Caligola - Teatro Oscar (Milano)

Scritto da  Sabato, 25 Aprile 2015 

Dall'11 al 26 aprile. ‘Il potere ce l’ho io’, dice l’imperatore Caligola. Nel più bel testo teatrale di Albert Camus, concentrato sul delirio del potere, emerge il contrasto irrimediabile fra individuo e politica. Caligola, forse pazzo, forse geniale, comunque sconvolto dalla morte della sorella Drusilla con la quale aveva un rapporto incestuoso, perde ogni controllo e fa decadere l'Impero. Caligola cancella qualsiasi tabù, abbatte i totem e demistifica la natura degli uomini: incarna la violenza e il male per mostrare che tutto è come appare. Quanto noi contemporanei conosciamo di Caligola è filtrato e inquinato dai secoli e da certe mistificazioni storiografiche. Il suo progetto ha un senso e una direzione. Tramite la morte, restituire la vita. Un monito a saper cogliere la bellezza e la purezza e l'amore in ogni singolo istante della propria esistenza. PACTA . dei Teatri porta in scena al parabola umana di uno degli imperatori romani più controversi al Teatro Oscar di Milano, con la regia di Annig Raimondi.

 

Produzione PACTA . dei Teatri presenta
CALIGOLA
di Albert Camus
regia Annig Raimondi
traduzione Franco Cuomo
con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi
musiche originali Maurizio Pisati
spazio scenico e disegno luci Fulvio Michelazzi
costumi Nir Lagziel
assistente costumi e sartoria Marlene Pisati
si ringrazia per la collaborazione Studio Exhibita e Benfenati e Sartoria NEGLIA - Milano

 

Caligola è stata la magnifica ossessione di Albert Camus. Ha inseguito per oltre vent'anni l'imperatore “folle” perché riteneva fosse cosa buona e giusta scardinare il luogo comune, tramandato da Svetonio, del dissennato privo di spessore, della macchietta che agiva solo sulla base dei capricci del momento. Questo è quanto ci ha riferito il signor Svetonio e questo, purtroppo, è ciò che viene insegnato ancora oggi nelle scuole (sempre che si trovi un insegnante disposto ad approfondire la storia romana, ed era un fatto scontato cinquant'anni fa ma oggi non lo è affatto). Conferì al suo cavallo il titolo di senatore? Beh, allora non poteva che essere un irrecuperabile squilibrato, giusto? E no, non è giusto per niente, ci dice Camus con la sua prosa inarrivabile. Sulla scia del gigante della letteratura francese la Compagnia Pacta . dei Teatri propone, al gentile pubblico abituato alla follia arida dei politicanti attuali, l'elogio della follia di Caligola. Il teatro è civile non solo quando si occupa di casi irrisolti dell'attualità prossima ma anche quando riabilita, coi mezzi dell'arte, una figura storica che forse - anzi, quasi sicuramente - non meritava di essere sbertucciata in modo così superficiale.

Annig Raimondi, regista e coprotagonista del Caligola in scena al Teatro Oscar in questi giorni, si distingue da sempre per lo scrupolo filologico con cui attinge alle fonti. In virtù di questa precisione non ha messo in piedi un pastiche delle varie versioni del Caligola di Camus, ma ne ha scelta una in particolare: il manoscritto del '41, che fotografa gli aspetti più intimi e privati del sovrano, la maniera tutta particolare in cui viveva l'amore. Malata? Forse in epoca pre-Basaglia si poteva usare questo aggettivo, ma ora in teoria dovremmo aver fatto dei passi in avanti, perciò bisogna sforzarsi di usare termini più adeguati. Sicuramente la sua sfera affettiva non rispondeva ai canoni della consuetudine, questo è più che certo: l'incesto con la sorella Drusilia, e il relativo dolore insopprimibile quando venne a mancare non era una cosa normale; la disinvoltura con la quale uccideva questo e quell'altro denotava un' incapacità di empatizzare col prossimo, di immedesimarsi nella sofferenza degli altri. Ma è proprio questo il punto centrale: Camus - e con lui la Compagnia Pacta - non sono interessati a giudicare l'uomo e le sue debolezze, bensì a raccontare l'afflato poetico, la potenzialità drammaturgica delle sue azioni e del suo modo di sentire.

Caligola era un ribelle, e la sua ribellione - dai tratti indubbiamente grotteschi e patetici, nell'accezione neutra di questi termini - rappresentano uno strumento per scappare dalla “peste” della banalità, dell'ipocrisia, della crudeltà degli uomini di potere mascherata dietro un sorriso paterno. La crudeltà di Caligola invece è autentica, senza quelle maschere e quegli infingimenti atti a meglio “inchiappettare” i più deboli. Lui, almeno per un po', riesce a mettere alla berlina quelle istituzioni romane che lo avevano eletto. Poi ci penserà Cassio Cherea, tribuno dei pretoriani, a guidare una congiura per farlo fuori. Cherea, stando alle fonti storiografiche, era continuamente oggetto di scherno da parte di Caligola. Non così nella storia immaginata da Camus, e dunque nel lavoro allestito al Teatro Oscar che segue - se pur con le necessarie libertà interpretative - le sue indicazioni: insolente con tutto e con tutti l'imperatore-dio, “straniero” in patria, si pone di fronte al capo dei congiurati - una Annig Raimondi particolarmente convincente, che è riuscita ad acchiappare perfettamente il misto di fermezza e diplomazia sottile del personaggio - quasi da pari a pari.

