri ulteriori sviluppi, il percorso artistico lungo il quale in precedenza avevano avuto modo di apprezzare il suo vigoroso carisma attoriale. La potenza visiva e testuale, la nettezza del messaggio veicolato, l'affilata indagine che ne costituisce l'evidente sostrato, la palpabile sinergia scenica con Bernardo Casertano che sposa con sanguigna carnalità il progetto e la ruvida ricercatezza del connubio tra disegno luci, accompagnamento musicale e minimalistica nudità della scena, ci consegnano un lavoro originale e d'impatto, contraddistinto da un'affascinante intersezione di diversi linguaggi espressivi.

Per saperne di più abbiamo incontrato l'impetuosa autrice/regista/protagonista femminile per scoprire cosa si cela dietro la genesi di "Combustione. Umana. Spontanea". Ecco cosa ci ha raccontato...

Quale è stata la genesi di "Combustione. Umana. Spontanea"? Come è scaturita l'ispirazione che ha condotto a questo inconsueto progetto di ricerca?
Il momento storico ci ha spinto naturalmente verso questo tema. Viviamo in un Paese la cui Costituzione è sviluppata attorno ai concetti di lavoro e di diritto, ci si aspetterebbe che fossero garantiti o quantomeno tutelati. Non avremmo dovuto trovarci nella condizione di aver bisogno di una riforma che ha tutta l’aria di essere un capestro, per recuperare una dignità negataci.

"Sindrome da burnout", uno dei tanti effetti collaterali del concetto distorto di "lavoro" nella società contemporanea. Qual è il tuo punto di vista su questo tema, sull'impatto che il lavoro o la sua assenza determinano sull'individuo e sulla definizione del suo ruolo nella società?
Siamo ridotti ad una condizione di multitasking dequalificato e dequalificante che inevitabilmente ha effetti sulla psiche. Il lavoro partecipa alla definizione del sé nella misura in cui ce ne identifichiamo. Se a questo si aggiunge la frustrazione di non avere un riconoscimento congruo al proprio sforzo, o del non trovare un lavoro, gli effetti non possono che aggravarsi. La nostra indagine parte proprio dal tentativo di rispondere alla domanda: “Se il lavoro concorre all’auto definizione del proprio essere e se l’affermazione del proprio essere è inscindibile dallo sforzo che si compie per raggiungerla, cosa succede quando non si è più abbastanza forti da sopportare lo sforzo richiesto?"

Nello spettacolo si intrecciano variegati linguaggi espressivi. Come hai lavorato assieme a Bernardo Casertano per donare una veste registica al tuo lavoro drammaturgico?
Entrambi lavoriamo per immagini, nello specifico il processo creativo è avvenuto attraverso la decodificazione delle suggestioni date dal tema. Io stessa scrivo per immagini, quindi si è trattato di far confluire la capacità immaginifica di entrambi sulle suggestioni che ci sembrassero più urgenti. L’utilizzo del corpo come veicolo di comunicazione è il punto di partenza comune.

Il debutto romano è stato accolto da un caloroso consenso del pubblico. Quali le sensazioni sperimentate da voi interpreti nell'incarnare questo doloroso lavoro? "Combustione. Umana. Spontanea" tornerà prossimamente di nuovo in scena?
Il consenso ci fa capire quanto il tema scelto sia condiviso. L’urgenza che ci ha spinto non è solo nostra ma è terreno di ricerca comune. "Combustione.Umana.Spontanea" tornerà presto in scena a Carrozzerie n.o.t. dopodiché si sposterà in Calabria per il FRAC Festival.

 

Carrozzerie | n.o.t. - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 15 al 18 e dal 22 al 24 ottobre, ore 21
Biglietti: €10.00 + €3.00 (tessera associativa)

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Claudia Pajewski
* citazione tratta dal sito psicologiadellavoro.org
(http://www.psicologiadellavoro.org/?q=content/burnout)
Grazie a: Francesco Montagna e Maura Teofili, Carrozzerie n.o.t.
Sul web: www.carrozzerienot.com

TOP