Celestina - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Lunedì, 03 Febbraio 2014 

Dopo Il Panico di Rafael Spregelburd, Premio Ubu 2013 per il migliore spettacolo dell’anno, Luca Ronconi torna a un classico, sempre con infaticabile curiosità e desiderio di “indagare” un testo dalle mille sfaccettature. Celestina, laggiù vicino alle concerie in riva al fiume, nuova produzione del Piccolo, rimarrà in scena al Teatro Strehler per oltre un mese, da giovedì 30 gennaio al primo marzo, con un grande cast. Tratto dal capolavoro del Cinquecento spagnolo di Fernando de Rojas, dai critici definito “romanzo dialogato in ventuno capitoli e un prologo”, grazie al lavoro di “drenaggio” operato dal drammaturgo canadese Michel Garneau, Celestina approda alla scena in una versione che esalta e valorizza il fascino dell’originale. La traduzione in italiano è di Davide Verga.

  

Produzione Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa presenta
CELESTINA
laggiù vicino alle concerie in riva al fiume
di Michel Garneau
da La Celestina di Fernando de Rojas
traduzione italiana Davide Verga
regia Luca Ronconi
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci A.J. Weissbard
suono Hubert Westkemper
melodie Peppe Servillo e Flavio D’Ancona
Personaggi e interpreti
Pleberio - Giovanni Crippa
Calisto - Paolo Pierobon
Melibea - Lucrezia Guidone
Sempronio - Fausto Russo Alesi
Celestina - Maria Paiato
Elicia - Licia Lanera
Parmeno - Fabrizio Falco
Lucrezia - Lucia Marinsalta
Alisa - Bruna Rossi
Areusa - Lucia Lavia
Tristano - Gabriele Falsetta
Sosia - Riccardo Bini
Centurione - Pierluigi Corallo
Critone - Angelo De Maco
foto di scena Luigi Laselva

 

 

«Mariangela mi portava sempre a vedere gli spettacoli di Ronconi: delle “ronconate” tra capo e collo che non vi dico». Lo disse Renzo Arbore, in un programma televisivo di qualche anno fa. Ovviamente scherzava, ma l’ironia - specie quando proviene da un uomo arguto come lo showman foggiano - nasconde sempre un fondo di verità. Nel senso che è innegabile l’enorme intelligenza, sensibilità, capacità di afferrare le sfumature dell’animo umano di Luca Ronconi. Ma è parimenti evidente che i suoi lavori, da sempre, richiedono una discreta dose di concentrazione; un’abnegazione, per certi versi, da parte degli spettatori che - numerosissimi, anche stavolta - affollano il teatro come affollerebbero la funzione religiosa di un sacerdote molto carismatico.


La “ronconata”, per definizione, non prevede il divertimento dello spettatore; il sollazzo del pubblico pagante è per il Maestro un corollario, prima viene l’urgenza di comunicare la profondità del suo universo interiore. Nella sua lunga carriera vi sono però alcune tappe in cui ha divertito la gente, oltreché farla riflettere. È il caso, ad esempio, di Celestina, in scena fino all’1 marzo al Piccolo. Ecco, stavolta bisogna dirlo: raccontare una storia popolare creando nel contempo l’allure dell’evento è stata un’intuizione molto fortunata; affidarsi da un lato all’anarchia rivoluzionaria dell’originale di Fernando de Rojas e dall’altro alla prosa carnale e immaginifica della rivisitazione di Michel Garneau si è rivelato, appunto, un colpo da Maestro.


Naturalmente un’idea buona di partenza non basta, e questo Ronconi lo sa molto meglio di noialtri scribacchini. Ma la sua bravura, il reale motivo per cui le sue idee dopo tanti anni continuano ad avere un seguito inalterato, va rintracciata altrove: nella capacità di trasformare il palcoscenico in una magia - anzi, in una “grande magia” direbbe Eduardo; nell’esperienza accumulata col tempo, che lo porta a dirigere gli attori come nessun altro. Sarebbe interessante sentire uno a uno gli interpreti che ha scelto per Celestina: confermerebbero senz’altro che per arrivare ai livelli - molto alti - che hanno raggiunto, c’è stato sì un percorso di lungo lavoro su se stessi, ma anche di obbedienza a un regista che - giustamente - richiede molta serietà. Isa Barzizza, proprio sulle colonne di Saltinaria, disse che aveva avuto modo di conoscere il Ronconi attore, e che in tutta onestà come interprete non le era parso un granché. Conoscendo la rapidità del suo intuito, quasi sicuramente lui è stato il primo a capire che era meglio imboccare un’altra strada: dietro le quinte, alchimista che mescola con sapienza gli ingredienti.


Anche Celestina è una che maneggia gli elementi primordiali, come il Nostro. Ex prostituta, si è ritagliata un ruolo redditizio da maga che può, grazie ai suoi rapporti col sovrannaturale, instillare i palpiti d’amore in una giovane donna, renderla ricettiva ai lamentosi piagnistei di un nobile viziato. Celestina è una figura affascinante perché complessa: piena di retropensieri dietro l’apparente avidità di superficie; a suo tempo fu bella, piacente, e vive con rabbia il fatto di non possedere più il fascino seduttivo di un tempo. Ci voleva un fior di attrice per restituire con le parole, coi gesti, col volto questa convivenza di sentimenti multiformi in un unico corpo. Ci voleva, insomma, Maria Paiato, che più volte nella sua carriera ha ricevuto complimenti, ma è giusto ribadirlo ancora: è proprio brava. Chi scrive di teatro ha il dovere di fare dei distinguo, sottolineare chi è più efficace e chi meno in scena. Ma come si possono fare delle selezioni arbitrarie nel caso di Celestina? Bisogna citarli tutti, dal primo fino all’ultimo: Giovanni Crippa, Paolo Pierobon, Lucrezia Guidone, Fausto Russo Alesi, Licia Lanera, Fabrizio Falco, Lucia Marinsalta, Bruna Rossi, Lucia Lavia, Gabriele Falsetta, Riccardo Bini, Pierluigi Corallo, Angelo De Maco. Molti di loro sono giovani, giovanissimi (non specifichiamo chi, per non far torto a quelli tra loro che, incolpevolmente, hanno più primavere alle spalle): lavorare con Ronconi è un privilegio, ma è un privilegio ancor più grande avere davanti a sé un lungo cammino artistico.


Si muovono, i personaggi simil-boccacceschi di Celestina, in un paesaggio post-apocalittico disegnato dal superbo Marco Rossi: sembrano gli ultimi reduci dopo un cataclisma nucleare, e loro stessi - nell’evolversi della trama - finiranno risucchiati nel gorgo della morte. Come mai il regista ha privilegiato una scenografia così mobile, coi personaggi che si alzano e si abbassano alternativamente? La spiegazione ovviamente c’è, ed è nella sua mente. Proviamo, almeno per questa volta, a non domandarci il perché; limitiamoci ad ammirare una soluzione scenica così originale, che rimane impressa nella mente.


Dev’essere stato faticoso allestire il tutto. È che il teatro, se fatto bene, non è un pranzo di gala: Mao Zedong lo diceva a proposito della rivoluzione, ma in fin dei conti anche il percorso artistico di Ronconi è un costante, ininterrotto schiaffo alle convenzioni. Tutto questo, col garbo dell’intelligenza. Una rivoluzione gentile.

 

 


Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304 (max 1 scatto urbano da telefono fisso)
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 12 febbraio, ore 15); domenica ore 16.00; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro

 

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

 

 

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