Caligola - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Domenica, 17 Gennaio 2016 

Dal 12 al 24 gennaio. Corrado d’Elia torna a Manifatture Teatrali Milanesi con uno spettacolo cult, emozionante ed appassionato: "Caligola". La modernità di un classico, il sentimento dell’assurdo e il dolore che quando scompare resta una sconfitta; l’irrinunciabilità della passione e l’impossibilità dell’amore di rendere felice; il delirio del potere in tutte le sue derive, fino all’autodistruzione. Un testo potente, affresco di una società senza tempo malata e marcia. Una messa in scena forte, commovente, malinconica, e di grande raffinatezza, per una composizione scenica estremamente estetica ma non didascalica.

 

CALIGOLA
di Albert Camus
adattamento e regia Corrado d'Elia
assistenti alla regia Marco Brambilla e Marco Rodio
con Corrado d'Elia, Giovanna Rossi, Alessandro Castellucci, Andrea Bonati, Marco Brambilla, Cristina Caridi, Giovanni Carretti, Andrea Tibaldi, Gianni Quillico, Marco Rodio, Chiara Salvucci
traduzione Franco Cuomo
scene Fabrizio Palla
tecnico luci Marcello Santeramo
tecnico audio Mario Bertasa
foto di scena Angelo Redaelli

 

Riprendendo l’opera di Albert Camus e accompagnato da un cast eccezionale, Corrado d’Elia adatta e mette in scena il testo con ispirata originalità, interpretando e quasi “vivendo” il ruolo del crudele imperatore, oramai folle e divorato dal dolore e dal potere politico, umanizzandone la figura. La morte di Drusilla, sorella e amante, scatenerà nell’imperatore bambino, ubriaco di potere e di poesia, il desiderio di capovolgere l’ordine della natura, conquistando l’impossibile. Uno spettacolo che sorprende e commuove, dove tutto è scoperto sentimento e stralunante malinconia. Una regia graffiante ed ironica dal montaggio quasi cinematografico, piena di inventiva, di soluzioni sceniche originali e di suggestioni visive che ci restituiscono un Caligola postmoderno ed ironico. D'Elia porta in scena la figura di un imperatore folle e crudele, il cui dramma interiore è tutto incentrato sulla lotta tra la coscienza individuale e il potere politico.

Caligola, accecato dal dolore della perdita della sorella amante Drusilla, è l’uomo disperato nel quale la malinconia sembra lenire il dolore inconsolabile in un cullarsi nero e struggente. Commuove nella prima parte il lavoro compiuto dal regista che riporta in scena il dramma dopo molti anni. Il teatro di Camus è potente, scabro e lirico ad un tempo come le migliori pagine del grande intellettuale francese che da sempre racconta l’assurdo della vita, la banalità del male da parte del colpevole, la sua quotidianità dove la solidarietà e l’amicizia sono calori che si liquefanno facilmente. Solo la passione resiste, contorcendosi e rivoltandosi contro se stessa.

Chi prova ad amare finisce strangolato, dal destino o dall’altro, come la donna che decide di restare accanto a Caligola dopo la perdita irreparabile. Amante e in qualche modo regina, nascosta, dissimulata, connivente dell’odore del delitto che le lascia quando si strofina nel suo letto. Fino al tentativo di denuncia, di sfogo e al vano cercare di consolarlo e redimerlo: firma della condanna. Attorno i senatori che firmano la congiura, ognuno con una vendetta personale da mettere in atto contro un re che come tutti i sovrani finisce per essere solo. Ma un re senza regno, dove tutti i sudditi per il fatto stesso di essere sudditi sono colpevoli, è un sovrano senza confronto. Così anche l’ossessione del potere, che sfida perfino quello degli dei, finisce per rivelarsi illusoria e inutile.

Interpretato potentemente da Corrado d’Elia e in modo corale dalla squadra sul palcoscenico, questo “Caligola” è uno spettacolo di grande raffinatezza dove l’elemento estetico gioca sicuramente un ruolo importante. E’ uno spettacolo bello da vedere, senza che però la cura degli stessi colori finisca per ammorbidire o offuscare i toni espressivi del testo e dell’interpretazione. Una scena in bianco e nero con tocchi di rosso: abiti minimalisti a sottolineare la contemporaneità del dramma, in rosso solo l’abito dell’amante e le palline nella piscina in primo piano - simbolo della vacuità del potere, un gioco inconsistente che può uccidere. Bianca è Drusilla e bianca la camicia di Caligola, così come i pannelli alle pareti che sul fondo nero si stagliano diventando elementi dinamici che permettono giochi arditi. I personaggi si nascondono dietro e appaiono altri. Mirabili il gioco di luci e l’inserimento di elementi di danza e di mimo che danno una leggerezza sinistra all’incedere ritmato e a tratti vorticoso di oltre due ore filate di azione. Caligola è sfaccettato, ossessivo e in sé assomma tutte le caratteristiche del delirio di onnipotenza di ogni potere assoluto che ha bisogno di una conferma costante, salvo poi disprezzarla, per convincersi del proprio valore. Eccolo allora indire gare poetiche, guarda caso sul tema della morte, affermando che egli solo è poeta e artista. L’arte bandiera del potere ma schiacciata dall’essere al servizio della propaganda che è la negazione stessa della vena artistica.

