Cendrillon - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 25 Aprile 2015 

Dal 22 al 26 aprile dopo il successo internazionale riscosso con Pinocchio e Cappuccetto Rosso, Joël Pommerat presenta al Teatro Strehler di Milano una moderna rivisitazione di Cenerentola dai tratti oscuri e angosciosi.

 

CENDRILLON (CENERENTOLA)
testo e regia Joël Pommerat
con Alfredo Cañavate, Noémie Carcaud, Caroline Donnelly, Catherine Mestoussis, Deborah Rouach, Marcella Carrara, Josè Bardio
e con Nicolas Nore, Julien Desmet
scene e luci Eric Soyer
assistente alle luci Gwendal Malard
costumi Isabelle Deffin
suono François Leymarie
video Renaud Rubiano
musica originale Antonin Leymarie
produzione Théâtre National / Bruxelles
in coproduzione con La Monnaie/ De Munt
in collaborazione con Compagnie Louis Brouillard e l'Institut Français Milano
spettacolo in lingua francese sovratitolato in italiano

Personaggi e interpreti:
Alfredo Canavate - il padre
Noémie Carcaud - la fata, una sorella
Marcella Carrara - voce narrante
Caroline Donnelly - il principe, una sorella
Catherine Mestoussis - la matrigna
Déborah Rouach - Sandra (Posacenere-Cenerentola)
José Bardio - il re, una guardia
Nicolas Nore - il narratore

 

Pommerat torna al Piccolo Teatro di Milano con la regia forse più interessante di tutta la sua carriera. Il regista, divenuto famoso per affrontare le favole per l’infanzia attraverso una lettura di stampo psicanalitico, si riconferma geniale investigatore della scena confrontandosi questa volta con una delle fiabe più conosciute e amate al mondo: Cenerentola.

Lo spettacolo ha il suo punto di inizio nel dramma intimo e personale di una bambina che fraintende le parole della madre sul letto di morte; convinta che questa l' abbia pregata di pensare a lei in ogni istante per non lasciarla mai morire davvero, inizia un percorso di totale devozione nei confronti del suo ricordo, punendosi ogni qualvolta si scoprirà a non pensare a lei per più di cinque minuti. Questo comportamento porterà velocemente la ragazzina a una vera e propria psicosi, tanto da farle decidere in totale spontaneità di trascorrere le proprie giornate a lavorare e a pulire la casa della futura moglie di suo padre, per assicurarsi di riflettere sulla madre in ogni istante, ma anche per auto-punirsi per tutte le volte che si concede di non pensare a tale dolore.

Questo suo atteggiamento finirà presto per assicurarsi l’antipatia della matrigna e delle sue sorellastre che non perderanno mai occasione per deriderla e umiliarla, attribuendole il soprannome di “Posacenere". La loro strampalata quotidianità sembra impazzire quando tutta la famiglia viene sorteggiata per partecipare a una grande festa organizzata dal re per il debutto in società di suo figlio, recluso in casa da diversi anni. La matrigna leggerà in questo avvenimento la grande occasione per liberarsi da una vita che considera misera e che sente apertamente di non meritare.

Sandra-Posacenere decide di non partecipare alla festa ma di segregarsi ancora una volta in camera con il pensiero sempre rivolto alla madre scomparsa. A questo punto si assiste all’entrata in scena dell’unico elemento dell’intero spettacolo che salvaguarda la sua radice fiabesca: la Fata, un personaggio sciatto e annoiato da una vita immortale e priva di colpi di scena, che non riuscirà ad aiutare la ragazza con nessuna magia, sottolineando quindi la matrice umana dell’azione all’interno della vicenda. Sandra deciderà da sola di partecipare alla festa, indossando un vecchio abito della madre morta.

Pommerat decide inoltre di rinunciare al personaggio del principe come chiave di risoluzione del triste destino di Posacenere, delineandolo come un ragazzino triste e impacciato ossessionato dal ritorno della madre dall’estero, ritorno che non avrà mai luogo in quanto la regina è morta ormai da molti anni. Sarà proprio Posacenere, ad una seconda festa, a rivelargli l’angosciante verità, mettendolo tuttavia di fronte ad una scelta: continuare a vivere nel passato o iniziare a vivere il presente in maniera attiva. Attraverso tale sospirata metabolizzazione del dolore e della perdita i due personaggi possono finalmente iniziare insieme la propria vita, che viene rappresentata metaforicamente da uno scatenato ballo liberatorio del principe e di Sandra, liberati finalmente dal senso di colpa.

Il successo dello spettacolo è sicuramente da attribuirsi alla bravura degli interpreti, che delineano una fiaba dai contorni del più tipico dramma borghese, senza mai scadere nella tentazione dell’effetto facile e melodrammatico. In questo senso va sicuramente l’interpretazione di Déborah Rouach, che presta il volto al complesso personaggio principale. La protagonista riesce infatti a offrire un’ interpretazione dai tratti capricciosi e ostinati che ben comunicano un personaggio che, a causa della sua psicosi, non è riuscito a entrare appieno nell’età adulta, comportandosi in definitiva come una eterna bambina.

Catherine Mestoussis, ancora, offre una straordinaria prova d’attrice portando in scena una matrigna dai tratti sgradevoli, sia nella postura che nell’atteggiamento, ma che svelano tuttavia il grande dolore di una donna che vive nell’illusione di potersi elevare al di sopra delle proprie possibilità, arrivando a sua volta a un vero e proprio grado di follia quando naufraga la sua unica opportunità di riscatto.

La metabolizzazione della morte e il desiderio di rinascita si delineano quindi come le grandi tematiche sottintese dallo spettacolo, ben rese dai codici registici grazie all’utilizzo di luci stroboscopiche e suoni che riempiono i vuoti lasciati dalle parole e che creano immagini visive dal grande e potente impatto scenico.

Joël Pommerat si conferma ancora una volta come una delle voci più interessanti del panorama registico europeo e questa sua inedita e moderna rivisitazione della storia di Cenerentola senza ombra di dubbio come una delle migliori proposte della stagione del Piccolo. Lo spettacolo, applaudito dal pubblico in sala come un grande successo, è riuscito a divertire e a commuovere grazie alla sua natura di fiaba che si mescola con criterio e lucidità ai tratti tipici del dramma novecentesco.


Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304
Orario spettacoli: giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16
Biglietti: platea intero € 40, ridotto card giovani/anziani € 23, balconata intero € 32, ridotto card giovani/anziani € 20
Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo

Articolo di: Michela Bottanelli
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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