Campo de’ Fiori - Teatro Sistina (Roma)

Scritto da  Venerdì, 09 Novembre 2012 

Campo de' Fiori

Torna al Teatro Sistina di Roma la commedia musicale. Dopo il successo dell’anteprima al Teatro Mancinelli di Orvieto “Campo de’ Fiori”, scritto da Rodolfo Laganà e Gianni Quinto per la regia di Pino Quartullo, debutta al Sistina, dove sarà in scena dal 6 al 25 novembre con protagonisti Rodolfo Laganà e Milena Miconi e le musiche di Roberto Giglio.

 

 

Il Sistina e AB Management presentano
Rodolfo Laganà in
CAMPO DE’ FIORI
commedia musicale di Gianni Quinto e Rodolfo Laganà
con Milena Miconi
e con Marco Passiglia, Renato Raimo, Tonino Tosto, Gianni Quinto
musica di Roberto Giglio
coreografie di Maria Luisa Rubulotta
scene di Gianluca Amodio
costumi di Patrizia Pontesilli
disegno luci Fabio Persia
regia di Pino Quartullo

 

Sulla scelta di riprodurre la statua di bronzo di Giordano Bruno, che da più di un secolo campeggia sovrana nella storica piazza di Campo de’ Fiori, avevamo qualche perplessità. Seppure inevitabile e assolutamente pertinente all’ambientazione del testo, l’idea della riproduzione scenografica di un’opera d’arte lasciava presagire un senso dequalificante dell’opera, la cui importanza e il cui valore artistico sono dati proprio dal carattere originale e da quel senso di unicità che la rende, appunto, un’opera d’arte.
Invece, all’apertura del sipario e sulle note della versione strumentale della famosissima canzone di Venditti, l’apparizione solenne e maestosa della riproduzione scenografica della statua di Giordano Bruno ci dà la netta e suggestiva sensazione di essere piacevolmente accolti nel contesto naturale e storico di una delle più belle piazze di Roma, Campo de’ Fiori. Qui si narreranno le vicende di vita di Cesaretto (Rodolfo Laganà), “fruttarolo” romano ingenuo e sognatore, e di Claudia (Milena Miconi), una donna romana verace che in questa piazza gestisce un banco di fiori. 
Il filo narrativo si dipana attorno all’esigenza di Claudia, costretta ad affrontare la vita e le sue problematiche da sola, di avere accanto a sé un uomo, e alla difficoltà di Cesare che, pur desiderando candidarsi a tale ambito ruolo, non riesce a dichiarare a Claudia il suo amore. Il loro destino si incrocia ogni giorno nella quotidianità del lavoro al mercato, ma il legame sentimentale fatica a realizzarsi.
Claudia subirà le avances di Annibale (Renato Raimo), uomo facoltoso e fascinoso che cercherà di ammaliarla con l’ostentazione della sua capacità economica e con le citazioni, espresse all’occorrenza, prese a prestito da personaggi protagonisti di fiction o di soap-opera. Simpatica, tra tutte, la trovata di un’ “autocitazione”, quella del perfido Zanasi di Centro Vetrine, interpretato proprio da Renato Raimo. Claudia, però, è una donna semplice e ingenua, ma tutt’altro che sprovveduta…
Cesare, da parte sua, mentre assiste impotente e disarmato alle vicende di Claudia, coltiva in sé e insieme al suo amico Alvaro (Marco Passiglia), operatore ecologico della piazza, il desiderio e il sogno di sentire in radio i pezzi che con passione e tenacia suonano e cantano insieme. Dovrà però fare i conti con un padre (Tonino Tosto) che lo richiama spesso alle responsabilità e a scelte di vita mature.
A rompere l’equilibrio instabile delle esistenze irrealizzate di Cesare e Claudia, arriverà un ufficiale giudiziario (Gianni Quinto, che è anche co-autore del testo) che, venuto a pignorare la casa della bella fioraia, innescherà -  inconsapevolmente - reazioni e decisioni che porteranno ad un finale poetico ed emozionante.
“Campo de’ Fiori” è uno spettacolo che rispecchia scrupolosamente i canoni strutturali della commedia musicale tradizionale, con tutti i suoi godibili ingredienti: momenti comici, con battute sagaci e ironiche, che si alternano nella giusta proporzione a sequenze sceniche più profonde, momenti di poesia sottolineati da sapienti giochi di luce e dalle melodie, a volte intense a volte più orecchiabili, che fanno da colonna sonora. Dialoghi divertenti e fluidi con riferimenti alla modernità (internet e social network) e alla tradizione, anche culinaria, di Roma: poetico il ricordo che, sulle note della versione strumentale della canzone “Un’altra cosa”, un nostalgico Laganà fa emergere pensando alla “pasta e broccoli” della mamma che non c’è più.
Nostalgia per le tradizioni, malinconia per ciò che era e non è più, ma anche esilaranti giochi di parole in cui Laganà esprime sapientemente la sua vena più comica. E’ naturale e autentico nel mostrarsi fragile e sornione, sognatore e dissacrante. Non fa mancare, poi, suggestioni più intime nel monologo in cui si ferma a riflettere, quasi con rimpianto, sul suo sentimento – da troppo tempo inespresso – per la bella Claudia. E in un momento di particolare intensità, seduto e con lo sguardo rivolto al cielo, incanta la platea sulle note di  “S. Lorenzo”, cantando la speranza e il sogno di realizzare i propri desideri.
