Chelsea Hotel - Teatro Tieffe Menotti (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Martedì, 03 Aprile 2012 
Chelsea Hotel

Per sole tre, magnifiche serate, al Teatro Menotti, nella sede storica dell’ex Elfo e oggi sotto la direzione di Emilio Russo, il pubblico milanese ha potuto assistere a “Chelsea Hotel”, un curioso e nostalgico spettacolo concepito da Massimo Cotto, un giovane alto alto, allampanato, con gli occhiali e la testa pelata, molto personaggio calato nella parte del narratore, che di fatto racconta da bravo giornalista quella che è una storia appassionante, partendo dai numeri…

 

 

CHELSEA HOTEL

di Massimo Cotto

con Massimo Cotto e Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus

e con Matteo Curallo chitarre e pianoforte

 

Cantano in due, aperto il sipario: Mauro Ermanno Giovanardi, voce profonda e conturbante, ci delizia con un pezzo di Lou Reed, “Femme fatale”, dedicata a una donna che giovanissima avrebbe commesso un suicidio per droga, a soli 28 anni, dopo aver vissuto al Chelsea Hotel di New York City. Partendo dai numeri delle stanze dell’hotel che li ospitarono, Massimo Cotto racconta poi, seduto su una poltrona bassa a lato del palco, le affascinanti storie dei più grandi artisti della Beat Generation, da Allen Ginsberg a William Burroughs fino a Jack Kerouac, passando da Gregory Corso, i poeti maledetti che avrebbero ispirato Bob Dylan e altri cantautori dell’epoca ribelle del Novecento.

Ma si inizia parlando della numero 222, dove erano sfilate numerose star, compresa Madonna che proprio lì scattò le foto racchiuse nel suo celeberrimo libro di foto-scandalo, “Sex”. In questo ambiente, David Lynch ha girato alcune tra le più bollenti scene di “Nove settimane e mezzo” con Mickey Rourke e Kim Basinger nel 1985. Patti Smith ha abitato a lungo nella stanza 104 e ha lasciato scritto: “Il Chelsea Hotel era un gigantesco mercato all’aperto, dove tutti avevano da vendere la parte migliore di sé…”. Nella stanza 411 ha vissuto Janis Joplin, adorata icona della rock music che incontrò al pianterreno - racconta la leggenda - accanto al montacarichi che veniva usato a mo’ di ascensore, l’allora giovane Leonard Cohen, che la trovò irresistibile e divenne il suo amante per un periodo. Erano i tempi di canzoni come “Me and Bobby McGee”, canzone scritta per lei da Chris Christofferson. Leonard Cohen invece le dedicò una sua canzone, “Chelsea Hotel n.2”.

Ogni momento di racconto è un intervallo tra un brano musicale e l’altro, dove il bravissimo cantante, prestato dai La Crus, si accompagna a Matteo Curallo, che suona il piano elettrico e una chitarra, a seconda della bisogna, cantando talvolta per accompagnare Mauro Ermanno. Matteo è bravissimo, autore di musiche e testi, produttore, cantante e polistrumentista, insomma un tuttofare musicale eclettico e perfettamente sintonizzato per non emergere ma per rendere migliore le voci. Ha lavorato per il gruppo Modho e collaborato con tanti altri artisti ma questa unione ‘a soggetto’ appare davvero una sfida riuscita.

L’unione di questo trio, voluto da Massimo Cotto, autore delle biografie di grandi rock star, da Patti Pravo a Ivano Fossati a Roberto Guccini, fra gli altri, oltre che autore di romanzi e saggi, ha lo scopo di rendere viva l’immagine di un ricordo fortissimo: quello di un’epoca irripetibile e struggente, colma di passioni e di arte, di musica e di sballi, a partire dalla storia di Edith Piaf, ricordata con “La vie en rose”, che abitò al Chelsea durante il suo soggiorno a New York nel 1960 e attese l’arrivo dell’uomo che amava e che sarebbe diventato suo marito, ma che morì in un aereo precipitato proprio sulla tratta Parigi-New York. La piccola donna francese, rovinata dalle malattie, soprannominata ‘L’angelo nero’, aveva vissuto nella stanza 103 del Chelsea Hotel prima di presentarsi al concerto e svenire di fronte a tutti, tentando di cantare per Marcel, il suo amore appena scomparso. Edith Piaf fu amata anche dallo scrittore e poeta Jean Cocteau, che morì di malattia lo stesso giorno in cui morì la Piaf, per quanto allora fossero entrambi in Francia. Ai funerali della Piaf andarono in centomila, per piangerla.

