Carmen - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Giovedì, 19 Marzo 2015 

Dal 18 marzo al 19 aprile. Un esperimento ardito e rischioso che Martone conduce con mano esperta, osando. La trascrizione in chiave napoletana risulta facilmente naturale, sia in termini di attualizzazione che di contestualizzazione e di credibilità. Funzionano indubbiamente la suggestione musicale, ben riuscita, e l’interpretazione. Interessante la rilettura della figura della Carmen con l’inserimento della cecità. Qualche concessione di troppo agli aspetti dello spettacolo napoletano, del teatro nel teatro.

CARMEN
di Enzo Moscato
adattamento e regia Mario Martone
direzione musicale Mario Tronco
con Iaia Forte e Roberto De Francesco
e con Ernesto Mahieux, Giovanni Ludeno, Anna Redi, Francesco Di Leva, Houcine Ataa, Raul Scebba, Viviana Cangiano, Kyung Mi Lee
arrangiamento musicale Mario Tronco e Leandro Piccioni
musiche ispirate alla Carmen di Georges Bizet
esecuzione dal vivo Orchestra di Piazza Vittorio
(in ordine alfabetico): Emanuele Bultrini, Peppe D'Argenzio, Duilio Galioto, Kyung Mi Lee, Ernesto Lopez, Omar Lopez, Pino Pecorelli, Pap Yeri Samb, Raul Scebba, Marian Serban, Ion Stanescu
scene Sergio Tramonti - costumi Ursula Patzak - luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper - coreografie Anna Redi
aiuto regia Raffaele Di Florio - assistente scenografa Sandra Müller
Coproduzione Teatro di Roma e Fondazione del Teatro Stabile di Torino

In scena una Carmen bionda, napoletana, attualizzata. Apprezzabile la sintesi, che rende incisiva la vicenda ben nota, condensandola in 74 minuti dal ritmo incalzante che lasciano spazio a qualche momento di struggente malinconia e di riflessione. Dal 18 marzo al 19 aprile al Teatro Argentina di Roma va in scena Carmen di Enzo Moscato, con l’adattamento e la regia di Mario Martone e la direzione musicale di Mario Tronco. Interpreti principali Iaia Forte (nel ruolo di Carmen) e Roberto De Francesco (nel ruolo di Cose’). Con loro in scena: Ernesto Mahieux, Giovanni Ludeno, Anna Redi, Francesco Di Leva, Houcine Ataa, Raul Scebba, Viviana Cangiano e Kyung Mi Lee. L’arrangiamento musicale è di Mario Tronco e Leandro Piccioni, le musiche sono ispirate alla Carmen di Georges Bizet, con l’esecuzione dal vivo dell’Orchestra di Piazza Vittorio, pimpante e pronta come d’abitudine alla contaminazione, un gioco che con Carmen funziona molto bene e senza forzature.

Una versione contaminata anche nella forma della rappresentazione, a metà tra la prosa, lo spettacolo musicale e l’opera lirica dalla quale trae ispirazione. La mano sapiente di Martone può permettersi di scommettere su un tale esperimento, al di là del gusto personale. E’ certamente uno spettacolo senza mezze misure che non incontra, credo, una reazione tiepida. L’Orchestra di Piazza Vittorio è il giusto compagno per una simile sperimentazione, parte dello spettacolo nel sali e scendi dei musicisti dalla ”buca” al palcoscenico. Ci sono elementi della sceneggiata napoletana e insieme del teatro popolare, con lo stesso uso “bastardo” della lingua che pare, nella realizzazione di Martone, un’operazione quasi spontanea. Forse di troppo qualche caricatura dello spettacolo nello spettacolo con gli elementi kitsch del gusto canoro partenopeo che pare un omaggio di troppo.

Convincente invece la Carmen o meglio Carmèn come lei stessa precisa in versione cieca. Così appare all’inizio e disorienta fin quando nell’ultima scena torna con gli occhiali scuri e allora si chiude il cerchio. Questa Carmen non viene uccisa ma accecata e lei, così innamorata della vita e dell’amore, non muore neppure moralmente ma anzi risorge perché la cecità è una metafora: la limitazione fisica non impedisce allo sguardo interiore di liberarsi. Prima di essere affrontata da Cosè che la ama morbosamente e non vuole separarsi da lei, Carmen grida che anche di fronte alla morte lei resterà libera e anzi la cecità è una ferita che la spinge ad avanzare di un grado nella vita: diventando la tenutaria di un bordello e non più una semplice prostituta. E’ qui che viene fuori la filosofa-puttana, come lei stessa si definisce all’inizio dell’opera.

Il suo amante d’altronde chiude a sua volta la pièce, giusto prima dell’entrata finale di Carmen, raccontando che l’amore senza limiti, senza ragione, quella che lui ha schiacciato sotto i piedi, è stupido ed è sempre destinato al fallimento. Emerge, però, nelle parole e nella riflessione amara, giunta troppo tardi nella sua vita, una considerazione sulla condizione umana di miseria che in qualche modo spinge un uomo alla follia e si parla di un tema di grande attualità: l’emigrazione come emarginazione, il trovarsi in un mondo nel quale si è estranei.