Milena Miconi convince pienamente nell’interpretazione del suo ruolo di donna “popolana” e verace, che non può non richiamarci alla mente il personaggio di Rosetta della commedia musicale “Rugantino”. Il suo personaggio è perfettamente nelle sue corde, e la Miconi calibra abilmente l’espressione scenica senza mai trasbordare nell’eccesso, facile rischio per un personaggio come il suo, ma - al contrario – riesce con piena lucidità espressiva in una performance di grande capacità comunicativa.
Ottima la prova attoriale di Gianni Quinto nel ruolo, ben caratterizzato, di un ufficiale giudiziario. Esprime la sua “meridionalità”, tipica di alcuni pubblici ufficiali, lasciando trapelare vivacemente rigore giuridico e coinvolgimento umano, e bilanciando abilmente il suo atto performativo che nel contesto scenico risulta, per espressione e caratterizzazione, di grande impatto. Tonino Tosto è un padre vigoroso ed energico, colora di nostalgia poetica, e a volte anche malinconica, i discorsi che rivolge a quel figlio che non vuole crescere, anche se talvolta risulta un po’ troppo “costretto” nel suo personaggio. Marco Passiglia è un disinvolto e dinamico operatore ecologico, un tempo a Roma definito “scopino”, ma la sua passione è per la musica e la tecnologia. Sono questi infatti gli argomenti sui quali fonderà i dialoghi, spassosi ed esilaranti, con il suo amico Cesare, in una performance che si rivela sempre esuberante e divertente.
Ruolo assolutamente di prim’ordine è quello del corpo di ballo, composto da sei bravissimi ballerini diretti da Maria Luisa Rubulotta. Jean Michel Danquin, Danilo Aiello, Natalia De Maria, Gianfranco Gallo, Gloria Rossi e Ylenia Tocco intervallano le parti recitate con coreografie ben congegnate e strutturate anche con contaminazioni di vari generi di danza. Eseguono i balletti con grande grinta, e completano l’espressione artistica nelle numerose controscene che interpretano seguendo una cifra registica ben definita e che non sfugge alla lettura di tutto il contesto scenico.
La musica di Roberto Giglio accompagna la pièce per l’intera durata e la arricchisce conferendole quella caratteristica emozionale che solo la musica sa dare. Canzoni inedite e canzoni riadattate, tutte con il comune denominatore delle sonorità della tradizione della canzone romana. Il leitmotiv è sulle musiche di ”Addio, addio”, tratto dal cd “Cinecittà” dello stesso Giglio e riadattato nel testo. Pienamente godibile il riadattamento della canzone che accompagna la scena dedicata ai “topi”: un arrangiamento rivisto della canzone “Balera”, un testo semplice, ma che ha il pregio di arrivare facilmente all’orecchio dello spettatore e restarci, tanto che all’uscita dal teatro qualcuno ne canticchiava già il refrain.
Degne di particolare nota le scene di Gianluca Amodio che, oltre alla fedele riproduzione della statua di Giordano Bruno di cui abbiamo parlato in apertura, rappresentano uno scorcio suggestivo della Roma di una volta. Valorizza ulteriormente la scena il tripudio di colori nei costumi festosi e variopinti di Patrizia Pontesilli, davvero un bel colpo d’occhio.
Possiamo decisamente affermare che la promessa, espressa durante la presentazione alla stampa, di far rivivere la commedia musicale sullo stile dei successi conseguiti e consacrati alla tradizione di questo teatro dalla premiata ditta “Garinei e Giovannini”, è stata ampiamente mantenuta.
Con questo spettacolo rivive al Sistina la commedia musicale nella sua forma più tradizionale e in una versione finalmente inedita, con il suggello dello stile registico di Pino Quartullo, apprezzato attore e regista formatosi artisticamente, come peraltro anche Laganà, presso il laboratorio di recitazione di Gigi Proietti.
Ed è al grande Gigi Proietti, presente in sala, che un commosso Rodolfo Laganà – dopo aver chiamato sul palco tutti i partecipanti a questa pregevole messinscena – dedica il caloroso applauso, un’espansiva ovazione, della platea del Sistina.

 

Teatro Sistina - via Sistina 129, Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/4200711, mail
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Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: da martedì a venerdì poltronissima € 38, poltrona € 35, I galleria € 35, II galleria € 30, III galleria € 24; sabato e domenica poltronissima € 40, poltrona € 37, I galleria € 37, II galleria € 32, III galleria € 26

 


Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Massimo Natale, Ufficio stampa Teatro Sistina
Sul web: www.ilsistina.com

 

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