Ciao - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 11 Ottobre 2017 

Dal 10 al 22 ottobre la Fondazione Teatro della Toscana porta in scena al Teatro Quirino di Roma “Ciao” di Walter Veltroni, interpretato da Massimo Ghini e Francesco Bonomo, con le scene e i costumi di Maurizio Balò, le luci di Umile Vainieri e la regia di Piero Maccarinelli. Lo spettacolo è tratto dal romanzo omonimo del giornalista e politico, uno spaccato su come è cambiato il Paese dal dopoguerra ad oggi visto attraverso la radio e la tv, ma anche su tutto quello che è rimasto uguale tra vizi e virtù. Un indubbio omaggio al padre mai conosciuto, diventato un sogno ma anche una grande mancanza. Eppure una riflessione vince su tutto: la vita non ammette il “se” ed è solo quello che è vissuto. Il resto è fantasia.

 

Fondazione Teatro della Toscana presenta
Massimo Ghini e Francesco Bonomo in
CIAO
di Walter Veltroni
scene e costumi Maurizio Balò
luci Umile Vainieri
regia Piero Maccarinelli

 

Un atto unico - un’ora e 10 minuti - racconta con una scena fissa, che sembra invitare lo spettatore ad entrare nel salotto di casa Veltroni, l’incontro fantastico tra un padre, morto giovane negli anni Cinquanta, e un figlio, ormai sessantenne, che lo ha sempre cercato. Il padre è Vittorio e il figlio è Walter Veltroni, ma i due protagonisti potrebbero essere ogni padre e ogni figlio di questo Paese meraviglioso e dannato.

In effetti nell’amplio salotto, le cui pareti sono interamente rivestite da una grande libreria bianca e con due finestre che si affacciano sui pini di Roma, le parti sembrano rovesciate per età e quel figlio ormai maturo intervista e anche giudica il padre che potrebbe essere il figlio e che nel ricordo immaginario (il protagonista diventa orfano ad un anno) era già vecchio o forse troppo maturo per il mondo di oggi. Questo segna il primo passo tra le due generazioni: quella che usciva dalla guerra e con tutte le ferite - il padre a sua volta rimane orfano perché il nonno di Walter muore tra atroci sofferenze, postumi delle torture dei nazisti (ai quali era stato denunciato da un vicino e venduto per cinquemila lire naziste) - inventa il varietà per poter sorridere e ridere, per evadere appena possibile dalla cruda realtà. Quella di oggi sembra una generazione delusa.

Dal libro omonimo “Ciao” di Walter Veltroni, edito da Rizzoli, Piero Maccarinelli dirige Massimo Ghini e Francesco Bonomo, rispettivamente nel ruolo di Walter e Vittorio Veltroni: uno spettacolo sull’assenza, sul bisogno di relazione, sulla dolorosa bellezza della ricerca delle radici della propria vita. Emerge tutta la mancanza di un punto di riferimento che il figlio sente soprattutto quando diventa padre perché non ha un appiglio con il quale confrontarsi e scontrarsi.

Un doppiopetto grigio, il Borsalino in mano, un velo di brillantina sui capelli, lo sguardo basso: sotto un cielo che affonda nel rosa di un tramonto infinito, un ragazzo degli anni Cinquanta torna dal passato, si ferma sul pianerottolo della casa di famiglia e aspetta il figlio, ormai adulto. Com’è possibile? E perché è tornato ora, dopo tanto tempo? Sono due sconosciuti, ma sono padre e figlio. Due uomini che sanno di doversi amare. E pure che nel rapporto ritrovato, seppure virtualmente, di intimità si scontrano perché con i padri reali si discute e si litiga: Walter non riesce ad accettare la forte componente di casualità nella scelta del lato della barricata dalla quale stare: avrebbe preferito un padre che fin dall’inizio avesse capito e si fosse messo dalla parte della minoranza contro il Fascismo.

Lo spettacolo racconta la visceralità del rapporto padre-figlio e lo spaccato del nostro Paese visto attraverso la Rai dalla televisione sperimentale ai cambiamenti tecnologici. Con filmati in bianco e nero che entrano nello spettacolo emergono anche alcune ingenuità poetiche di quegli anni: nel 1953 muore Stalin e la televisione sperimentale racconta i funerali ma, non avendo la diretta e le immagini, si limita a mandare filmati di repertorio. E’ un funerale che si svolge in Unione Sovietica dove una delle persone che sorreggono la bara è proprio Stalin. Situazioni che oggi appaiono ridicole se non grottesche ma che hanno fatto la storia della comunicazione di questo Paese.

Il testo è certamente anche un omaggio a Vittorio Veltroni, famoso giornalista radio e televisivo, già direttore del Tg1, che portò alla notorietà Mike Bongiorno, fu amico di Alberto Sordi ed in un film di Totò interpretò se stesso. La lunga intervista che dichiara Massimo Ghini alias Walter Veltroni, serve per completare il libro; in realtà la ricostruzione del sé mira a capire la vita, il carattere, la storia del padre, a comprendere se è come l’aveva immaginata, come gli amici gliel’avevano raccontata. Scorrono allora le parole dell’infanzia, i paesaggi, i volti trasformati dal tempo e la Roma di allora in bianco e nero. Quella della radio e della televisione che Vittorio, ragazzo timido e geniale, ha contribuito a fondare.

Qual è l’eredità di un padre che non c’è mai stato? Forse la malinconia, certe tristezze improvvise, la voglia di scherzare e di prendersi in giro, il ricordo commosso della donna che li ha amati, la madre, il cui racconto dell’innamoramento del padre appare a Walter - lo si intuisce - roba d’altri tempi. “Ciao” è un viaggio attraverso il dolore della perdita e la meraviglia della ricerca delle proprie radici, dove le parole si mescolano e si intrecciano fino a rivelare ciò che unisce davvero un padre e un figlio, che lascia speranza, dolcezza e la fiducia nella memoria che crea un ponte tra le persone e la storia. Il messaggio è alla fine molto semplice: la vita è quella che è, la sola vissuta, le vite possibili semplicemente non esistono e non sappiamo se sarebbero state migliori.

Impossibile alla Prima non guardare un altro spettacolo, quello della platea, che racconta la Roma di oggi e per età di ieri, della memoria ancora vivente, del giornalismo italiano, del mondo del teatro e della politica.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, giovedì 12 e giovedì 19 ottobre ore 17, mercoledì 18 ottobre ore 19
Biglietti: martedì / mercoledì / giovedì / venerdì / sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), prima balconata € 24 (ridotto € 22), seconda balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); sabato sera / domenica pomeriggio platea € 34 (ridotto € 31), prima balconata € 28 (ridotto € 25), seconda balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata spettacolo: 70 minuti senza intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Paola Rotunno, ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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