Cechov fa male! - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Domenica, 19 Marzo 2017 

Sergio Basile è approdato dal 7 al 12 marzo al Teatro dei Conciatori con un Cechov del tutto particolare. In scena accanto a Basile, autore, interprete e regista dello spettacolo “Cechov fa male! Sincopi deliqui infarti e altri mancamenti”, Barbara Scoppa, Claudia Natale e Yuri Napoli.

 

CECHOV FA MALE!
Sincopi Deliqui Infarti e altri Mancamenti…
di Sergio Basile
con Barbara Scoppa, Sergio Basile, Claudia Natale, Yuri Napoli
organizzazione Marta Bifano
disegni Spartaco Ripa
assistente alla regia Roberta Amoroso
scene Mariano Ferreri
costumi Marina Mango
regia Sergio Basile

 

"Da qualche parte - scrive Eduardo ne L'arte della commedia del 1965 - c'è ancora la corda a cui è stato appeso qualche Arlecchino." E cito ancora a memoria: "I comici dell'arte, quelli che recitavano <a braccia>, per le loro battute sferzanti contro la borghesia, l'aristocrazia, contro i governi, furono sempre perseguitati, costretti a fuggire... spesso raggiunti, messi in prigione, alla tortura e persino impiccati".

Il tragico destino dei comici che fanno ridere dei potenti (e riflettere sulle proprie miserie) trasformando la catarsi in pensiero critico è una costante che si ripete ad ogni latitudine, in ogni forma di governo e società, dalla democrazia - vedi la cosiddetta "caccia alle streghe" negli Stati Uniti - alle tirannidi e dittature di ogni tipo. Il comico viene comunque tacciato, avviene anche oggi dalle nostre parti, di essere solo... un comico, ovvero un buffone, uno che mesta e rimesta gli animi, che fa del "populismo" e rompe i cosiddetti, che dà fastidio: oggi qui da noi non lo si può più impiccare ma gli si può sempre appiccicare l'etichetta del pagliaccio, lo si può eliminare non fisicamente, ma culturalmente e politicamente, questo sì. E' successo a Dario Fo per le sue esternazioni filo Movimento 5 Stelle, come è successo a Benigni per la sua presa di posizione pro Renzi. Da una parte e dall'altra l'accusa ingiusta ed irritante per gli spiriti liberi è stata quella di: sei "solo" un buffone. Insomma, la storia, come dimostra Eduardo, si ripete a 360 gradi: incombe sul passato, tocca il presente e sfiora il futuro.

Il che non toglie che la funzione e la ragion d'essere del teatro, come sottolinea Sergio Basile in una intelligente nota, continui ad essere critica: l'alternativa è rappresentata dalla morte dell'arte, il Mephisto di Klaus Mann che cede al Potere o come dice il Capocomico Campese dell'opera di Eduardo: "da oggi non saremo più personaggi <in cerca d'autore>, ma comici in <cerca d'autorità>".

Ma di cosa ha più paura il Potere, se non della risata e del "Sonoro Pernacchio" che smonta e fa tremare chi lo detiene? Ecco allora che i sistemi dittatoriali che si ammantano di seriosità grigia e bieca si allertano quando sentono il suono della lingua che spunta tra le labbra o quando avvertono l'allegro singhiozzo dell'esplosione di ilarità: si sentono in pericolo, oltreché vilipesi.

La Rivoluzione russa di cui si celebra il centenario in ottobre ha in effetti partorito un mostro: la dittatura del socialismo sovietico di stampo stalinista che ha trasformato le istanze libertarie in una tirannia, lo stalinismo, ha marciato con gli scarponi del realismo e della propaganda, come i regimi nazifascisti, sulle fondamentali esperienze futuriste, surrealiste e formaliste del primo Novecento Russo. Il formalismo - con la stabilizzazione della rivoluzione in una forma di stato liberticida e omicida - cadde in disgrazia in favore del realismo socialista che, come il nazifascismo, pretendeva verità e contenutismo dall'arte, ma che fosse beninteso la verità di regime, quella ufficiale. E per cortesia nessuna ironia!

