Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford? - Off/Off Theatre (Roma)

Scritto da  Domenica, 10 Novembre 2019 

E' cinico, glamour e divertente, "Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?", uno spettacolo omaggio al grande cinema tutto scintillio e solitudine, raccontato con toni brillanti e feroce umorismo. In un grottesco e doloroso gioco di maschere e identità negate, due uomini (i bravi Riccardo Castagnari e Gianni De Feo) vestono gli abiti delle due indimenticabili Dive nel dietro le quinte del loro film. Una competizione ininterrotta che, tra capricci e voglia di primeggiare, nasconde vissuti difficili e bisogno d'amore.

 

Florian Metateatro e Stellar Film presentano
CHE FINE HANNO FATTO BETTE DAVIS E JOAN CRAWFORD?
di Jean Marboeuf
con Riccardo Castagnari e Gianni De Feo
traduzione e adattamento Riccardo Castagnari
scene Roberto Rinaldi
musiche originali Francesco Verdinelli
assistente alla regia Sebastiano Di Martino
disegno luci Alessio Pascale
regia Fabrizio Bancale


Vestite di paillettes e cinismo, stringendo in mano una bottiglia di whisky o una statuetta dell'Oscar, Joan Crawford e Bette Davis hanno segnato la storia del cinema, indimenticabili icone della Hollywood dei tempi d'oro; affascinanti, sfrontate e arriviste, segnate da talento e capricci, solitudine e fama. L'opera del 2008 del francese Jean Marbouef, in prima nazionale all'Off/Off Theatre di Roma con la regia di Fabrizio Bancale, coglie le due attrici all'epoca delle riprese di “Che fine ha fatto Baby Jane?”, nel 1962, film che segnò per entrambe un importante ritorno al grande cinema in un momento di stallo delle rispettive carriere.

Lo spettacolo si apre presentandole, qualche mese prima dell'inizio delle riprese, attraverso uno scambio epistolare tanto squisitamente formale e affettato nei toni, quanto pungente e sottilmente velenoso nel sottotesto. Il botta e risposta delle due dive, scandito dai gong di un incontro pugilistico e da contrasti di luce e buio che tagliano il palco, è solo l'inizio di quello che sarà un rapporto contrastato e durato anni, fatto di invidie, rivalità e capricci incontrollati. Tra Bette e Joan sta la figura, solo evocata, di Robert Aldrich, il regista del film, l'uomo da conquistare e ammaliare con ogni mezzo, per accaparrarsi ogni ruolo, battuta o singola inquadratura. Aperto dalla ritmata e accesa schermaglia epistolare, l'atto unico di Marbouef accompagna poi le due attrici nei giorni di lavorazione del film e nella subito successiva corsa all'Oscar. I saluti formali e le cattiverie celate dai complimenti lasciano presto il posto a critiche più esplicite e a colpi bassi sempre più perfidi e subdoli: Joan capace di riempirsi le tasche di pietre per essere più pesante in una scena in cui Bette afflitta dal mal di schiena doveva trascinarla per le scale; il distributore di Coca-Cola omaggio di Bette alla troupe e smacco per la rivale che aveva sposato il fondatore della Pepsi; Joan manipolatrice affinché fosse Anne Bancroft a vincere l’Oscar invece della Davis e fosse poi lei stessa, come smacco finale, a ritirare il premio al posto della vincitrice assente.

Tra aneddoti sulle riprese del film e contributi video dell'epoca (giustamente dosati per ricreare una piacevole atmosfera retrò), "Che fine hanno fatto Bette Davis e Joan Crawford?" è uno spettacolo originale e brillante, omaggio al grande cinema tra sarcasmo e amarezza. Ma più che raccontarne le vite, la pièce riesce a descrivere lo spirito di due artiste ugualmente carismatiche, viziate e ambiziose ma diametralmente opposte negli atteggiamenti: schietta, insolente e animalesca la Davis, composta, elegante e freddamente velenosa la Crawford. E se le due vivono da acerrime rivali sul palco e nella vita, l'unico vero nemico comune è in realtà il tempo che scorre inesorabile, il viale del tramonto, la bellezza che sfiorisce mentre i loro personaggi restano immortali nelle pellicole e indelebili nel cuore del pubblico, a dolorosa memoria di ciò che non è più. Quando il 5 agosto muore Marilyn Monroe, in scena le due rivali la ricordano quasi invidiando quella morte avvenuta nel momento di massima bellezza. Sono tutte dive vissute all'ombra dei propri personaggi, alla ricerca continua di successo e ammirazione, sole nel bisogno d'amore. Sono abituate a portare la maschera dei ruoli interpretati ma ne restano intrappolate, costrette a celare i propri veri volti segnati da rughe, dolori e fragilità. Quei segni vanno fatti sparire, nascosti con un sorriso fulmineo e brillante ad ogni flash; vanno indossate maschere sfavillanti per il pubblico - e sempre più anche per se stesse - per nascondere il dolore.

E così come Bette e Joan, anche i due interpreti in scena sono chiamati a portare una maschera: sotto parrucche e strati di cerone sono infatti due uomini che interpretano le due dive. Istrionici ed espressivi, Riccardo Castagnari e Gianni De Feo recitano in modo volutamente enfatico, sopra le righe, con movenze esasperate, esibendo e non nascondendo l'espediente del travestimento, senza cadere nella parodia e nell'imitazione ma animando le due dive in tutte le loro nevrosi e fragilità con un necessario tocco di grottesco. Così, tra una frecciata e l'altra, i due sanno far emergere l'anima delle due donne in momenti intimi e sinceri di sfogo per una vita che le ha segnate. Quando le luci si spengono e il cerone viene tolto, tutti i demoni del passato ritornano: l'infanzia difficile corrotta dalla violenza, la povertà, gli amori naufragati, la solitudine, l'alcol come conforto, l'essere madre. Sono squarci che aprono un mondo doloroso ma che subito si richiudono.

Intervallando pungenti duetti a personali monologhi, con tono brillante e sarcastico, il testo scava nei dolori più nascosti, quelli capaci di condizionare poi una vita intera. Bellissimi i costumi, tutti curati e adatti, fino all'ultimo, la veste da camera che Joan/Castagnari indossa sopra una corta sottoveste mentre tiene in mano la fedele bottiglia d'alcol, e che è uno scintillio abbagliante d'oro e paillettes che accende il palco buio.

In scena, diversi semplici elementi ricreano l'ambiente cinematografico: gli specchi pronti a rimandare la propria immagine-ossessione alle due attrici, la toeletta con le luci per il trucco, un paravento, le sedie con i nomi scritti richiuse rumorosamente dalle due a scandire battute e accuse, un baule con oggetti di scena e poi l'inquietante bambola, i costumi di scena di Baby Jane e la sedia a rotelle su cui spesso Joan siede, rimandi espliciti al film. Un film, "Che fine ha fatto Baby Jane?", il cui dietro le quinte ha recentemente ispirato anche una serie TV, "Feud: Bette and Joan", magistralmente interpretata da Susan Sarandon e Jessica Lange. Perché il fascino del cinema, il glamour della grandi dive fragili e bellissime, non finisce mai di incantare.

 

Off/Off Theatre - Via Giulia 19-20-21, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/89239515, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 25€, ridotto over65 18€; ridotto under35 15€, gruppi 10€

Articolo di: Michela Staderini
Foto di: Giancarlo Casnati
Grazie a: Carla Fabi e Roberta Savona, Ufficio stampa Off/Off Theatre
Sul web: http://off-offtheatre.com

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