Coluche & Renaud - Teatro Verdi (Milano)

Scritto da  Domenica, 15 Febbraio 2015 

Milano conta diversi piccoli teatri off ed il Teatro Verdi è senz'altro uno dei più tipici, posto in un quartiere che solo da poco si è trasformato in trendy dopo essere sempre stato zona operaia, ovvero il quartiere Isola. Questo piccolo splendido spazio gode di una direzione creativa e amante del teatro di qualità, che lo rende un posto dove andare sempre sicuri di vedere belle cose. Dal 4 all’8 febbraio è stato presentato uno spettacolo di e con Daniele Biacchessi, caporedattore di Radio24 del Sole 24 Ore, vincitore del Premio Cronista per un’inchiesta sul terrorismo islamico in Italia e per una ricostruzione dell’omicidio del giornalista Walter Tobagi durante gli anni di piombo. Assieme a Giangilberto Monti mette in scena la storia di Coluche, un comico francese che ebbe enorme successo negli anni ’70 e che negli ’80 si era lanciato nella contesa delle elezioni presidenziali, poi abbandonate. Muore per un incidente stradale mai chiarito e questa è la sua storia.

Monti - Biacchessi presentano
COLUCHE & RENAUD
di e con Giangilberto Monti e Daniele Biacchessi
percussioni Paolo Rigotto
luci Ombretta Nai
foto Daniele Poli

 

La strana coppia si suddivide i compiti: Biacchessi racconta i fatti sia in prima persona sia in terza, leggendo da fogli, mentre Giangilberto, in giacca di pelle nera, sciarpa e cappello in feltro rossi, canta e suona la chitarra accompagnato dal bravo percussionista Paolo Rigotto, entrando subito a spiegare di chi si sta parlando. “Mio padre veniva da Casalvieri, un paese in provincia di Frosinone, e venne a vivere a Parigi dove ha sposato una donna francese e dove io sono nato, nel 1944. Sono amato dalla gente. Sarà perché mi diverto a essere irriverente e mi faccio capire quando parlo, sono semplice e diretto. Mi sono presentato alle elezioni del 1981, vinte poi da Mitterrand, ma i servizi segreti sono potenti e hanno ucciso l’amico che mi organizzava la campagna con due colpi in testa. Hanno ipotizzato che fosse un delitto di gelosia ma io non ci ho mai creduto”. E’ a questo punto che inizia la musica con Paolo Rigotto.

“Ora sono per strada, un auto mi copre la visuale, io sono in moto e sto andando in campagna quando un enorme camion cambia direzione e mi viene addosso… CRASH… Una fatalità, diranno. Diranno ‘Quel buffone se n’è andato’. Al mio funerale c’era tanta gente e un cartello diceva ‘Coluche, svegliati’ e io l’ho fatto. Così, per rompere i coglioni”. Entrano in gioco la voce e la chitarra di Giangilberto Monti, che venerdì 6 febbraio ha anche partecipato a un ‘Aperitivo con lo Chansonnier’ durante il quale ha raccontato il mondo di Renaud Séchan accompagnato dalla fisarmonica di Roberto Carlotti. Giangi Monti ha pubblicato una decina di album e ha tradotto e cantato in italiano, portandoli in palcoscenico, grandi artisti come Boris Vian, Léo Ferré e Serge Gainsbourg, oltre ad aver raccontato la vita degli chansonniers più ribelli in "Maledetti Francesi", scritto per diversi comici dello Zelig. Quindi sembra voler parlare anche di sé, quando canta la storia stravagante di Michel Gérard Joseph Colucci, meglio noto col celebre nome di Coluche.

