Circo equestre Sgueglia - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Lunedì, 24 Marzo 2014 

Dal 4 al 23 marzo. Lo spirito più autentico, sofferente e viscerale delle creature che costellano l'universo drammaturgico di Raffaele Viviani rivive nell'allestimento suggestivo, colorato, denso di delicatezza e partecipazione emotiva disegnato dal regista argentino, naturalizzato francese, Alfredo Arias. Lo spettacolo, frutto di una coproduzione tra Teatro di Roma, Teatro Stabile di Napoli e Fondazione Campania dei Festival ha debuttato al Napoli Teatro Festival Italia dello scorso giugno per poi approdare al Teatro Carignano di Torino, al San Ferdinando di Napoli e all'Argentina di Roma; prossime date della tournée al Teatro della Corte di Genova (dal 25 al 30 marzo) e al Teatro Due di Parma (1 e 2 aprile).

  

 

Coproduzione Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Teatro di Roma presenta
CIRCO EQUESTRE SGUEGLIA
testo e musiche originali di Raffaele Viviani
regia Alfredo Arias
con Massimiliano Gallo, Monica Nappo, Lino Musella, Tonino Taiuti, Gennaro Di Biase, Giovanna Giuliani, Carmine Borrino, Autilia Ranieri, Lorena Cacciatore, Marco Palumbo
e con la partecipazione di Mauro Gioia
musicisti Giuseppe Burgarella (pianoforte), Gianni Minale (fiati), Alberto Toccaceli (percussioni), Marco Vidino (chitarre e mandolino)
scene Sergio Tramonti
costumi Maurizio Millenotti
luci Pasquale Mari
arrangiamenti musicali Pasquale Catalano
coreografie Luigi Neri
sopratitoli Luca Delgado

 

Un manipolo di creature reiette, abbandonate, sospese tra latente inquietudine e sconsolata rassegnazione, si dibatte confusamente tra gli affanni del quotidiano sotto i laceri tendoni del circo Sgueglia. Sullo sfondo si stagliano, mai citati esplicitamente ma sempre più lapalissianamente evidenti nel senso di disorientamento che avvolge l'umanità come oscura caligine, il disastro appena consumatosi del primo conflitto mondiale (l'opera, la prima commedia del drammaturgo napoletano in prosa e musica, fu composta nel 1922 e debuttò lo stesso anno al Teatro Bellini di Napoli), e le mortifere prospettive che iniziano a delinearsi all'orizzonte con l'incubo di ulteriori rigurgiti di guerra e violenza. In primo piano invece un presente intriso di angoscia, miseria, solitudine, incomunicabilità, convivenza forzata, instabilità economica ed affettiva che affligge senza distinzione alcuna tutti i personaggi di questo microcosmo convulso e dolente.


L'incantevole scenografia concepita da Sergio Tramonti, egregiamente sottolineata dal disegno luci di grande atmosfera modellato da Pasquale Mari ed ulteriormente valorizzata dai costumi sontuosi e variopinti di Maurizio Millenotti, proietta immediatamente lo spettatore nel fulcro dell'intreccio narrativo, tra baracconi circensi, giostre dei saltimbanchi, vertiginosi trapezi e imponenti pedane pronte ad accogliere mirabolanti numeri equestri. La prospettiva assunta non è però quella patinata di iridescenti lustrini consuetamente esposta al pubblico del circo Sgueglia, ma quella grama e miserabonda del "dietro le quinte": due carovane dall'aspetto fatiscente, degli scaldavivande improvvisati con cui cuocere un pugno di spaghetti da contendersi come fiere affamate, sul fondoscena in lontananza il palco del circo; viene dunque a configurarsi una netta contrapposizione tra l'illusorietà delle apparenze e la drammaticità del reale, mentre torbide dinamiche relazionali si instaurano tra questi stravaganti artisti, funamboli tanto nelle prodezze circensi quanto nel districarsi tra le asperità dell'esistenza. Due storie di subitanee passioni e matrimoni che si sfaldano infestati dallo spettro dell'infedeltà si intrecciano ad innescare la narrazione: il clown Samuele (Massimiliano Gallo), trascinante protagonista indiscusso nello strappare risate scroscianti ai suoi ammirati spettatori, non si avvede, per ingenuità o forse per incapacità di affrontare la lacerante verità, del fatto che la vezzosa ed esuberante moglie Giannina (Giovanna Giuliani) si è invaghita a tal punto dell'acrobata toscano Giannetto (Carmine Borrino) da dimenticarsi completamente di ogni benchè minimo dovere coniugale; allo stesso modo similmente il ruvido e spaccone domatore Roberto (Lino Musella) è preda di un'irrefrenabile passione per la graziosa e provocante figlioletta del proprietario del circo (Lorena Cacciatore), totalmente dimentico delle premure amorevoli a lui costantemente riservate dalla devota sposa Zenobia (Monica Nappo), da lui addirittura vituperata e maltrattata per il suo eccesso di attenzione e sollecitudine. Mentre i coniugi fedifraghi se la spassano impunemente alle spalle dei loro candidi e generosi compagni, ovviamente il tarlo del pettegolezzo comincia a serpeggiare sempre più insinuante, fomentato ad arte dalla linguacciuta maldicenza di una pungente "donna serpente" en travesti (Gennaro Di Biase). Samuele e Zenobia si aggrapperanno però cocciutamente alla loro personalissima visione dei fatti, finchè la cruda realtà non si paleserà dirompentemente dinanzi ai loro occhi: Giannina, fingendosi pia donna desiderosa di recarsi alla messa domenicale, se la dà a gambe fagotto in spalla col suo fascinoso toscano; nel frattempo, proprio per sopperire alla mancanza dei fuggitivi, Zenobia viene costretta a cimentarsi in un rischiosissimo numero di equilibrismo equestre che si conclude con un incidente che la condannerà a una vistosa zoppia, poco dopo seguito dall'inevitabile abbandono da parte del suo insensibile sposo-domatore.