Certamente di grande profilo l’interpretazione dei due protagonisti, ben diretti. Il lavoro nel suo insieme è curato e attento ai particolari, dai costumi alle scene, alle luci, con un gioco che ricorda molto la tradizione del musical, al quale sembra guardare Martone quanto allo stile. L’Orchestra vede la presenza di Emanuele Bultrini, Peppe D'Argenzio, Duilio Galioto, Kyung Mi Lee, Ernesto Lopez, Omar Lopez, Pino Pecorelli, Pap Yeri Samb, Raul Scebba, Marian Serban, Ion Stanescu. Le scene sono di Sergio Tramonti, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari e il suono è curato da Hubert Westkemper, un team di affiatati artisti che da tempo affianca Martone nei suoi lavori. Le coreografie sono curate da Anna Redi; Raffaele Di Florio è l’aiuto regista e Sandra Müller l’assistente scenografa. Carmen è una produzione Teatro di Roma e Fondazione del Teatro Stabile di Torino.

La Carmen di Martone/Moscato/Tronco è una Carmen mediterranea. L’incrocio di umori e musiche della tradizione gitana a cui hanno attinto Mérimée e Bizet trasmigra dalla Spagna dell’Ottocento a un altro luogo fatale di incrocio tra culture diverse, oggi più che mai: Napoli. La forma dello spettacolo attinge infatti alla sceneggiata come alla zarzuela, in segreto omaggio al grande autore partenopeo di teatro popolare con musiche, Raffaele Viviani, di cui Mario Martone realizzò una memorabile messa in scena de I dieci comandamenti.
Enzo Moscato, già autore di folgoranti rivisitazioni di miti del passato, reinventa la Carmen a Napoli, mentre l’Orchestra di Piazza Vittorio (che ha già affrontato una fortunata rielaborazione dell’opera di Bizet), la apre al mondo attraverso la contaminazione tra musiche e canti di paesi lontani. I protagonisti principali, Carmen e Cosè, sono interpretati da una coppia amatissima del teatro napoletano contemporaneo, Iaia Forte e Roberto De Francesco, mentre una gran banda di attori e cantanti napoletani popola il palcoscenico.
“Quando ho pensato di dare vita con l’Orchestra di Piazza Vittorio a una Carmen napoletana, secondo i modelli del teatro musicale popolare che vanno da Raffaele Viviani alla sceneggiata - annota Mario Martone - ho proposto a Enzo Moscato di scriverne il testo, chiedendogli un copione in cui ci fossero dialoghi e personaggi ispirati alla tradizione, ma guardando alla novella di Mérimée oltre che all’opera di Bizet. Quel che mi ha sempre affascinato della novella è il fatto che la vicenda è rievocata: Mérimée immagina che Don Josè gliela racconti in prigione, la sera prima di morire impiccato. Enzo ha colto al volo questa indicazione e ha scritto un testo che si muove su due piani, quello del racconto al presente e quello passato dell’azione rievocata. Ne è nato lo spettacolo oggi in scena, in cui procedono di pari passo le parole di Mérimée e dei librettisti Meilhac e Halévy completamente reinventate da Moscato e la musica di Bizet trasfigurata da Mario Tronco con Leandro Piccioni e l'Orchestra di Piazza Vittorio. La contaminazione è totale: Napoli si pone come centro di un mondo latino fatto di nomadismi, dalla Spagna alla Francia e, via via trasmigrando, fino a Tunisi. La lingua e la musica sono al centro di tutto, il vortice che tutto attrae: l’amore, la passione, il tradimento, la libertà e la violenza, l’allegria e il dolore, il mistero. Non c’è un’epoca definita (anche se sentiamo balenare tanto la Napoli del dopoguerra quanto quella della criminalità dei nostri giorni), non c’è La Micaela dell’opera (che in Mérimée non esiste, serviva a Bizet per ragioni morali e musicali). Soprattutto, nel testo di Enzo Moscato, la protagonista non muore: a raccontare al “forestiero” (cioè a tutti noi) quanto è successo non c’è più solo Don Josè, anche Carmen prende finalmente parola”.

Il Teatro di Roma propone un programma di attività e appuntamenti di approfondimento Intorno a Carmen a partire da venerdì 20 marzo (ore 17) con l’incontro pubblico in Sala Squarzina con Mario Martone e la Compagnia, modera Gianfranco Capitta.
Si prosegue giovedì 26 marzo (ore 21) sul palcoscenico del Teatro Argentina con la proiezione della Carmen diretta da Francesco Rosi (film-opera del 1984, 152 minuti), come omaggio al grande regista e intellettuale napoletano, maestro di racconti e di cultura che ha contribuito a rendere grande la nostra tradizione filmica. Ed ancora dalla scena al grande schermo per offrire al pubblico un doppio appuntamento in Sala Squarzina con le regie cinematografiche firmate da Mario Martone: Rasoi (1993, 55 minuti) con Enzo Moscato, Toni Servillo e Iaia Forte, in programmazione giovedì 2 aprile (ore 21); e I dieci comandamenti di Raffaele Viviani (2000,125 minuti), mercoledì 8 aprile (ore 21). Ed infine, ultimo appuntamento venerdì 10 aprile (ore 17) con la proiezione del Don Giovanni di Mozart nella messa in scena di Mario Martone per la stagione d’opera del Petruzzelli del 2012.

Tournée dello spettacolo:
18 marzo - 2 aprile / 8 - 19 aprile 2015 | Teatro Argentina - Roma
21 - 26 aprile 2015 | Teatro della Corte - Genova
28 - 29 aprile 2015 | Teatro Petruzzelli - Bari
30 aprile 2015 | Teatro Verdi - Brindisi
2 - 3 maggio 2015 | Teatro della Fortuna - Fano
5 - 17 maggio 2015 | Piccolo Teatro - Teatro Strehler – Milano
CARMEN è inserita nel programma del Piccolo Teatro nel “semestre Expo” e nella rassegna “Expo in città 2015”
20 - 24 maggio 2015 | Teatro Il Rossetti - Trieste

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, dal 3 al 7 aprile riposo, lunedì riposo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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