Caligola - Teatro Oscar (Milano)

Scritto da  Domenica, 21 Giugno 2015 

Voi dite che è un anarchico. Lui crede di essere un artista. Ma in fondo non c’è differenza”. Dal 17 al 28 giugno, dopo il successo del suo debutto, torna al Teatro Oscar di Milano "Caligola" di Albert Camus con la regia di Annig Raimondi. Spettacolo sovratitolato in inglese in occasione di Expo 2015.

 

Produzione PACTA . dei Teatri presenta
CALIGOLA
di Albert Camus
regia Annig Raimondi
traduzione Franco Cuomo
con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi
musiche originali Maurizio Pisati
spazio scenico e disegno luci Fulvio Michelazzi
costumi Nir Lagziel
assistente costumi e sartoria Marlene Pisati
si ringrazia per la collaborazione Studio Exhibita e Benfenati e Sartoria NEGLIA - Milano

 

Caligola sembra essere sparito. Sono già tre giorni che tutti lo cercano, ma sua sorella Drusilla è morta, ed egli l’amava. “Con lei ho perso il mondo intero” confessa disarmato l’imperatore, prima di perdere il controllo, stravolgere il suo regno, e maledire l’ipocrisia del genere umano. Caligola non può più guarire, rimarrà solo con il suo potere. La sua disperazione presto troverà la sua logica, prenderà forma in uno spietato, crudele - quanto possibile - delirio omicida.Da questo momento - e per sempre - la mia libertà è senza limiti”.

Delle tre versioni elaborate da Albert Camus, tra il 1937 e il 1958, la rappresentazione di Annig Raimondi prende vita da quella del 1941. In questa stesura sembra esserci - e di fatto c’è - maggior enfasi su elementi quali l’amore e la tenerezza. Ed è forse racchiusa proprio in tale scelta registica la causa più intima della riuscita di questa pièce. Il dramma si muove infatti all’interno di confini più romantici, spazi più luminosi, facendo apparire la dittatura messa in atto dall’imperatore meno folle rispetto allo scritto post bellico.

Lo spettatore si ritrova così a non disprezzare Caligola, bensì ad assistere ad una cruda, ma come tale autentica, rivelazione di un’estrema fragilità. Seppur imperatore, Caligola, ci viene presentato semplicemente come un uomo che, incapace di accettare la realtà, decide di piegarla a suo piacimento. La morte di Drusilla diventa l’origine più vera del suo delirio, e non un mero pretesto per manifestare la propria malvagità. Vediamo un uomo che perde il senso del suo vivere lontano dal disprezzo, mentre acquista la forza per agire come pensa; di far seguire alla poesia l’azione, di avere sogni discutibili, ma pur sempre straordinari. Gli altri sono tutti poco audaci e quindi colpevoli.

In scena, proprio come raccomandava Camus all’inizio della sua opera, non c’è traccia di ‘romanità’. Riccardo Magherini è un Caligola che non si sforza, ironico e profondo, tanto da meritarsi il ruolo di indiscusso protagonista. Gli altri attori, insieme a manichini, ombre, funzionali movimenti, luci e vestiti che calano dall’alto, si prestano abilmente alla ‘recita’ dell’imperatore. La musica poi, composta per l’occasione da Maurizio Pisati, sostiene l’evoluzione dello spettacolo, seguendo il suono di cembali e tamburi e dimostrandosi fedele al percorso esistenziale a cui assistiamo. È questo ritmico gioco di ruoli, questo dialogo tra persone animate e non, tra Caligola e se stesso, tra comizi e solitudine, che fa vivere sul palco l’intenzione del dramma.

Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l’intera speranza del mondo?”, è questa domanda che Caligola si pone guardandosi allo specchio. È ascoltando tale vuoto che sceglie di sfruttare un potere di cui è già in possesso, di travalicare il limite del possibile, seguire l’assurdo, la purezza del male, almeno privo di menzogna. In fondo il più grande peccato di Caligola è di essere imperatore. “Se io avessi il potere di Caligola, agirei come lui, dato che sono animato dalle sue stesse passioni” confessa Cherea, capo della congiura che vuole ucciderlo. Ecco che la comprensione si mostra anche nelle parole di chi dovrebbe invece rappresentare un’assoluta resistenza. Parole coraggiose, quanto pericolose, che - insieme ad altre - saranno addomesticate dall’autore nella terza versione dell’opera pubblicata poi nel 1958.

Eppure bisogna ammettere ancora una volta quanto sia stato bello ascoltarle queste parole. Quanto questa messa in scena sia stata in grado di emozionare soprattutto grazie ad esse. Novanta minuti che meritano tutto il clamore di ogni singolo applauso.

 

Teatro Oscar - via Lattanzio 58, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36503740, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Orario biglietteria: dal lunedì al sabato ore 16-19 e 19.30-21, domenica dalle 15.30 a inizio spettacolo
Biglietti: intero €24; ridotto e convenzioni €18; under 25/over 60 €12; Cral e gruppi €10 (minimo 10 persone); gruppi scuola €9; prevendita €1,50

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Maria Rosaria Spinelli, Ufficio stampa per PACTA . dei Teatri
Sul web: www.pacta.org

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