Camminata Archemica “Alla Vita Invisibile” - Teatro della Contraddizione (Milano)

Scritto da  Martedì, 24 Maggio 2016 

Dopo l'apertura del Festival ExPolis (14-29 maggio), organizzato dal Teatro della Contraddizione, con la “vita danzata” della Balerhaus, il viaggio del TdC prosegue con la prima Camminata Archemica, dedicata “Alla Vita Invisibile”.

 

CAMMINATA ARCHEMICA "ALLA VITA INVISIBILE"
Padiglione P.ta Romana / P.ta Venezia
Artisti intervenuti:
Massimo Airoldi, Nicoletta Bernardi, Monica Bonomi, Andrea Parazzoli, Miriam Camerini, Manuel Buda, Maria Carpaneto, Lara Guidetti, Francesco Manenti, Massimo Marcer, Il nodo nell'albero (Eugenio Vaccaro, Silvia Camellini), Marta Pistocchi, Teatro della Contraddizione (Micaela Brignone)

 

Il percorso parte proprio da lì, dal Teatro della Contraddizione, da quel piccolo spazio nascosto nel cuore pulsante della città, quasi invisibile, appunto. Ma che cosa significa essere visibile o invisibile? Sono concetti - ammesso che lo siano - assoluti e scissi oppure si intersecano, si fondono, si toccano chiasmaticamente, entrando l'uno nell'altro, come in un ballo senza oggetto tra presenza e assenza? Il brindisi che dà inizio alla serata sviscera questi e altri interrogativi, posti da Miriam Camerini, accompagnata dal suono della tromba di Massimo Marcer, le cui note rispondono quando le parole diventano impossibili.

“Nascosto è sinonimo di invisibile? O c'è dell'altro nell'invisibilità?”ci chiede e si chiede Marta Pistocchi, abbracciando il suo violino in Piazza Umanitaria, mentre l'oscurità inizia a calare tra le vie di una città conosciuta eppure nuova, che appare e scompare ad ogni passo.

Poi via Daverio, via S. Barnaba, via Guastalla. Si prosegue in una marcia un po' scomposta, guidata dal dialogo di trombe e violini, dal vociare di persone che non si conoscono e si scoprono nel loro essere senza meta, nel loro affidarsi a dei cantastorie che arrivano all'improvviso e poi scivolano via, invisibili come quello che c'è ogni giorno sotto i nostri occhi distratti.

Davanti alla Sinagoga, guardati in modo un po' strano da un paio di militari accigliati che non capiscono cosa stia succedendo - e non capiscono il bello di non capirlo - la splendida voce di Miriam Camerini, unita alla chitarra di Manuel Buda, alla tromba di Massimo Marcer e al violino di Marta Pistocchi, ci regala un momento di grande intensità, in un susseguirsi di canzoni sefardite.

La storia di mille altrove accarezza i passi del presente, e Milano diventa all'improvviso tutte quelle voci di popoli e di epoche lontane. La cultura ebraica, con le sue musiche ritmate, fa tappa davanti alla Casa 770, una delle dodici abitazioni Lubavitcher riprodotte nel mondo, sullo stampo di quella originaria di Brooklyn.

Ma l'altrove è anche Alegher, immigrato che gira stringendo il suo mazzo di rose, come i tanti che popolano le vie della città, visibili solo al fastidio di milanesi sbuffanti, che li considerano il mazzo di rose che gli pungono le mani. Alegher invece ci parla, e finalmente qualcuno lo ascolta.

Così come qualcuno ascolta la storia di una bambina che tanto tempo fa aveva visto passare un treno, circondato da soldati nazisti. Dalle fessure del convoglio uscivano dei bigliettini. Erano biglietti d'addio di chi da quel viaggio non sarebbe tornato mai. E ora è il pubblico che, nel silenzio di una città che inizia ad assopirsi, scribacchia un addio che, più tardi, in un cortile di via Lincoln, verrà sussurrato e poi urlato e poi gettato al vento.

Nel frattempo passano puttane e strani personaggi magrittiani dal volto coperto, sbucano dal nulla e subito vi fanno ritorno. Sono i volti nascosti di una città troppo impegnata a farsi vedere.

Guardarsi guardanti e vedersi visibili, finalmente, solo per un attimo. Per librarsi tra le vie del centro, per liberarsi dal centro. Per non avere un'identità, ma molteplici. Per scoprirsi intimamente rizomatici, esseri polimorfi come queste vie, che possono non portare da nessuna parte. Che, proprio per questo, possono portare dappertutto.

L'ultima tappa è nel cortiletto di una casa dietro Corso Buenos Aires, a notte ormai inoltrata, in ritardo su un tempo che ormai nessuno sta più calcolando. È qui che il mulo - il bravissimo Francesco Manenti - si spoglia delle sue catene, di quel cappio - umano, troppo umano - che l'ha strozzato finora. È qui che, senza più chiederci dove si trovi questo “qui”, seguiamo con lo sguardo quell'essere che si arrampica su una pianta, che sparisce nella notte, col suo manto d'invisibilità.

Va oltre questo mondo / la speranza vagabonda / si perde su sull'onda / e fugge via da qui / in un'isola piccina / abitata da una fata / che subito ci invita / a vivere quaggiù. Youkali è dove si desidera / Youkali è la felicità, il piacer / Youkali è il posto dove vivi ogni dolor / è dentro la notte / il nostro brillare / la nostra stella / è Youkali”.

 

Teatro della Contraddizione - via della Braida 6, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/5462155, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: martedì 17 maggio ore 20.15
camminata artistica riservata a 30 spettatori

Articolo di: Francesca Ruina
Grazie a: Giulia Soleri, Ufficio stampa Teatro della Contraddizione
Programma completo del Festival su: www.expolis.org
Sul web: www.teatrodellacontraddizione.it

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