Ciò che vide il maggiordomo - Teatro San Babila (Milano)

Scritto da  Martedì, 10 Maggio 2016 

Dall’8 al 17 aprile la Compagnia del Teatro San Babila, diretta da Marco Vaccari, ha portato in scena uno dei testi più rappresentativi di Joe Orton. Imbarazzi, scambi d’identità, aggressioni ed inseguimenti, equivoci e diagnosi affrettate, travestimenti e scomparse improvvise. Quello proposto da Orton è un meccanismo ad orologeria che fa saltare ogni certezza e travolge ogni logica utilizzando personaggi esasperatamente folli. Con un dialogo paradossale e arguto in parte influenzato da Oscar Wilde e dal teatro dell’assurdo il dissacrante autore inglese celebra l’apologia del caos.

 

Compagnia Teatro San Babila presenta
CIO’ CHE VIDE IL MAGGIORDOMO
di Joe Orton
regia Marco Vaccari
con Francesco Parise (Il Dottor Prentice), Gloria Anselmi (Geraldine Barclay), Sonia Grandis (La Signora Prentice), Daniele Crasti (Nicholas Beckett), Enzo Giraldo (Il Dottor Rance), Gianni Lamanna (Il Sergente Match)

 

Nell’accogliente platea del Teatro San Babila, piccolo, centrale e storico, si è subito impressionati dalla bella idea scenografica di porre come fondale bianco, sul fondo nero della scena, una gigantesca tela sagomata come un’enorme camicia bianca, anzi un camice bianco con maniche tanto lunghe ed enormi da potersi annodare ai primi lampioncini posti sui muri esterni al palco. Ancora a luci accese il pubblico sta trovando il proprio posto e cominciamo a udire voci simili a quelle che si sentono negli androni degli ospedali, quando viene chiamato il dottor tal dei tali o si cerca una persona particolare. Dalla galleria e tra il pubblico in platea sfrecciano persone, tutte col camice bianco, che si precipitano in varie direzioni e finalmente il palcoscenico si anima. Siamo qui per vedere uno dei migliori testi scritti dal drammaturgo britannico Joe Orton nella sua breve vita, "Ciò che vide il maggiordomo", rappresentato a Londra per la prima volta solo un paio d’anni dopo la sua morte, nel 1969.

Parte così il magnifico meccanismo perfettamente oliato di un testo che appartiene al genere dell’assurdo e di una certa letteratura dei malintesi e delle battute non volute, con una apparenza che rivela sempre qualunque cosa tranne la verità, che però il pubblico conosce perché tutto sta accadendo davanti agli occhi degli spettatori, complici involontari di situazioni sempre più ingarbugliate ed esilaranti. L’atmosfera è stata preparata fin dall’ingresso in teatro dove attori in camice controllavano il biglietto e facevano entrare il pubblico. Insomma, siamo in un grande istituto psichiatrico i cui protagonisti sono già seduti in teatro, e recitano battute concitate: “No, no, è tutta colpa dell’amministratore!” grida quello che viene portato via da due in camice. E finalmente si spengono le luci e parte il bel brano ‘Help’ dei Beatles che, dopo le prime strofe, rallenta e introduce alla vera, incredibile storia. Siamo nello studio di un medico, c’è una scrivania, sedie e il classico lettino per le visite un po’ più in là, separato da tende bianche.

Tutto comincia con l’ingresso di una bella e giovane ragazza che si presenta da un noto psichiatra ospedaliero in cerca di un lavoro da steno-dattilografa, chiamata da una agenzia che l’aveva indirizzata lì. Da questo momento comincia la ‘pochade’ perché il medico si rivela uno che ci prova sempre con le ragazze e le segretarie che gli passano attorno ma arriva la moglie inaspettatamente, e da questo incipit si scatena un ritmo perfetto che va ad incastrare personaggi sempre più assurdi e situazioni sempre più paradossali; vedremo un andirivieni davvero notevole di fatti ridicoli e impossibili da raccontare, per via di una sceneggiatura che permette il perfetto inanellarsi di una serie ininterrotta di malintesi, i quali dominano la narrazione fino alla fine, quando accade un potente colpo di scena. Litigi, polizia, tentativi di fuga, botte, rimproveri e travestimenti, tutto porta a trascorrere una serata divertentissima anche quando sfugge perfino il senso di ogni cosa, forse volutamente. Irresistibili tutti i personaggi, interpretati da Sonia Grandis, Francesco Parise, Gloria Anselmi, Daniele Crasti, Enzo Giraldo e Gianni Lamanna.

La carriera prolifica ma breve di Joe Orton fu spezzata da un delitto e da numerosi scandali: visse solo 34 anni, adorava la comicità tipica inglese, a denti stretti, l’umorismo, la farsa e un certo gusto per il noir surreale alla Oscar Wilde. Con questa commedia, che solo all’apparenza è una buffonata sui manicomi e sul sistema istituzionale, in verità conduce una feroce critica all’ipocrisia e ai falsi moralismi tipici della società britannica in un’epoca in cui dilagavano i giovani coloratissimi e psichedelici degli anni ’60, con ragazze in minigonna ma tutto un grande strato di tabù e pregiudizi che aleggiava come facciata, utile a una quantità di persone che in realtà vivevano in modo totalmente differente da quello che predicavano. Smascherare il sistema con la maschera della comicità inserita in un lavoro drammaturgico perfettamente congegnato è stata una delle tante scommesse vinte da questo giovane che amava vivere controcorrente e molto pericolosamente.

 

Teatro San Babila - corso Venezia 2/A, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/798010, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.30, mercoledì e domenica ore 15.30
Biglietti: da euro 17 a euro 27,50

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Roberta Cucchi, Ufficio stampa Teatro San Babila
Sul web: www.teatrosanbabilamilano.it

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