Carbone Attivo - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Sabato, 26 Settembre 2015 

Il Festival Tramedautore si conclude con "Carbone Attivo", raffinato dramma di Nick Rongjun Yu, messo in scena dal giovane Manuel Renga, che sceglie le corde dell’intimismo, dell’emotività per mostrare il peso della memoria nel cammino verso la serenità.

 

CARBONE ATTIVO
di Nick Rongjun Yu
traduzione di Annalisa Annuvolo
con Sara Dho, Alessandro Lussiana, Gianni Quillico, Elisabetta Torlasco
light design Amleto Diliberto
assistente alla regia Giulia Gnola
regia di Manuel Renga

 

Entriamo con naturalezza in un appartamento di due giovani sposi in piena crisi coniugale nella Shangai del 2015, tra piccole aziende che falliscono e multinazionali in rapida ascesa, per andare al cuore della storia nella Cina degli anni Settanta, alla ricerca di un perdono.

Un tragitto che conduce ad una miniera di carbone che ha visto la trasformazione di uomini onesti verso il bieco egoismo, e durante il quale si respira il fumo dei rimorsi, del rimpianto per non aver pronunciato una delle parole più semplici eppure meno diffuse: “scusa”.

Ma se pensate ad uno dei tanti “drammi della memoria”, siete fuori strada. "Carbone attivo" è una commedia, con momenti di lirismo, si ride, ci si commuove e si riflette.

A tenere le fila di questo viaggio sono due giovani sposi, il padre di lei e una donna “misteriosa”. I due vivono a Shangai, presentata come grande città multiculturale, sempre più simile alle capitali europee, in cui si percepiscono distintamente la globalizzazione e la crisi, mentre il padre, che arriva dall’altra parte della Cina, è esponente di una generazione che ha vissuto la rivoluzione culturale, la durezza dei regimi politici e la genuinità dei rapporti umani.

I due giovani formano una coppia moderna, in piena crisi coniugale, impegnata a fronteggiare egoismi e a fare i conti con il nuovo ruolo della donna. Lei, infatti, è dinamica, intraprendente, in carriera, pronta a trasferirsi da un giorno all’altro ad Hong Kong. Lui soffre, avverte il senso del fallimento per l’imminente perdita del posto di lavoro, sente un forte complesso di inferiorità verso la moglie, di cui è ancora profondamente innamorato e verso la quale prova frustrazione e gelosia. Eppure sarà proprio il più fragile a conoscere per primo il segreto dell’anziano ospite, a diventarne amico e confidente, quasi un figlio acquisito.

Un segreto che risale ad oltre trenta anni fa, e che rappresenta il vero motivo del viaggio del suocero, giunto fin lì per cercare una donna, un’insegnante a cui chiedere scusa per aver permesso, con un atteggiamento omertoso, il suo linciaggio molti anni fa nella miniera di Carbone in cui lavorava.

Quindi si arriva all’incontro con la donna, ritrovata dopo una tenace ricerca perché i rimorsi dopo anni pesano come macigni e la maturità impone l’ammissione delle colpe e la richiesta di perdono per poter affrontare nel modo più sereno possibile l’ultima parte della vita.

È un’apparizione avvolta in un’aura di magia, in un’atmosfera quasi fiabesca quella della donna. Una presenza minuta, sottile eppure carica di storia ed emozioni, portando su di sé i segni di un’esistenza difficile che mal riesce a dissimulare.

Incontri di pochi minuti, in una panchina gelida e alla stazione dei treni, una parola covata per anni, per pronunciare la quale il protagonista ha attraversato la Cina, eppure quelle due sillabe, per ben due volte, faticano ad uscire. E il perdono rimane così nell’aria con quel sapore di dolce rimpianto e di nascente serenità.

Renga sceglie una dimensione intimista per mettere in scena il dramma raffinato di Nick Rongjun Yu, drammaturgo cinese vivente con il più alto numero di produzioni all’attivo.

E cosa c’è di più intimo di una cucina domestica, con un tavolo perennemente in disordine, il tutto valorizzato da un sapiente gioco di luci e ombre?

Dimensione intimista che traspare anche nei toni da commedia che avvolgono la pièce, perché conditi dal forte coinvolgimento emotivo che i protagonisti riescono a creare.

Ci si affeziona al giovane marito (Alessandro Lussiana), si tifa per un riappacificazione della coppia formata da Lussiana con Sara Dho, ci si commuove per il segreto del protagonista (Gianni Quillico) e si resta incantati per la presenza di Elisabetta Torlasco.

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: domenica 20 settembre, ore 20.30
Biglietti: intero €15,00 - balconata intero €12,00; ridotto under25, over65, Abbonati Piccolo Teatro, Università e convenzioni €10,00 - gruppi €8,00
Durata: 75 minuti

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Maddalena Peluso, Ufficio stampa festival Tramedautore
Sul web: www.piccoloteatro.org - www.outis.it

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