Carmen - Terme di Caracalla (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 09 Luglio 2014 

Ad aprire la stagione estiva del Teatro dell'Opera di Roma, ospitata come di consueto nella cornice imponente e densa di fascino delle vestigia archeologiche delle Terme di Caracalla, la rilettura assolutamente personale e coinvolgente della "Carmen" di Bizet offerta dall'Orchestra di Piazza Vittorio. La tanto variopinta quanto talentuosa compagine multietnica, dopo il clamoroso successo riscosso dalla sua rivisitazione de "Il Flauto magico" mozartiano, torna dunque a cimentarsi con il microcosmo operistico in un progetto concepito grazie alla sinergia con l'Opéra Théâtre de Saint-Étienne. Grazie alla solidità della direzione musicale di Leandro Piccioni e alla regia sempre accurata e immaginifica di Mario Tronco, l'amatissima orchestra a dodici anni dalla sua fondazione si concede il lusso di sperimentare sentieri performativi più ricercati, attenuando la vena gioiosamente ironica delle origini, e presentando un allestimento ben equilibrato tra tradizione e modernità, rispetto degli stilemi e creative intuizioni.

   

Isabella Cocuzza e Arturo Paglia presentano
CARMEN di Georges Bizet
secondo L'ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO
una produzione Les Nuits de Fourvière/Dèpartement du Rhône
in coproduzione con l'Opéra Théâtre de Saint-Étienne
una produzione esecutiva Paco Cinematografica
in collaborazione con Vagabundos S.r.l.

 

Orchestra di Piazza Vittorio
Coro Lirico di Saint Étienne Loire - direttore del coro Laurent Touche
Orchestra Giovanile del Teatro dell’Opera di Roma
pianista e direttore Leandro Piccioni
regia Mario Tronco
elaborazioni e arrangiamenti Leandro Piccioni e Mario Tronco
coreografia Giorgio Rossi
scenografia Lino Fiorito
adattamento libretto, coro e transizioni Serge Valletti
disegno luci e direzione tecnica Daniele Davino
assistente alla regia Daniele Spanò
costumi Katia Marcanio
sviluppo e accompagnamento progetto Giacomo Scalisi
direttore di produzione Francesca Daccico
scene e costumi realizzati dall’atelier de l'Opéra Théâtre de Saint-Étienne

 

Personaggi e Interpreti:
Carmen - Cristina Zavalloni
Don Jose, harmonium, castagnette - Sanjay Khan
Micaela - Elsa Birgé
Escamillo - Houcine Ataa
Zuniga - Carlos Paz Duque
Le Dancaïre, tromba - Omar Lopez Valle
Contrabbandiere, percussioni - Ernesto Lopez Maturell
Remendado, djembé, dumdum - El Hadij Yeri Samb

 

L’orchestra di Piazza Vittorio: Basso, contrabbasso, electronics - Pino Pecorelli; Percussioni - Raul Scebba; Oud - Ziad Trabelsi; Cymbalum, soldato - Marian Serban; Chitarre - Emanuele Bultrini; Violino e soldato - Ion Stanescu; Trombone, accordéon, sintetizzatore - Simon Sieger; Clarinetto, soldato - Paolo Rocca
Prime parti: Flauto - Elisa Boschi; Violino - Luca Bagagli; Violino - Andrea Cortesi; Viola - Gaia Orsoni; Violoncello - Zsuzsanna Krasznai
Dhoad: Tablas - Amrat Hussain; Voce e percussioni - Jhori Mahendra Kumar, Sarwar
Romafest: Ovidiu Totti, Vizi Dezso, Adam Josef, Biga Imre
Danzatrici: Ivana Caffaratti, Manuela Rapi, Fabiana Lastrucci, Cecilia Susani

 

Difficile non rimanere soggiogati dall'impatto soverchiante di una scenografia sontuosa come quella offerta dalle maestose rovine imperiali. Eppure gli intrepidi musicisti ed interpreti dell'Orchestra di Piazza Vittorio, come di consueto, sfoderano il loro proverbiale coraggio e ancora una volta vincono la sfida. La "Carmen", immortale opéra-comique in quattro atti composta nel 1875 da Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, viene da loro sfrondata degli orpelli narrativi secondari, sino a raggiungere una perfettamente godibile durata di poco più di un'ora e mezza; imbastita di brillanti trovate ad effetto e ricucita grazie al talento strumentistico, da sottolineare in maniera più che mai calorosa, del ricco ensemble capitolino, acquisisce nuova vivacissima linfa vitale coinvolgendo ogni singolo spettatore nel passionale vortice di subitanei innamoramenti, glaciali tradimenti e sanguinosi omicidi che intessono le vicende.


