Cingomma / Homo Ridens - Dancing Everest (Vimodrone, Milano)

Scritto da  Giovedì, 10 Marzo 2016 

C’è un paese in provincia di Milano che si chiama Vimodrone. A Vimodrone una vecchia balera ancora arredata di formica e linoleum che si chiama Dancing Everest. E al Dancing Everest c’è, fino a maggio, una rassegna teatrale piena zeppa di bravi artisti e narratori trai quali: Lucilla Giagnoni, Laura Curino e Francesco Meola (giusto per fare qualche nome!). Questa rassegna si chiama: "Sherpa-Teatro d’Altitudine" e noi di Saltinaria abbiamo indossato scarponi e rampini teatrali e siamo andati a curiosare un po’.

 

CINGOMMA
di e con Jessica Leonello
regia Jessica Leonello
aiuto regia Veronica Capozzoli
disegno luci Luca Serafini
spettacolo vincitore del Premio per le Arti L.A. Petroni 2012 e del PremionOFFerta Creativa 2014

HOMO RIDENS _ VIMODRONE
creazione collettiva Teatro Sotterraneo
in scena Daniele Bonaiuti, Jacopo Braca, Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Filippo Paolasini, Matteo Ceccarelli
scrittura Daniele Villa
produzione Teatro Sotterraneo/coproduzione Armunia e Centrale Fies
con il sostegno di Comune di Firenze, Le Murate, Suc (Spazi Urbani Contemporanei)
in collaborazione con Santarcangelo 41
Teatro Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory
Spettacolo premiato all'estero con il Be Festival First Price e l'Act Festival Price al Be Festival di Birmingham



Ogni serata offre doppio spettacolo. Un po’ come, ci spiega il direttore artistico, accade ai concerti: c’è un gruppo spalla e il gruppo leader. Quindi c’è uno spettacolo breve diciamo d'apertura e poi lo spettacolo principale. Difficile dire quale dei due sia durato di meno!

Il primo è "Cingomma", atto unico scritto e diretto da Jessica Leonello. Quella di Jessica è la storia di una famiglia siciliana che intraprende il “viaggio della speranza” sull’espresso Milano-Palermo per le vacanze estive. Un viaggio incredibile fatto dalla piccola Jessica, sua madre e suo padre. L’attrice impersona se stessa, i suoi genitori e delle improbabili hostess che hanno solo la testa (sono testine da parrucchiere). Il tutto è ben narrato, scorre fluido e ci fa sorridere, ridere e commuovere. L’attrice è molto dolce e capace di entrare in empatia con il pubblico, che risponde divertito e complice. C’è tanta tenerezza in questo racconto, un amore infinito verso i propri genitori e un rispetto profondo di certe radici che sono impossibili da divellere.

Dopo questo spettacolo, tanto carino, che doveva essere solo il “gruppo spalla”, sarà difficile fare meglio viene da pensare. E infatti è proprio difficilissimo. Quello che doveva essere il piatto forte della serata, "Homo Ridens" della compagnia fiorentina Teatro Sotterraneo, rischia di essere un amaro bevuto un po’ a forza. Lo spettacolo inizia con la ormai classica scena aperta di tutti gli spettacoli di ricerca, quattro attori in scena più un tecnico che in realtà ha la sua parte in causa. Ci attendono per sottoporci ad un test a dir poco agghiacciante.

Ci vengono mostrate tre fotografie alle quali, per alzata di mano, dobbiamo dare un titolo. La risposta A è molto sciocca, la B humor nero e la C è sempre “non c’è niente da ridere” e di fatto non c’è effettivamente niente da ridere. E’ troppo presto, noi pubblico non siamo pronti per un ingresso così violento e brusco. Perché? Perché non abbiamo nemmeno capito chi siamo, dove siamo, che ci vengono sbattute in faccia in ordine: un’immagine dell’olocausto (corpi accatastati), la fotografia di una mano mozza scattata l’11 settembre durante la tragedia delle Twin Towers e la terza immagine raffigura un bambino africano che sta presumibilmente morendo di stenti. E’ troppo, davvero troppo e anche un filo di cattivo gusto. E tutto lo spettacolo è più o meno una lunga sfilza di gag, escamotage pseudo-violenti per cercare di innescare nel pubblico il meccanismo della risata. Accade? L’esperimento riesce? Ovviamente no o forse solo a metà.

Risultiamo dal test un pubblico: obiettore di coscienza poco incline al divertimento. Noi? Davvero? E se invece semplicemente quello che abbiamo visto non fosse stato divertente e basta? Se quello che accade non facesse ridere nemmeno un po’? Che presunzione in questo verdetto, no? Eppure, quasi incredibilmente, qualcosa di buono c’è: la performance di Sara Bonaventura e l’intelligenza della struttura, peccato un po’ mal sfruttata o forse troppo compressa perché potesse permetterci di fare parte di questo gioco. Alla fine la concitazione delle informazioni, delle gag, delle storie, ci ha portati a non essere davvero partecipi, a non poterci rilassare e se non si è rilassati e complici, si può comunque ridere?



Circolo Everest - via Sant'Anna 4, Vimodrone (Milano)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/95299528 - 328/1216917, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì 26 febbraio, ore 21
Biglietti: intero 13€, ridotto (residenti a Vimodrone, under 18, over 65, tesserati Heroes 2015/16) 10€, promo Facebook 11€, under 14 5€

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Ilaria Petrosillo, Comunicazione Cooperativa Sociale Industria Scenica ONLUS
Sul web: www.circoloeverest.com

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