Closer - Teatro della Memoria (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 18 Giugno 2014 

Era una notte buia e tempestosa. I ragazzi, con professionalità d'altri tempi, sabato 14 giugno hanno proposto Closer nonostante in sala ci fossero appena cinque spettatori paganti. Le ragioni di questa diserzione di massa? 1. Fuori pioveva che Iddio la mandava giù, un diluvio che avrebbe turbato anche un espertone in materia come Noè; 2. L'Italia, proprio quel giorno lì, debuttava ai Mondiali color verdeoro (peraltro contro l'Inghilterra, Paese in cui si svolgono le tormentate vicende d’amore del quartetto in scena). A questo si aggiunga un terribile mal di collo della protagonista Alessandra Basile, che l'ha fatta patire parecchio anche durante la rappresentazione. Insomma, una sequela di sfighe difficilmente ripetibile, che però i nostri quattro valorosi eroi - Alessandra Basile, Luigi Guaineri, Dario Merlini e Valentina Pescetto - hanno saputo affrontare con coraggio.

  

Compagnia Effort presenta
CLOSER
due atti di Patrick Marber
con Alessandra Basile, Valentina Pescetto, Luigi Guaineri e Dario Merlini
regia di Adriana Milani 


Anche perché poi, diciamoci la verità, Closer è un testo così bello che lo si apprezza in qualunque frangente, pure sotto i bombardamenti. Il merito è interamente di Patrick Marber, ex cabarettista che a un certo momento della sua vita si è preso il ghiribizzo di cimentarsi nella drammaturgia. E meno male che gli è venuto 'sto ghiribizzo, perché il ragazzo è particolarmente dotato nella scrittura. Riesce a unire linguaggio colloquiale e capacità di sviscerare l'animo umano, in tutti i suoi aneliti e contraddizioni; melodramma e commedia; sentimenti di amore e sentimenti di odio, che i protagonisti palleggiano tra di loro come in un'entusiasmante partita di ping pong. Questo compito può portarlo a termine solo uno scrittore di talento. Il pubblico, difatti, puntualmente ringrazia. Anche quei tre gatti che sabato scorso sedevano nelle prime file hanno confermato il trend generale, che va avanti da quando Luca Guadagnino nel 2001 diresse la prima versione italiana: grande concentrazione nei momenti di pathos; relax quando la scrittura si alleggerisce un po' - in particolare, grasse risate degli spettatori quando i due maschietti pronunciano parole come “cazzo”, “figa”, “pompino”: classico esempio di regressio ad infantiam, di cui però è bene che si occupi la psicologia e non la critica teatrale.

Ora, siccome il testo di suo ha un grande valore, bisogna stare un pochino attenti con le sperimentazioni troppo ardite. La regista Adriana Milani fa più che bene il suo mestiere, e lo ha dimostrato in svariate occasioni. Però, dal momento che la routine è sempre una brutta cosa (tanto più quando si fa una professione creativa), è naturale che lei senta l'esigenza di apportare dei cambiamenti qui e là quando ripropone lo spettacolo. Nello specifico, Adriana ha avvertito il bisogno di asciugare un po' i personaggi. L'esperimento è abbastanza riuscito, però attenzione a non pigiare troppo il pedale dell'asciuttezza: il rischio, alla lunga, è che i caratteri divengano diafani, privi di corporeità. E chi ha visto Closer almeno una volta sa che la forza di questa pièce consiste soprattutto nella carnalità di quelle figure che si muovono sul palco, nei corpi che si toccano con rapidità e con la medesima velocità si staccano. E proprio quando si staccano, lo fanno con una forza tale che risulta più passionale di un amplesso. Questo è Closer come lo ha pensato Patrick Marber. Senza dubbio Adriana condivide questo approccio dell'autore, però ribadiamo il concetto: attenzione a non farsi prendere troppo dall'ambizione personale di lasciare un segno ai posteri. I posteri - ai quali, come ci insegna Manzoni, spetta l'ardua sentenza - prediligeranno una lettura quanto più possibile fedele al testo originale.

Per quanto riguarda gli interpreti, senza ombra di dubbio la palma spetta a Dario. La classe non è acqua. E di classe Dario, come si è già verificato a più riprese, ne ha da vendere. Un po' meno convincente Luigi. Ma non è un appunto relativo al suo talento d'attore, ci mancherebbe altro. C'è un'infinità di variabili che può portare a un risultato interpretativo non eccellente: il personaggio forse non era interamente nelle sue corde; magari il feeling col resto del cast andava collaudato maggiormente. Oppure, più semplicemente, una ragione fisiologica: non aveva digerito bene il pranzo o aveva mal di testa (anche se il mal di testa, a onor del vero, generalmente è una scusa più femminile che maschile).

E ora veniamo ad Alessandra e Valentina, produttrici dello spettacolo nonché protagoniste. Closer è stata una bella esperienza, da incorniciare tra i ricordi positivi: due anni di sforzi (Effort, non a caso, è il nome che hanno scelto per la loro associazione) ripagati dall'affetto e dalla simpatia di molte persone. Non solo: hanno dimostrato di saper interiorizzare il testo di Marber, di coglierne i vari aspetti con lucidità (per ulteriore conferma, leggere l'intervista doppia realizzata dal sottoscritto, che troverete tra gli articoli correlati a questo pezzo). Dunque si è trattato di una scommessa vincente. Al netto di qualche incidente di percorso, nel complesso possiamo dire che lo scalpo sono riuscite a portarselo sempre via. Ora, visto che hanno imparato a padroneggiare con una certa dimestichezza gli umori altalenanti di Alice e Anna, perché non cimentarsi a questo punto con gli altri due capitoli della trilogia londinese dell'autore? Questa proposta di primo acchito potrebbe lasciarle perplesse, dal momento che sia La scelta del mazziere sia Howard Katz sono testi dove protagoniste sono le figure maschili. Ma questo non è un alibi, ragazze: la sfida consisterebbe proprio nel declinare al femminile quei caratteri e vedere un po’ quello che succede. Chissà quali risultati spiazzanti, sorprendenti, inimmaginabili. Potrebbe essere un salto di qualità per Effort, la prova che è in grado di proporre un ventaglio ampio di toni e di situazioni. Provino a informarsi sulla possibilità di ottenere i diritti d'autore di quei due spettacoli. Sarebbe per tutta la compagnia un'occasione di crescita professionale. Anche per Stefania Gazzi: la make-up artist dei miracoli, insostituibile compagna di viaggio delle nostre due eroine.

Bene, la recensione sta per finire. Non prima però di esserci posti un paio di domande nodali: chi erano quei cinque spettatori paganti? Cosa fanno nella vita? Come mai si trovavano proprio al Teatro della Memoria in una notte di tregenda? Questi sono quesiti veramente interessanti. Bisognerebbe imbastirci sopra un plot. Facciamolo al più presto. 

 

Teatro della Memoria - via Cucchiari 4, Milano
Orario spettacoli: venerdì 13 e sabato 14 giugno ore 20.30, domenica 15 giugno ore 16.45

 

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrodellamemoria.it

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