Cibami - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Domenica, 29 Novembre 2015 

Effervescente, dolce, piccante, amara, aspra: l’interpretazione di Tiziana Foschi in “Cibami”, tre atti unici per un’ora di spettacolo, è un concentrato di sapori diversi. Con versatilità e talento, la Foschi dà vita a tre racconti che omaggiano il cibo e che proprio attraverso il cibo raccontano d’amore, di solitudine, di devozione, di sfide.

 

Ass. Cult. NOVRE presenta
CIBAMI
scritto da Cinzia Villari e liberamente tratto da Stefano Benni
con Tiziana Foschi
voce e chitarra PIJI
scene e costumi Daniele Pittacci e Isabella Fagiano
luci Camilla Piccioni
organizzazione Antonella Lepore
regia Cinzia Villari

 

Dal 3 all’8 novembre il Teatro dei Conciatori di Roma ha solleticato il suo pubblico con uno spettacolo dedicato al cibo. Tre storie, tre piatti, tre odori - l’incenso, il sangue, il bosco - diversi per stile e toni ma accomunati dalla forza della Parola affabulatrice ed evocativa e dalla scelta del Cibo come ingrediente comune e simbolo d’amore in ogni sua sfaccettatura.

Si parte in sordina e l’antipasto che dovrebbe stuzzicare l’appetito è invece il racconto più breve e meno convincente. Tiziana Foschi fa il suo ingresso in mezzo al pubblico, si ferma lateralmente, il volto illuminato dalla luce di una candela. E’ una suora alle prese con i preparativi per una pantagruelica cena per i più alti prelati della Chiesa. Fin dalla mattina presto non fa che pelare, pelare, pelare patate, ubbidiente e meticolosa. E intanto chiacchiera, un dialogo a cuore aperto tra sé, col pubblico e con Dio, e racconta la gioia pura di essere serva del Signore... finché una punta di ribellione repressa non si insinua nella sua vocazione… Seppur gradevole, il monologo, scritto come quello seguente dalla regista Cinzia Villari, è però troppo breve per riuscire a coinvolgere e troppo poco incisivo per colpire, finendo per costituire l’anello debole dello spettacolo.

Subito dopo però, per la portata principale, il ritmo si accende e, tolto il velo e abilmente trasformato il vestito, la Foschi tratteggia ironicamente il personaggio più riuscito, tragicomico ed esilarante. Diventa una cuochina sopraffina, impiegata alla mensa comunale, alle prese con la preparazione di una cenetta romantica ed afrodisiaca per l’uomo che tutte le mattine incontra alla fermata dell’autobus. Una ceretta dell’ultimo minuto condizionerà però sia i preparativi che la serata stessa, fino a un finale davvero a sorpresa. L’attrice è bravissima a dar vita ad una notevole varietà di espressioni ed emozioni. Parla in rima baciata, si muove per tutto lo spazio, inarrestabile, concitata e divertente, passa dall’esaltazione alla tristezza, dall’ansia alla speranza. Con le smorfie e le espressioni buffe che da sempre contraddistinguono la sua recitazione ricrea puntuale i momenti emozionanti e frenetici, le paranoie e i sogni prima di un incontro importante. E’ la scena in cui si ride di più ma anche quella dal più forte retrogusto amaro.

Delizioso e appagante come il miglior dessert che chiude il pasto e lascia il sapore più dolce in bocca, è infine il terzo monologo in cui la scrittura insieme ironica, graffiante e poetica di Stefano Benni si riconosce in ogni singolo aggettivo. La sua capacità di giocare con le parole per evocare immagini, insieme al talento di Tiziana Foschi che con estro e apparente facilità riesce a dar loro corpo, danno un risultato sorprendente. La storia dai toni fiabeschi dell’incontro/scontro tra Sofronia e Rasputin, cuochi rivali, è raccontata dalla Foschi che, modulando la voce, passa con abilità da uno all’altro. I due si muovono come in una battaglia, studiano le mosse dell’avversario, preparano il contrattacco a suon di spezie, in una sorta di guerra tra vegetariani e carnivori e i personaggi sono delineati con così bella scelta e minuzia di particolari da sembrar davvero prendere vita. Davanti ai nostri occhi si materializza l’eterea Sofronia, conoscitrice di ogni erba e radice, magica nel comporre piatti soavi e delicati e poi Rasputin che arrostisce carne e cacciagione, ha occhi di brace, la voce roca, il coltello insanguinato. Quasi possiamo percepire l’aroma del magico sofrolio di Sofronia e il gusto succulento del gargaleone, l’ingrediente segreto di Rasputin. E se lei è così spirituale e delicata e lui tanto sanguigno e carnale, la loro sfida alla conquista del plauso di un noto critico gastronomico non può che assumere poi il sapore anche di una sfida d’amore. Così il racconto, vivido e coinvolgente, lascia assaporare sul finale punte di poesia.

Forte quindi dell’interpretazione della protagonista e dei bei testi, lo spettacolo si avvale anche della presenza sul palco del cantautore Piji che, chitarra e voce, accompagna in musica i racconti e gli intervalli. Il passaggio da un monologo all’altro è evidenziato inoltre dai cambi d’abito della Foschi che avvengono in scena attraverso la trasformazione rapida e ingegnosa di costumi e accessori. Il bancone da cucina con ingredienti e utensili che occupa il centro della scena, insieme a pochi altri oggetti di scena, compone la semplice scenografia. Scene e costumi sono di Daniele Pittacci e Isabella Fagiano mentre Camilla Piccioni con un bel gioco di luci e ombre pensa a ricreare ambienti e situazioni.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45448982 - 06/45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero € 18,00 - ridotto € 13,00 - ridotto € 10,00 + tessera obbligatoria di € 2,00
Riduzioni a disposizione per i lettori di SaltinAria!

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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