L’ ottimo lavoro di Sergo Basile, mediato dal celebre monologo cechoviano Il tabacco fa male, presenta un tragico episodio umano oltreché artistico di cui fu vittima l'attore Serghiej Kozinkov che nel 1939, insieme a sua moglie Varvara, presentò una richiesta (come il Campese di Eduardo che citavo all'inizio) all'ufficio culturale istituito da Stalin per il controllo delle rappresentazioni teatrali, il progetto di un suo spettacolo, intitolato Sincopi Deliqui Infarti e altri Mancamenti. Il progetto si ispirava ad un lavoro su Anton Cechov - autore ormai poco rappresentato in Unione Sovietica e guardato con diffidenza dai fautori del “realismo socialista” - che nel 1934 Mejerchol’d, il grande regista della Rivoluzione d’Ottobre caduto in disgrazia e inviso a Stalin, aveva messo in scena nel suo teatro a Mosca.

Come scrive Sergio Basile: Il celebre spettacolo mejercholdiano riuniva tre atti unici cechoviani - La domanda di matrimonio, L’Orso e l’Anniversario - sotto il titolo “33 Svenimenti” (a causa della presenza di numerosi svenimenti, trentatré appunto, individuati nei tre atti unici e diventati il filo conduttore dello spettacolo). Dopo una lunga attesa trascorsa nella sala d’aspetto del GLAVREPERTKOM, Serghiej e Varvara alla fine vengono ricevuti dal funzionario delegato all’esame della loro pratica. Inconsapevoli degli sviluppi degli eventi storici, ignari della feroce repressione - le sanguinose “purghe”- che si sta profilando ai danni di intellettuali e artisti non allineati alle direttive di Stalin, davanti al funzionario - dichiaratamente ostile -, esaltano Cechov, citano le parole del “Grande Maestro” Mejerchol’d, di cui Serghiej è anche collaboratore.

Lo spettacolo appassiona, commuove e diverte, ricco di documenti e proiezioni: Sergio Basile e Barbara Scoppa ricostruiscono la vicenda (vista dagli occhi umidi come di un riso che si è appena spento) che dal comico si trasforma progressivamente in una tragedia umana. La satira non è gradita, tantomeno Cechov. Insomma il vaudeville non s'ha da fare in una Unione Sovietica accerchiata dal nemico capitalista e minacciata dall'invasione, ritenuta imminente, nazista. La visione del mondo del povero Serghiej è di una ingenuità e di una simpatia uniche: è un bambinone che crede nell'arte e forse ancora nei miti rivoluzionari traditi da Stalin. Con lui si piange e si ride per gli accenni clowneschi con cui la tragedia personale viene mediata da una visione comica ancorché critica delle condizioni reali.

Il verdetto del funzionario sarà ovviamente scontato: lo spettacolo non si farà. In linea con quello che accadrà dopo qualche tempo a Mejerchol’d - il quale sarà fucilato il 2 febbraio del 1940 per ordine di Stalin - Serghiej e Varvara saranno divisi e spazzati via dalla Storia: l’uno arrestato e giustiziato, l’altra costretta a fuggire in America dove si farà una nuova vita.

Qualche didascalia di troppo e un eccesso di documentarismo e di informazioni (da affidare casomai ad un programma di sala) non inficiano comunque il ritmo e l'eleganza dello spettacolo che smuove e rinnova considerazioni sullo stato dell'arte nella società contemporanea, ma che al contempo al di là delle valutazioni storiche offre al pubblico l'occasione di una serata di intelligente e colto intrattenimento. Claudia Natale e Yuri Napoli completano il cast con una convincente dimostrazione del metodo Stanislavskij, diffuso negli Stati Uniti dal Lab di Los Angeles tenuto da Varvara Oblimov e frequentato nei primi anni Quaranta dai principali attori hollywoodiani.

Molte risate, applausi e animi commossi al termine della bella e intensa serata che interseca vari generi teatrali, dal teatro-documento al vaudeville, dal metateatro alla commedia e al dramma.

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45448982, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo
Biglietti: intero €18.00 | ridotto €13.00 (+ tessera obbligatoria di 2 €)

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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