Al centro del palcoscenico una struttura metallica sopraelevata accoglie il Coro Lirico di Saint Étienne Loire che per l'intero dipanarsi dell'intreccio indosserà il ruolo di narratore onnisciente, di contrappunto giudicante all'umana irrazionalità che si dispiega dinanzi ai loro occhi, con una reminescenza del coro greco che qui diviene organismo ancor più pulsante e concreto, vero e proprio personaggio pronto a dar voce alla coscienza troppo spesso appannata dei protagonisti. Ai loro piedi un'inconsueta carovana di nomadi provenienti da ogni parte del mondo, dal Rajasthan è giunta fino alle terre iberiche in cui divamperà ben presto la sempiterna tragedia amorosa. Il giovane sergente Don Josè è difatti immediatamente preda delle malie seduttive dell'affascinante zingara Carmen, dedita al contrabbando e sospettata di aver accoltellato una sigaraia della fabbrica in cui lei stessa lavora; completamente dimentico dell'affetto limpido e tenero che sinora lo aveva legato alla sua sorella adottiva Micaela, il militare affonda nell'abisso della passione agevolando la fuga dal carcere dell'amata e riparando assieme a lei sulle montagne dove si rifugiano i contrabbandieri fuorilegge. Il loro rapporto finirà però ben presto per incrinarsi, agevolato nel suo precipitare verso un luttuoso epilogo dalla comparsa in scena dello smargiasso torero Escamillo, la cui ostentata seduttività virile ben presto farà breccia nel cuore dell'inquieta Carmen; un'onta imperdonabile che potrà essere mondata solamente con il sangue della fedifraga, come peraltro le era stato molto tempo prima vaticinato dalle carte, con una pugnalata sferratale dall'amante abbandonato proprio mentre a una manciata di passi, nella Plaza de Toros di Siviglia si celebra il vittorioso tripudio di Escamillo.


L'approccio adottato da Leandro Piccioni, Mario Tronco e i loro valenti interpreti, nell'accostarsi al capolavoro di Bizet, si mostra sin dalle prime battute all'insegna di una felicissima dicotomia: da un lato permangono doverosamente intatti i brani più celebri, ormai incastonati nella memoria collettiva, quali ad esempio la trionfante aria del Toreador o l'intrigante Habanera (L’amour est un oiseau rebelle); dall'altro si intersecano alla partitura sonora inserti imprevedibilmente azzeccati, da ritmi sintetici martellanti in stile dancefloor agli arabeschi musicali di seducenti suggestioni indiane, arabe, persiane. In un tripudio sgargiante di costumi che adornano la sostanziale essenzialità scenografica, protagonista assoluta è la musica e i caratteri dell'originale di Bizet si plasmano nell'abbraccio con i cantanti che doneranno loro voce, anima e pathos: accade così che la sensualità sfrontata di Carmen incontri nella caratura vocale di Cristina Zavalloni un perfetto suggello di passionalità, impeto emotivo e carisma interpretativo; il Don Josè dell'indiano, appena ventenne Sanjay Khan, coniuga il proprio ingenuo candore con la lucida risolutezza nel non chinare il capo dinanzi alle beffe del suo destino amoroso, il tutto vestito da capacità vocali di inappuntabile precisione. Completano un quartetto di protagonisti perfettamente a fuoco il dirompente trasporto del tunisino Houcine Ataa nei panni del torero Escamillo e, come contraltare, la delicatezza eterea della Micaela di Elsa Birgè, artista circense e interprete dalla tessitura vocale preziosa come filigrana, magnificamente adagiata in occasione dei saluti finali sulle note jazzate di The man I love di Gershwin.


La “Carmen” proposta dall’Orchestra di Piazza Vittorio porge allo spettatore un elegante connubio di musica e teatro, all’insegna del gusto personale che contraddistingue l’incontro tra Leandro Piccioni, Mario Tronco e l’effervescente ensemble da loro magistralmente diretto; attenuata la vena più spiccatamente goliardica e gioviale dei capitoli precedenti del suo sentiero artistico, l’Orchestra si conferma realtà tra le più ispirate, poliedriche e ricercate attualmente in circolazione. Lo spettacolo applaudito vigorosamente in occasione della data - purtroppo - unica andata in scena alle Terme di Caracalla rappresenterà il sostrato su cui erigere quello che si configura come uno dei progetti più interessanti della prossima stagione teatrale capitolina. La sensibilità musicale ed il virtuosismo tecnico dell’Orchestra di Piazza Vittorio saranno difatti impreziositi dall’adattamento curato da Enzo Moscato e Mario Martone, con la regia dello stesso Martone e due protagonisti d’eccezione come Iaia Forte e Roberto De Francesco. Un appuntamento senza dubbio imperdibile, in programma al Teatro Argentina per un intero mese di rappresentazioni, dal 18 marzo al 19 aprile del prossimo anno.


Un periodo dunque particolarmente denso di sfide e soddisfazioni per questa compagine di artisti che ha sempre sperimentato con incoercibile coraggio e creatività, a dispetto di ogni schema costrittivo o frustrante limitazione di prospettive. Meriti che finalmente cominciano ad essere riconosciuti anche dalle più prestigiose istituzioni. Proprio ieri Antonio Calbi, Direttore del Teatro di Roma, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione teatrale, alla presenza del Sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino, ha sottolineato come l’Orchestra di Piazza Vittorio a dispetto della sua più che decennale attività internazionale non disponga ancora oggi di una sua sede stabile nella città di Roma. Il Direttore Antonio Calbi, rivolgendosi quindi al Sindaco Marino ha chiesto di valutare concretamente la possibilità di destinare all’Orchestra uno spazio nel contesto del rinnovato Teatro India, per renderlo residenza artistica del gruppo. Un traguardo conquistato duramente, che speriamo si concretizzi in tempi rapidissimi e rappresenti nuovo propulsivo nutrimento e ispirazione per questi strepitosi ed appassionati musicisti.

 

Terme di Caracalla - viale delle Terme di Caracalla, Roma
Orario spettacolo: martedì 24 giugno ore 21.00

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio Stampa Orchestra di Piazza Vittorio
Sul web: www.orchestrapiazzavittorio.it - www.operaroma.it - www.teatrodiroma.net 

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