Questo drammatico epilogo chiude il segmento principale dell'intreccio narrativo; la conclusione delle vicende prenderà corpo nella piazza di Napoli in cui si è rifugiato il clown Samuele. Abbandonato difatti l'alveo protettivo ma ormai insopportabile della carovana circense, ha trovato rifugio nel calore delle strade partenopee dove si esibisce in bizzarri siparietti musicali con Madame Lattughella, improbabile cagnolino agghindato di tutto punto. E' proprio in questa piazza che avverrà l'incontro fortuito con Zenobia, ormai anche lei sola e con il proprio passato ineluttabilmente gettato alle proprie spalle. Germoglierà tra loro spontaneamente una vicinanza, una comunanza di solitudini, un rapporto assolutamente casto ma denso di tenerezza e comprensione reciproca, diametralmente opposto rispetto alle concitate passioni che avevano innescato un vero e proprio turbinio di sofferenza ed annientato le loro certezze; non vivranno assieme, semplicemente si incontreranno ogni giorno nella stessa piazza, divideranno il misero pasto che riusciranno a procacciarsi grazie alla generosità dei passanti, si conforteranno a vicenda con dolcezza e compassione per non soccombere alla durezza della quotidianità e all'indifferenza del prossimo.


La messa in scena di Alfredo Arias ha il pregio di coniugare con calibratissimo equilibrio rispetto della tradizione e modernità della sua rilettura ed interpretazione, offrendo in questo modo uno spettacolo assolutamente godibile per i palati teatrali più eterogenei ed al contempo decisamente originale. Davvero emozionante ed attualissimo il testo di Raffaele Viviani, per la sua capacità di tracciare un pittoresco bozzetto paesaggistico di questa scalcagnata comunità di anime insofferenti alla propria precaria condizione di vita, dipingendo al contempo con affilata capacità di introspezione dei ritratti umani estremamente vividi e commoventi. Le musiche originali composte dallo stesso Viviani sono impreziosite dall’arrangiamento di Pasquale Catalano ed eseguite dal vivo da un affiatato ensemble di strumentisti - Giuseppe Burgarella al pianoforte, Gianni Minale ai fiati, Alberto Toccaceli alle percussioni e Marco Vidino alle chitarre e mandolino; nella sapiente alternanza tra il registro brillante-burlesco e quello malinconico-evocativo, questa ricercata intelaiatura sonora diviene insostituibile ordito che, intrecciandosi alla trama recitata, compone il pregiato tessuto di questa commedia in prosa e musica. Superbe le interpretazioni dell’intero cast attoriale, diretto con puntuale precisione e sofisticata intelligenza registica da Arias: in particolare spiccano le intensissime prove recitative di Massimiliano Gallo e Monica Nappo, per la capacità di plasmare le maschere tragiche di Samuele e Zenobia con straordinario pathos e sensibilità.


Tra nostalgia e vivacità, dramma e umorismo, rispetto della tradizione e spunti innovativi, l'atto unico di Alfredo Arias cattura il lirismo e la dirompente potenza di questo capolavoro di Raffaele Viviani, restituendolo con accresciuta efficacia allo spettatore che, al serrarsi del sipario, non potrà non sentirsi accompagnato da un senso di turbamento e tenerezza nei confronti di questi struggenti personaggi, apparentemente lontani anni luce dalla nostra realtà eppure, in fondo, così dolorosamente simili a tutti noi.

 

 

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.helloticket.it
Orario spettacoli: martedì, mercoledì e venerdì ore 21, giovedì e domenica ore 17, sabato ore 19, lunedì riposo
Durata spettacolo: 1 ora e 40 minuti senza intervallo



Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

 

 

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