Cerimonia d’addio (Atto unico per famiglia senza padre) - Carrozzerie | n.o.t. (Roma)

Scritto da  Sabato, 30 Gennaio 2016 

Il 22 e il 23 gennaio, negli spazi delle Carrozzerie n.o.t., è stato presentato alla stampa e agli operatori teatrali lo spettacolo "Cerimonia d’addio (Atto unico per famiglia senza padre)", nato dalla penna dei giovani Matteo Quinzi e Giovanni Bonacci ed interpretato dagli stessi autori insieme ad Emanuele Gabrieli ed Ambra Quaranta con la collaborazione della Compagnia LABit. L’atto unico porta in scena la storia di tre fratelli a qualche ora dal funerale del padre, costretti a confrontarsi con la perdita, con i propri consanguinei e con se stessi all’alba di una nuova vita da orfani. Accanto a Matteo, Daniele e Luca c’è Laura, fidanzata del primogenito, dolce presenza materna che però, come gli altri, subirà il rimescolamento di carte del destino.

 

CERIMONIA D'ADDIO
(Atto unico per famiglia senza padre)
di Giovanni Bonacci e Matteo Quinzi
con Giovanni Bonacci, Emanuele Gabrieli, Ambra Quaranta, Matteo Quinzi
regia Matteo Quinzi
foto di scena Clorinda Alina
un progetto di Compagnia LABit, Matteo Quinzi e Giovanni Bonacci

 

Una stanza disabitata già da un po’, plastica sul tavolo, sulla poltrona e sui libri. È una casa datata e vissuta, ma le sedie conservano ancora le pieghe calde del peso di quattro uomini che qui hanno trascorso la maggior parte della loro vita. Matteo, Daniele e Luca hanno da poco perso il padre, unico genitore rimasto dopo la morte della madre durante la nascita del terzogenito. In questa stanza, al piano di sopra di una sala dove sono riuniti tutti i cari del defunto per commemorarne la scomparsa, i tre si rifugiano per stanchezza, per dolore, per cercare il silenzio necessario a curare la ferita. Qui, come in una teca di vetro, racchiudono il tormento delle loro vite.

Matteo, l’arrogante primogenito, a tratti si lascia consolare da Laura, dolce e devota, che lo ammansisce come una madre. Luca, il piccolo, specchio del padre insegnante di letteratura, trova rifugio nella lettura spasmodica di un romanzo di viaggio. Daniele, lo scapestrato mediano, si spezza tra la disperazione di figlio “assente” e la risata catartica e disinibita.

I rancori familiari, i conti in sospeso, sono adesso necessariamente cristallizzati dentro questa stanza del tempo dove ci si chiede chi si è stati, chi sono le persone che ci stanno accanto, ma soprattutto chi siamo noi adesso, non più figli, ma solo fratelli. I ricordi spassosi dei bambini si alternano alla malinconia più cupa della ricerca di un surrogato nell’imitazione che Luca fa ancora del padre. Ci si rimprovera le disattenzioni, le mancanze, ma si cerca anche di lenire il dolore dell’altro portandone un po’ sulle proprie spalle. Ogni figlio tiene un discorso di commiato per gli intervenuti e ognuno, a suo modo, ricorda e salva del padre la parte che più gli appartiene. Un padre uno e trino che, con la propria morte, accompagna questi giovani uomini a cavallo dei trent’anni verso qualcosa di ancor più ingombrante del concetto di perdita: la coscienza di sé.

Laura, ombra levigante che accudisce gli umori dei tre fratelli, si rivelerà alla fine motivo di scontro e forse anche di svolta. Un bacio rubatole da Luca scoperchia il vaso di Pandora e tira fuori dagli uomini il lato più animale e viscerale. Matteo, figlio senza padre, le chiederà comunque, sorprendentemente, di non andare via.

Il tema del lutto, delicatissimo perché molto personale e intimo, viene affrontato dagli autori in un'analisi a tratti troppo scientifica. È chiaro che i tre fratelli rappresentano ognuno una sfaccettatura delle possibili reazioni alla perdita di un genitore, ma dalla rabbia, all’isolamento, al rifiuto, si passa a volte superficialmente senza toccare a fondo il cuore e la pancia dello spettatore. Ridere a due passi dalla morte è, per buon senso comune, deprecabile, ma qui appare come vera nota di coraggio del testo, rispetto a una disamina sui sentimenti altrimenti non del tutto a fuoco. I momenti ironici risultano infatti i più riusciti e coinvolgenti, forse proprio perché nella normalità sarebbero detestabili.

La drammaturgia basilare che si concede un solo, reale, colpo di scena, costringe gli attori in una griglia di battute ritmiche e cadenzate che fanno purtroppo perdere di vista il centro emotivo della storia. Si fanno apprezzare Matteo Quinzi, credibilissimo nella parte del prepotente e maturo fratello maggiore, ed Emanuele Gabrieli, attore empatico, particolarmente disinvolto ed intenso nella sua interpretazione. Il giovane Giovanni Bonacci soffre invece un po’ la gabbia del metodo attoriale ben impostato, mentre Ambra Quaranta patisce probabilmente un personaggio che, nonostante la svolta finale, mostra poco spessore narrativo. Da valorizzare rimane comunque la scrittura e la messa in scena “giovane”, che, proprio per questa sua caratteristica, è in divenire e in costante miglioramento.


Carrozzerie | n.o.t. - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 15 al 18 e dal 22 al 24 ottobre, ore 21
Biglietti: 10 euro - posti laterali 7 euro (+ 3 euro di tessera)

Articolo di: Lou Andrea Dell'Utri Vizzini
Grazie a: Ufficio Stampa Giulia Taglienti; Francesco Montagna e Maura Teofili, Carrozzerie n.o.t.
Sul web: www.carrozzerienot.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP