Cirano deve morire - Biennale Teatro 2019 (Venezia)

Scritto da  Domenica, 18 Agosto 2019 

Prima assoluta dello spettacolo-concerto frutto del progetto vincitore dell’edizione 2018/2019 della Biennale College Teatro - Registi Under 30, che lo scorso anno ha premiato il ventisettenne romano Leonardo Manzan. Liberamente ispirata al “Cyrano de Bergerac”, l’opera, intitolata “Cirano deve morire”, è stata prodotta dalla Biennale di Venezia e realizzata con l’attivo tutoraggio del Direttore della sezione teatrale Antonio Latella.


CIRANO DEVE MORIRE
liberamente ispirato a "Cyrano de Bergerac" di Edmond Rostand
regia Leonardo Manzan
con Alessandro Bay Rossi, Giusto Cucchiarini, Paola Giannini
drammaturgia Leonardo Manzan, Rocco Placidi
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
luci Simone De Angelis
progetto sonoro Franco Visioli
musiche Alessandro Levrero, Franco Visioli
produzione La Biennale di Venezia

 

Sento che sia giusto da parte mia venire allo scoperto e dire apertamente cosa penso di Cirano, perché Cirano deve morire, motivare in qualche modo il mio desiderio iconoclasta. Ma rischio che sia piuttosto Cirano a dire cosa pensa di me. Si può essere iconoclasti verso ciò che non è un’icona? Forse è proprio questo il tentativo più importante: dimostrare che Cirano non è affatto un’icona, non offre schemi. Semina indizi, tracce che portano a noi. Cirano ci appare molto più simile, più prossimo di quanto pensassimo, se riusciamo a smascherarlo, cioè, letteralmente, se gli togliamo la maschera.
(Leonardo Manzan)

Con la metafora che vede il programma del festival diventare il menù di un ristorante, l’organizzazione della Biennale Teatro indica Manzan come una vellutata, ma il giovane regista sembra volersi mostrare invece piuttosto tagliente, non solo quando fa parlare quel brutto carattere di Cirano di Bergerac. Proprio per questo non è facile recensire il suo spettacolo. E forse aver iniziato a farlo con le parole del regista è stata una scusa per temporeggiare. Veniamo ora al dunque, veniamo alla difficoltà.

Per bocca del suo protagonista, Manzan spara a zero contro la platea, compresa la stampa in sala, anticipando con aria di sfida sia recensioni positive che recensioni negative, con un linguaggio che agli occhi più sensibili qui risparmio ma che chiama in ogni caso in causa le terga. Non condanno la scossa - evviva le botte di vita! - ma chi non si identificasse totalmente in quegli “impiegati ad ore del torpore della mediocrità” non potrebbe che scegliere una strada diversa, non così polarizzata, e preferire dell’autore la faccia.

Affiancato nella scrittura da Rocco Placidi e sotto la guida del maestro-tutor Antonio Latella, c’è da dire che Leonardo Manzan ci offre una rappresentazione carica di energia, sforzandosi di rompere gli schemi proprio come forse dovrebbe competere al vincitore di un premio per artisti emergenti. Inizia con… una fine, promettendo bene e, tutto sommato, mantenendo le promesse. E poi non è da tutti trasformare un palcoscenico in una discoteca con luci stroboscopiche. Farlo usando a tratti dei costumi d’epoca ha un che di piacevolmente straniante.

L’abilità più grande che va riconosciuta al duo Placidi-Manzan è però quella nella scrittura: non male per un’opera che chiama in causa Cirano. Versi piacevoli da ascoltare, spesso critici, satirici, pungenti come ci si aspetta da un Cirano degno del proprio nome. Versi che sciolgono la lingua e che hanno messo ahiloro a dura prova degli ottimi Alessandro Bay Rossi, Giusto Cucchiarini e Paola Giannini, rispettivamente Cirano, Cristiano e Rossana.

Sì, perché la favella è stata donata indiscriminatamente a tutti e non solo al protagonista. Così come tutti e tre - e non solo il nostro Cirano del 2019 come ci si potrebbe aspettare - si ritrovano a rappare, con un flow più o meno marcato e originale sulle musiche dell’apprezzabile dj Levrero. D’accordo o meno, che la letteratura di oggi possa nascondersi tra i versi rap è tesi sempre più frequente.

Il rap a teatro lo aveva già portato con successo nel 2017 la vicentina Marta Dalla Via, col suo apprezzabilissimo “Personale, Politico, Penthotal” ispirato al genio di Andrea Pazienza. Come un rapper, Cirano è insofferente e odia. Ma Cirano ama anche. E da bravo millennial lo scrive con una bomboletta su un muro. L’insofferenza si sfoga, dicevamo all’inizio, contro una platea spesso - gli va data ragione - troppo passiva e conformista. Un apprezzabile gesto decostruttivo. Un gesto che forse vorrebbe essere avanguardista e di rottura. Ma per il pubblico provocato non c’è tempo di uscire dalla sala come viene invitato a fare, né c’è davvero spazio per sfidare testa a testa il cranio caldo di Cirano. I sopratitoli ci anticipano che lo spettacolo è scritto e com’è scritto deve continuare.

Lo spettacolo stesso sembra parzialmente incastrato nelle stesse contraddizioni che vuole decostruire. Voci dissidenti ancora troppo dentro a quello a cui si vogliono ribellare (chissà, forse troppo pieno di televisione; in cui Rostand convive con Celentano, De André con Renato Zero; e in panni disegnati da altri, magari dalla Vans). E così l’arma della lingua è puntata indiscriminatamente ad altezza d’uomo, come fossero - come fossimo - tutti nemici.

Il respiro più nobilmente politico che - rap a teatro per rap a teatro - non manca invece alla Dalla Via, sembra scomparso assieme al vecchio Cirano. I personaggi si semplificano e giocano a carte scoperte, definendo i propri tratti a voce alta. Ci fanno però riflettere, spiattellandocele davanti, su tante tendenze in atto che forse dovremmo iniziare ad affrontare.

Intelligente, divertente, struggente, con apprezzabilissime intuizioni, spesso innovative, lo spettacolo di Placidi e Manzan ha fatto morire Cirano provando a far fuori - già che c’era - tutto il teatro. Bene. Linfa vitale per farlo rinascere sembra essercene e di promettente. La sfida può essere ora raffinare lo sguardo decostruens e capire come uscire sani dal “confortante grembo della contemporaneità”.


Teatro Piccolo Arsenale - Sestiere Castello, Campo della Tana 2169/F, 30122 Venezia
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041/5218711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 24/07/2019 ore 21:00
Biglietti: intero 25€, ridotto (over 65, under 26, studenti e altri requisiti) 20€
Durata spettacolo: 90 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Foto di: Andrea Avezzù
Grazie a: Elsa Dubois, Ufficio stampa Biennale Teatro 2019
Sul web: www.labiennale.org

TOP