Elemento di grande impatto emotivo, nel crescendo del delirio e della rabbia fino all’implosione e alla paura - Caligola, che ha terrorizzato un Paese intero, è messo in scacco dal sospetto - è la musica con un leit motiv che diventa quasi una colonna sonora. C’è un uso quasi cinematografico della musica classica, dei valzer, ballati dai vivi e dai morti, con alcune scelte di particolare effetto come il “Bolero” nel momento in cui i congiurati si stringono in cerchio per consolidare il patto. Forte anche la stilizzazione degli omicidi con coppe di veleno e il bicchiere che si solleva in un brindisi di morte alla fine.

Il regista dimostra di saper piegare tutti gli strumenti che ha a disposizione per dare forza espressiva e supporto alle ossessioni di un uomo, tremendamente solo: la musica, la danza, il colore, gli attrezzi di scena, la voce, usata in tutte le sfumature, fino al grido bestiale. Senza esercizi virtuosistici è certamente una grande prova di interpretazione e rilettura del testo.
Su una scena semplice ed essenziale, completamente bianca, immagine di solitudine e malattia, spicca il rosso dei pochi oggetti e del sangue...” .

 

Compagnia Teatro Libero
Nasce nel 2010 come sintesi, sviluppo e nuovo percorso della storica Compagnia Teatri Possibili fondata dal regista e attore Corrado d'Elia nel 1996.
La nuova realtà prosegue il lavoro e consolida i valori che hanno caratterizzato per anni il mondo Teatri Possibili, rendendosi però soggetto nuovo per aspirazioni e progettualità, producendo e coproducendo artisti affermati e nuovi talenti. Il gruppo di artisti che costituisce la Compagnia è caratterizzato da un nucleo stabile che lavora in modo continuativo intorno alla figura di Corrado d’Elia, che, per la sua esperienza e per le sue qualità, è riferimento artistico ed organizzativo fondamentale. A lui vengono affidate le regie di alcune tra le principali produzioni: Cyrano di Bergerac, Don Chisciotte, Io, Ludwig van Beethoven, Mercurio, Novecento, Non chiamatemi maestro, Macbeth-Inferno, Amleto, allestimenti fortunatissimi, testimoniati dal calore del pubblico e dai molti premi e riconoscimenti della critica.
La Compagnia Teatro Libero distribuisce le proprie produzioni in tutta Italia: far conoscere il proprio lavoro e portare il proprio teatro dove è possibile resta una vocazione e una forte necessità artistica.

Corrado d’Elia
È uomo di teatro a tutto tondo, attore, regista, drammaturgo, ma anche ideatore ed organizzatore di eventi e rassegne culturali, nasce a Milano e studia teatro presso la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi. Nel 1995 fonda il progetto Teatri Possibili: Compagnia, Scuola, Circuito ed Ente di produzione ed organizzazione teatrale. Dal 1998 è direttore del Teatro Libero di Milano.
È stato direttore artistico negli anni passati presso: Teatro Olmetto (Milano), Teatro Belli (Roma), Teatro Della Dodicesima (Roma), Teatro Everest (Firenze), Teatrozeta (L'Aquila) e delle rassegne di Teatri Possibili presso i teatri: Villoresi (Monza), Alcione (Verona), Studio Foce (Lugano), Cuminetti (Trento), Sant'Agostino (L'Aquila). Per il progetto Teatri del Ponente Ligure (di cui è stato codirettore) ha organizzato stagioni e manifestazioni nei teatri di Loano, Finale Ligure, Imperia, Bordighera, Cervo, Pieve di Teco, Ventimiglia e San Remo. Tra gli spettacoli prodotti dalla Compagnia Teatri Possibili/Teatro Libero, è attore e regista de: Le nozze dei piccoli borghesi di Bertolt Brecht, Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand, Otello di William Shakespeare, Caligola di Albert Camus, Macbeth di William Shakespeare, Amleto di William Shakespeare, Novecento di Alessandro Baricco, Don Giovanni (di cui è anche autore), Riccardo III di William Shakespeare, La locandiera di Carlo Goldoni, La leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi, Notti Bianche da Le notti bianche di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Nel giugno 2002 vince il Premio Hystrio - Provincia di Milano. Nel settembre 2007 gli viene assegnato il premio Franco Enriquez per il Teatro. Nel 2009 vince il prestigioso premio internazionale Luigi Pirandello. Nel 2010 riceve il Premio della Critica Italiana come una delle figure più complete dell'attuale panorama teatrale italiano.

Albert Camus
Importante romanziere, drammaturgo, saggista e giornalista, è stato una figura preminente della letteratura francese. Insieme con Sartre è annoverato tra i padri dell'esistenzialismo ateo. Nato sulla costa orientale dell'Algeria vicino ad Orano e morto nel 1960 in un incidente stradale a Villeblevin (nord della Francia), è stato tra gli intellettuali francesi che hanno dominato la scena nella prima metà del secolo. L'uomo con i suoi turbamenti di fronte all'esistenza e al destino assurdo e inevitabile rappresenta il filo rosso che tiene assieme i suoi scritti, saggi e romanzi. Tra questi sono noti Lo straniero (1942) e La peste (1947), venduto in oltre 160mila copie nei primi due anni e premiato con il Prix de la Critique. Ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1957. Tra i testi per il teatro ricordiamo: Caligola (1944), Il malinteso (1944), Lo stato d'assedio (1948) e I giusti (1950).

 

Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: intero 21€, ridotti 15/11€
Durata: 2 ore con intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Diana Belardinelli, Ufficio stampa Manifatture Teatrali Milanesi
Sul web: www.mtmteatro.it

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