La sua storia si intreccia con quella di Renaud Séchan, conosciuto solo come Renaud, per i suoi spettacoli considerati anarchici e sovversivi ma che divenne pure attore per il cinema, esattamente come accadde a Coluche, che fu amatissimo dal pubblico televisivo benché la tv dovette spesso cancellare i suoi programmi considerati eccessivi e blasfemi o comunque inquietanti. Coluche fu un eccellente artista, autodistruttivo per gli eccessi prima solo di alcool poi anche di eroina. Figlio del dopoguerra, trascorre la propria adolescenza in un clima ancora difficile, quando la Francia ha il 13% di disoccupati e vive una crisi pazzesca all’inizio degli anni Sessanta, finché cambiano le cose, ma col ’68 esplode la rivolta giovanile. Diventa abituale vivere in caseggiati che sembrano comuni, dove succede di tutto, ma il nostro giovane Coluche è ormai un personaggio: si presenta sul palco con una tuta a righine bianche e azzurre, il faccione tondo, un po’ di pancetta e i capelli ricci dal taglio buffo. “Mio padre era pittore e decoratore” racconta Bianchessi dai suoi fogli, “mia madre aveva un negozio di fiori, ma quando arriva la cartolina devo andare a fare il militare. Quando finisco torno da mia madre a vendere fiori, ma ormai sogno solo il palcoscenico”.

Salirà su quello del Théatre du Gymnase a 26 anni, nel 1966, e interpreterà canzoni da irriverente canaglia, aiutato da altri giovani artisti, scrittori e musicisti. All’epoca la Francia adorava Brel, Brassens, Yves Montand ma quando scoppia la rivoluzione alla Sorbonne, nel 1968, tutto finisce per i troppi controlli di polizia. Nel ’69 numerosi comici cominciano a lavorare al Café de la Gare, che diventa il loro principale luogo di incontro. “Con noi c’erano Miou Miou, Patrick Bourdieu, Felix Guattari e Gerard Dépardieu. Nel 1970 entra nel gruppo Renaud, che ha solo 18 anni ma scrive battute al vetriolo”. La storia prosegue ed è tutta affascinante, inframmezzata da canzoni e musica che proseguono nel racconto e nel farci sentire quante cose sono successe oltre un quarto di secolo fa. Il successo col quale Coluche avrebbe potuto sbaragliare la politica francese all’inizio degli anni ’80, se non fosse finito in ospedale per un collasso che gli fece ritirare la candidatura a presidente quando le statistiche lo vedevano attestarsi al 16% nei sondaggi, non gli fece però più abbandonare la critica sul sociale e sulla politica, rendendolo sempre un personaggio da tenere sotto controllo. Ricevette pure proiettili e minacce.

Una sua proposta, quella di togliere le tasse a chi dimostrava di devolvere almeno il venti per cento dei propri ricavi ai poveri e ai meno abbienti, divenne una legge nazionale francese due anni dopo la sua morte. Ma prima aveva fatto in tempo a scoprire di poter ottenere successo con un film drammatico, lui che amava le battute a raffica e i monologhi, finche accettò di lavorare in Italia per il grande regista Dino Risi, che ammirava ma che lo mise a fianco di un comico italiano a quei tempi famoso in televisione, non certo noto come attore di cinema. Con lui non riuscì proprio ad andare d’accordo e il film fu un flop: ‘Scemo di guerra’ il titolo, Beppe Grillo il nome dell’altro attore protagonista. Si fa così risalire a quei tempi la curiosità suscitata nel Beppe nostrano, che amava l’invettiva ma a puro titolo di sberleffo, di voler forse un domani virare in politica. Il risultato fa ancor più rimpiangere la mancanza di Coluche, che in questi pochi giorni al Teatro Verdi ha ritrovato vita nel ricordo che spinge a fare ricerche. La mia mi permette di offrire in anteprima alcune battute originali: “Metà degli uomini politici è composta da buoni a nulla. L’altra metà da chi è pronto a tutto”. Eccone un’altra, piccolina: “L’amore è cieco, bisogna palpeggiare”. Parigi si è raccolta in lutto per la sua morte, lo amavano davvero tanto e ancora lo ricordano, specie amici artisti che gli hanno dedicato canzoni e spettacoli. Questo è il primo in italiano e speriamo non l’ultimo.


Teatro Verdi - via Pastrengo 16, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/27002476 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 16.30
Biglietti: intero 20€ - convenzioni 14€ (Associazioni, Cral, Card9, Invito a Teatro) - riduzione 10€ (over 65, studenti under 25) - mercoledì 10€

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Serena Agata Giannoccari, Ufficio Stampa Teatro Verdi
Sul web: www.teatrodelburatto.it

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