Cleopatràs - Sala La Cavallerizza, Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Domenica, 08 Gennaio 2017 

Nel piccolo spazio bohémien de La Cavallerizza, all’interno del cortile del Teatro Litta, oggi MTM, si è radunato il pubblico desideroso di assistere a una nuova proposta testoriana, offerta da una brava Marta Ossoli in assolo con la regia di Mino Manni e l’assistenza di Serena Lietti. C’è il tutto esaurito e una luce rossa illumina i muri sbrecciati di mattoni a vista finché entra la protagonista, una giovane donna avvolta da un mantello rosso corallo che la ricopre tutta. Quando getta il mantello a terra, mostra un abbigliamento tipico delle donne da strada: calze malconce di nylon nero, reggicalze, poco altro, tanto trucco e un turbante colorato mal messo. Il vero contrasto è che lei sarebbe dovuta sembrare una finta regina egizia, ormai donna di strada, ma Marta Ossoli ha il difetto di essere troppo bella e di avere un contegno naturalmente elegante, il che fa a pugni col resto. Ma in effetti il pubblico pare apprezzare.

 

Manni/Ossoli presenta
CLEOPATRÀS
di Giovanni Testori
regia Mino Manni
con Marta Ossoli
assistente alla regia Serena Lietti
disegno luci Alberto Gualdoni
spettacolo prodotto con il sostegno e la collaborazione di Amministrazione Comunale di Castel San Giovanni, Diana Ceni, Giulio Fassina, Francesco Paladino, Angelo Sordi, Nuccia Zuterni

 

Parlando per dar vita al suo monologo, l’attrice snocciola le belle e spietate parole di Giovanni Testori, che la proiettano in uno dei tipici personaggi femminili dell’universo inventato dallo storico e critico d’arte, autore teatrale e pittore: la visione di una donna un po’ stracciona, sempre perdente, colma di malinconia e profondi rimpianti “per aver perso il treno della vita. Nonostante non somigli fisicamente al personaggio, la Ossoli ci sta entrando dentro in pieno e affascina sempre più gli spettatori. Ultima opera dell'autore milanese, Cleopatràs è parte, con Erodiàs e Mater Strangosciàs, della trilogia Tre Lai con la quale Testori ha chiuso la propria produzione letteraria e lasciato quello che costituisce a tutti gli effetti un testamento spirituale ed artistico. Una vita in fondo dedicata davvero a riportare gli ultimi, i disperati, i morenti e gli esclusi a una dignità d’amore giusto, valido, meritevole d’attenzione.

E qui racconta come una donna che fu regina d’Egitto, in un impero durato tre millenni, più a lungo di qualunque altro nella storia dell’umanità, dopo aver perso la guerra veda infrangersi completamente il suo universo; Testori dunque la immagina trasformarsi da potentissima imperatrice in ‘bagascia’ di paese. La scelta di inserire brani musicali di vario genere provoca sconcerto, come l’improvviso e gioioso ‘Abbronzatissima’ che introduce il secondo tempo. Le parole continuano a raccontare storie sempre più intime e dolorose mentre la musica sorprende ma accompagna. Si giunge alla terza parte con un treno che parte al capolinea. “Avrei voluto che mi chiamassero ‘L’assass’ e non ‘Cleopatràs’’” afferma Marta, mentre una voce fuori campo recita senza rispettare la lingua di Testori facendo da contraltare alla protagonista, sempre più capace di dare vita all’essenza del personaggio.

Quando di spalle si spoglia lentamente, si toglie infine il foulard e si scioglie i capelli, il foulard diventa gonna e i lunghi capelli le coprono il petto. La stoffa del mantello, avvoltolata e tenuta fra le braccia, si trasforma in un figlio da stringere a sé. Ci viene regalato tutto il dramma di una donna che non ha più nulla, spogliata di ogni bene ma non del suo dolore. Grande il pathos offerto dalla performance di Marta Ossoli e, quando il lungo braccialetto si trasforma in serpente, capace di morderle il seno per ucciderla, una musica africana accompagna la scena, con una esibizione di danza frenetica conclusa con la morte. Ma Cleopatràs non è davvero morta e, tutta rivestita, se ne va a piedi, lentamente. Tantissimi applausi salutano il finale, seguito da un incontro col pubblico che rimane per ascoltare Andrea Bisicchia, scrittore e critico d’arte oltre che amico personale di Testori, il quale racconta aneddoti e propone una riflessione storica, necessaria per comprendere come mai Testori creò un linguaggio nuovo.

Ecco il motivo: “Quando negli anni ’70 Testori prende a scrivere per il teatro” spiega Bisicchia, “i teatri stabili erano in crisi, il linguaggio pure e l’unica soluzione era inventare un nuovo linguaggio. La crisi del teatro è stata una crisi del linguaggio, adoperato da un regista nell’interpretazione dei testi. Tutto in crisi. Occorreva che un regista riscrivesse i testi ormai in crisi. Questo lo capirono sia Giovanni Testori che Dario Fo. E se Testori resiste ancora oggi è grazie alla sua invenzione di un linguaggio rivoluzionario”. La lunga dissertazione sarà forse pubblicata dal bravissimo Andrea Bisicchia che per anni, in qualità di ufficio stampa del Teatro oggi noto come Franco Parenti, visse assieme a Testori la presentazione di numerosi testi teatrali alla presenza dell’autore, amico di Franco Parenti quando il teatro che questi conduceva assieme a Andrée Ruth Shammah si chiamava ‘Salone Pier Lombardo’. E’ bello vedere che i giovani ancora oggi ricordino di mettere in scena testi così coinvolgenti, profondi e capaci di far emozionare e riflettere.

 

Teatro Litta (Sala La Cavallerizza) - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 14 €, ridotto under35 e over65 10 €
Durata: 55 minuti

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Maddalena Peluso, Ufficio stampa MTM
Sul web: www.mtmteatro.it

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