Non lo abbiamo detto finora esplicitamente, ma il concetto dovrebbe essere già abbastanza chiaro: la Compagnia Pacta ha restituito in maniera eccellente le atmosfere di Camus, l'esistenzialismo in bilico tra disperazione e speranza che contraddistingueva la sua filosofia. Riccardo Magherini, nei panni di Caligola, sfugge con sapienza alla tentazione del macchiettismo, nella quale un attore inesperto avrebbe potuto facilmente scivolare. E del resto Riccardo ha un'età che gli consente non solo di ricordare ma anche di aver metabolizzato il Nerone di Petrolini e poi di Sordi, perciò - senza contare che lo spettacolo in cartellone ha finalità tutt'altro che ironiche - sa perfettamente che spingere troppo il pedale comico significa mettersi in competizione con modelli irraggiungibili.

Maria Eugenia D'Aquino restituisce con efficacia l'innamoramento succube e paziente di Cesonia, moglie e amante - ma non riamata - dell'imperatore. In particolare l'attrice spicca nella scena in cui, per il sollazzo del suo uomo, partecipa con (finta) convinzione a una carnevalata in omaggio a Venere: Cesonia si abbiglia come una figlia dei fiori - Maria Eugenia in versione post-hippie è da non perdere, garantito - mentre Caligola si prende il ghiribizzo di acconciarsi come la dea dell'amore - qui Riccardo fa venire in mente l'omonimo Billi, in un vecchio sketch sull'antica Roma col sodale Mario Riva.

Alessandro Pazzi è un più che convincente Scipione, poeta a cui l'imperatore impone di portargli la luna. Perché a differenza di Fiordaliso che non voleva mica la luna, Caligola la pretende. E mentre l'Astolfo dell'Orlando furioso faceva un viaggetto sul satellite terrestre per riportare il senno al paladino, anche l'imperatore cerca il senno ma non per sé, bensì per quelli che gli ruotano attorno, che lui giudica non solo privi di cervello ma addirittura manichini senza testa. E così vengono presentati sul palco: pupazzi ben abbigliati ma decollati, come San Giovanni.

Non è affatto scontato che a una lettura filologicamente attenta di un capolavoro si unisca la perizia tecnica dello staff tecnico. Ma nel Caligola di Pacta . dei Teatri succede, e va sottolineato. Il tappeto musicale creato da Maurizio Pisati non sovrasta affatto le voci e i corpi degli attori, ma anzi entra in simbiosi con le loro parole e i loro gesti; le luci di Fulvio Michelazzi sfiorano sul finale la psichedelia, e Caligola morto sul trono in mezzo a questa festa di colori accesi fa tornare alla mente sia l'incubo di James Stewart in Vertigo, sia Romy Schneider nei backstage del mai edito Inferno di Clouzot; Nir Lagziel si è sbizzarrito coi costumi, mostrando tutta la sua 'stoffa' di fashion designer.

È una produzione che non occhieggia al Caligola di Carmelo Bene. E questo è un bene, perché il salentino era un unicum, e ogni scimmiottatura risulta fuori luogo. Sappiamo anche che Camus concesse i diritti del suo spettacolo esclusivamente a Carmelo, il quale lo propose a Roma alla fine degli anni Cinquanta, e da quelle folli notti romane partì la sua sfolgorante ascesa. Quello che non sappiamo è se il Premio Nobel avrebbe concesso i diritti pure a Pacta. Scommettiamo che non avrebbe opposto nessunissima resistenza a questo allestimento? Scommettiamo che il mancato attore Camus - la tubercolosi gli impedì di calcare i palcoscenici, e gli sarebbe piaciuto tanto - si sarebbe un tantinello commosso, verificando coi suoi stessi occhi l'amore, e l'enorme rispetto, che questa Compagnia ha mostrato nei suoi riguardi?

 

Teatro Oscar - via Lattanzio 58, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36503740, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Orario biglietteria: dal lunedì al sabato ore 16-19 e 19.30-21, domenica dalle 15.30 a inizio spettacolo
Biglietti: intero €24; ridotto e convenzioni €18; under 25/over 60 €12; Cral e gruppi €10 (minimo 10 persone); gruppi scuola €9; prevendita €1,50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Giulia Colombo, Ufficio stampa iagostudio
Sul web: www.pacta.org

Commenti   

 
#1 Recitare bene significa urlare?Guest 2015-06-27 21:46
Ho appena visto lo spettacolo. Veramente pessimo. La compagnia sembra aver preso già da qualche anno la deriva verso l'idea che la psichedelia o ancora più la pazzia siano arte e attraggano il pubblico (del 2014 se non erro l'altra rappresentazion e "L'isola dei rifatti" che seguiva la stessa impostazione). Commedie urlate più che recitate. Con deliri incomprensibili che nulla lasciano di buono se non un senso di fastidio, insofferenza e speranza che lo spettacolo finisca presto. Incredibile come in rete non si trovi uno straccio di commento che possa indirizzare verso scelte consapevoli. Questa mia valutazione spero aiuti altri a evitare di imbattersi in questa rappresentazion e se questi stati d'animo non sono quelli che ricercano.
 

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