Casanova - Teatro Arcobaleno (Roma)

Scritto da  Martedì, 03 Febbraio 2015 

Roberto Herlitzka (Nastro d’Argento per il Cinema 2013) interpreta il celebre mito di uno degli uomini più discussi, amati e denigrati del XVIII secolo, Giacomo Casanova, affiancato in scena da Marina Sorrenti, Franca Abategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori e Rossella Pugliese. Nella scrittura di Ruggero Cappuccio (Premio Napoli 2011) il gentiluomo veneziano, icona della seduzione, si confronta con cinque donne che, nel tentativo di far capitolare l’inossidabile libertino, ne svelano invece la grande capacità di comprendere e amare il gentil sesso. Lo spettacolo resterà in scena al Teatro Arcobaleno dal 22 gennaio all’8 febbraio, con la regia di Nadia Baldi.

 

Produzione Teatro Segreto srl presenta
Roberto Herlitzka in
CASANOVA
di Ruggero Cappuccio
e con Marina Sorrenti (la Straniera), Franca Abategiovanni, Carmen Barbieri, Giulia Odori, Rossella Pugliese
regia Nadia Baldi
musiche Marco Betta
costumi Carlo Poggioli
progetto scena Mariangela Caggiani
progetto luci Nadia Baldi
acconciature Desirèe Corridoni
progetto videografico Davide Scognamiglio
aiuto regia Iole Salvato
distribuzione Stefano Pironti
organizzazione Daniela Costantini

La notte tra il tre e il quattro giugno del 1798, Giacomo Casanova sospetta di dover morire. Il gentiluomo veneziano, chiamato ad incarnare il mito vivente della seduzione, è ospite da tredici anni nel castello di Dux, in Boemia, dove il conte di Waldestein gli ha assegnato il ruolo di bibliotecario di palazzo. Dalle prime ore dell’alba una sequenza di indizi che la sua intuizione mette in ordine sembrano annunciare l’avvicinarsi del passaggio fatale.

LA STRANIERA “…ma voi non siete Casanova?
CASANOVA “no io non sono Casanova…
Qui inizia la storia: l’egregio monologo di Roberto Herlitzka. Sempre ossessionato dalle spie dell’inquisizione, Casanova veste i panni di un amico intimo cresciuto insieme a Giacomo. Cerca di nascondere in tal modo la sua vera identità e racconta di lui.

C’è una festa al castello e Casanova trascinando la sua valigia, che ci accoglie in proscenio sin dall’inizio dello spettacolo, resta chiuso in una stanza dalla quale non riesce ad uscire; i suoi vani “…Aprite!..., aprite!... , aprite!... aprite!" non sortiscono il risultato sperato. Ed eccolo raccontare la storia della sua vita, giunta appena un mese prima al suo settantatreesimo compleanno, intrisa di passione, sangue, malattie veneree. Si trova in questa stanza circondato da creature misteriose e affascinanti: sono donne, manichini, marionette, il burattinaio forse è il piacere. Le creature femminili si muovono in modo scomposto e lascivo; si esprimono con gridolini e vagiti di piacere e il protagonista confuso in questa situazione risponde alle loro domande.

Bustini che non entrano, quasi a ricordare una storia di gioventù passata, decorati con nastri dalla foggia e dai colori carnascialeschi, paniers sconnessi, arricchiti da veli (misera scintilla) acconciati a sembrare gonne di ballerine, mal celando le culottes ivi nascoste, all’apertura del sipario. Da un costumista di cotanto nome come Carlo Poggioli ci si aspetterebbe materiali più prestigiosi ma il senso del vissuto dà una spiegazione a tutto questo.

Fascino e mistero creato da queste figure che lo accerchiano. Sì, son donne, emulano donne: Casanova ammalato si sente trasalire e chiede loro “…mi volete morto?..... ma io non ho paura a mostrarvi il mio sangue...” Sì la malattia, ma il piacere va oltre, e le gonne di velo ormai scese alla caviglia, con una vertiginosa apertura sul davanti, ricordano che c’è festa al castello.

Le domande incalzano e Casanova, circondato da questa corte di manichini, finisce in carcere, in una cella angusta e buia; le donne diventano silhouettes: mutano le gonne in separè di camerini appese ai congegni che muovono i fili e con movenze da burattini, emanano sensualità attraverso la trasparenza dei tessuti, e creano un interrogatorio senza sosta, “Nè giorno, né notte…” afferma esasperato il protagonista. Il velo della coscienza interroga continuamente l’anima sui comportamenti libertini fino a costringere la sua esistenza già ammalata in una camera completamente avvolta dal buio.

Nel ricordo del protagonista, il frate Balbi gli sollecita gioia nell’annunciargli il cambio di cella a Venezia, in un abbaino con tanto di finestra sulla piazza, e all’idea di rivedere il mondo, le donne, raffigurate dai manichini della scena, depongono i veli e divengono più intime e sensuali, abbigliate di soli corpetti, culottes e paniers. Casanova è più vecchio, la schiena provata dalla cella bassa e dalle continue emorragie, ma ecco l’idea della fuga, “...qualche volta per vincere bisogna cedere a se stessi…” e si ritrova in un foro praticato nel soffitto, appeso nel vuoto. Ma non si arrende al rischio di “morire liberi”, come lo chiama il protagonista “Il paradosso di Zenone”. Ce la farà.

Io sono uno scrittore: questo il caso in cui il personaggio vince sull’esistenza…” e il continuo confronto con la Straniera si chiude con “Tu sei lo spettro della mia gioventù” e lei “Tu sei lo spettro della mia vecchiaia”. “Io sono Giacomo Casanova”, alla continua richiesta da parte della Straniera sulla sua identità ecco al finale l’ammissione della realtà.

La regia di Nadia Baldi si muove su un binario onirico e senza tempo, costruendo in un “non luogo o luogo della memoria” personaggi femminili apparentemente freddi ma pieni di carnalità, abilità, armonia scenica e ambiguità. In questo contesto la maestria di Roberto Herlitzka talora sembra ridurre il dinamismo recitativo, come se volesse rasentare il monocorde, per esaltare l’instancabile muoversi e mugolare di queste femminee marionette. Bene l’affiancamento di Marina Sorrenti, e delle altre attrici, nonché acrobate al manifestarsi del fil rouge, a fine pièce a rappresentare il leit motiv del protagonista: il sangue. Difficilmente riconoscibile ma bravissima come al solito Franca Abategiovanni, più famosa per “Assuntina e Amedeo” ovvero “La serpe in seno”, entrambi testi firmati da Cesare Belsito (coprotagonista con lei nella prima di queste due commedie).

Ruggero Cappuccio nella rilettura del testo crea un continuo dibattere tra uno degli uomini più discussi della storia veneziana e le sue donne, in una pungente e spinosa contesa tra le varie identità cui il seduttore vanesio Casanova cede inesorabilmente. Ne emerge un grande autore, moderno, nel cogliere le intime muliebrità che il piacere muove al suo cospetto, quasi a moltiplicare il numero di donne amate rispetto alla realtà, così come emerge dall’”Histoire de ma vie”, la luminosa autobiografia di Giacomo Casanova in cui si materializza la sua grande capacità di ascolto per le sue amanti.


Teatro Arcobaleno - via Francesco Redi 1/a, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4402719, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero euro 20, ridotto euro 16 (anche per i cral convenzionati), studenti euro 14, bambini di età dai 6 agli 11 anni euro 8

Articolo di: Massimo Tucci
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.teatroarcobaleno.it

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