Massimo Cotto racconta di persone e di fatti come fossero tutti accaduti ieri, mentre spazia fra decenni lontani di cui riecheggia a malapena il ricordo, talvolta, altrimenti apre vere porte buie che portano in luoghi sconosciuti ma sconvolgenti, di miseria e solitudini, soldi e malattie, disperazione e amori tra alcolisti, drogati, nevrotici. Eppure non fu così per tutti! Ad esempio si ricorda di un pittore vissuto lì per ben 35 anni, poiché il Chelsea era anche come un residence, morendo felicemente all’età di 116 anni, uno degli uomini più anziani d’America. A New York si stava bene!

Patti Smith aveva abitato in una suite del Chelsea con Robert Mappelthorpe, scrivendo che fosse “la Casa di Bambole al confine della realtà…”. Mauro intona “Because the night, belongs to lovers…” e il pubblico freme, finalmente partecipa e batte le mani a ritmo, come se da un bel po’ volesse fare più che solo applaudire alla fine di ogni brano. E’ bello ricordare i versi della poetessa Patti segnalare che già allora i giovani artisti “temevano che la fame della musica diventasse carestia” e Mauro canta “Heroin”. Il tempo non è rispettato in modo cronologico, si segue una specie di volontà narrativa tutta particolare e ora si passa a Bob Dylan, cliente della stanza 211 del Chelsea Hotel, dove scrive testi utilizzando il metodo della libera associazione di idee e produce canzoni divenute eterne, dedicate quasi sempre a donne reali, compresa la moglie sposata di nascosto, mentre viveva con altre e creava capolavori come “Like a Rolling Stone”, “Blowing in the Wind” e “Sad Eye Lady of the Lowlands”.

Qui forse il giovanissimo Robert Zimmermann si è fatto ispirare da Dylan Thomas, poeta maledetto, sempre ubriaco, che abitò al Chelsea Hotel e al quale per primo conferì l’aura di luogo d’arte e cultura moderna, ribelle. Così Bob prese il nome d’arte di Dylan e scrisse “Mr. Tambourine Man”, fra le altre mille cose. Qui abitò pure Arthur Miller quando cercò di dimenticare la moglie Marylin Monroe, morta nel 1962 e qui sceneggia “Vista dal ponte”, un film del celebre regista Sidney Lumet. Ci vengono a trascorrere poco o molto tempo anche Milos Forman, che diresse “Hair” e “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, mentre si dice che ci fosse in realtà un tunnel tra la 22esima e la 23esima street di Manhattan, dove fin dai tempi del proibizionismo si trasportavano alcool e poi droghe. Dylan Thomas aveva vissuto nella stanza 205, qui scrisse i versi: “e con questo fanno 18, bicchieri di whisky tracannati a fila!”. Morì nel 1953 a causa di un amore finito male per una donna di troppo.

Anche Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir hanno vissuto al Chelsea Hotel e forse quelle stanze hanno poi ospitato Andy Warhol e Charles Bukowski, Jacques Basquiat e Janis Joplin. C’è andato perfino Massimo Cotto, il nostro narratore, che si alza, emozionato al ricordo. Era a New York con Franco Battiato, che aveva scelto di alloggiare in un albergo più decoroso ma Massimo aveva preferito il mito e aveva chiesto la numero 100… Oggi quella ragnatela di ricordi più unici che rari è scomparsa: il Chelsea Hotel è stato comprato per 80 milioni di dollari da una ditta giapponese che ha demolito il tutto per ristrutturare l’albergo e farne appartamenti costosissimi. Ascolteremo ancora un paio di splendidi bis ma quel tocco di amaro in gola non va via, neppure coi ringraziamenti al tecnico Lorenzo Capè, bravissimo con luci e suoni, né con le ultime note. Il passato è proprio finito, ci restano solo i ricordi e la musica.

 

Tieffe Teatro Menotti – via Ciro Menotti 11, Milano

Prenotazioni e informazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19, sabato dalle 16 alle 19

Orari spettacolo: giovedì, venerdì, sabato ore 21

Biglietti: 24 intero – 12 ridotto (over 60, under 25)

 

Articolo di: Daniela Cohen

Grazie a: Ippolita Aprile, Ufficio stampa Teatro Tieffe Menotti

Sul web: www.tieffeteatro.it

 

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