Caligola-Assolo.1 - Teatro Nido dell’Aquila (Todi)

Scritto da  Lunedì, 26 Agosto 2019 

Lo spettacolo di e con Bernardo Casertano, che inaugura la rassegna Off del Todi Festival, è un lacerante grido in una tenebra in cui tagli di luce feriscono il corpo e l’anima dell’attore, trascinando lo spettatore in un vortice di emozioni e istinti che perseguitano l’uomo dai primordi: chi percepisce il distacco dal cordone ombelicale della natura come una frattura si ritrova nudo sul palco ad invocare un Dio assente e sadicamente cosciente del dolore che provoca la sua stessa supposta presenza dietro quella nube che si chiama: dubbio.

 

CALIGOLA-ASSOLO.1 - DI UN SECONDO STUDIO SUL CALIGOLA DI ALBERT CAMUS
di e con Bernardo Casertano
con il sostegno del Teatro Del Lemming Di Rovigo attraverso il progetto “IN METAMORFOSI residenza per la ricerca teatrale”
light designer Chiara Saiella

 

Non capita spesso di assistere a spettacoli così intensi, carichi come se un fulmine caduto sul palcoscenico avesse lanciato in aria miriadi di particelle elettrizzate, fosforescenti, capaci di illuminare per alcuni istanti la coscienza che brancola nel buio dell’esistenza terrena. Provo a sintetizzare le emozioni con le parole, e capisco che è difficile restituire col verbo ciò che scaturisce da un complesso emotivo che coinvolge i sensi tutti stimolati dal piano acustico, dalla dimensione visiva, dalla razionalizzazione di un testo che giunge come l’invocazione del capro espiatorio sull’altare del sacrifizio.

Va detto anche che si viene costituendo con questo lavoro, assolutamente da vedere e sentire, ripeto con tutti i sensi, dell’ottimo Casertano, ma anche con la ricerca di un altro teatrante come Nicola Vicidomini (che ho peraltro recentemente recensito su Saltinaria) una struttura di Teatro delle Origini, del Sangue, ovvero il Teatro del Capro Espiatorio che ha avuto in Antonin Artaud e, ovviamente, in Camus i capostipiti nel Novecento. Cosa hanno in comune Casertano e Vicidomini? Entrambi partono, è utile sottolinearlo, dalla pelle del capro che indossano per poi spogliarsene nel loro dolente e sofferente processo o metamorfosi di umanizzazione. E’ questo un modello di teatro ancestrale, arcaico, cui i lavori e le ricerche di questi nuovi autori e attori - o sarebbe meglio definirli performer - si rivolgono intuendo la necessità non solo e non tanto di un ritorno alle origini, ma di una riscoperta del nucleo essenziale dell’Essere-nel-mondo: ossia l’essere umano che si rivolge al suo Creatore ora maledicendolo, bestemmiando, ora perdonandolo e ora chiedendo a sua volta perdono e misericordia.

Scrivevo infatti di Vicidomini e lo stesso vale per questo lavoro di Casertano:
Si ridisegna così il cammino dell'umanità attraverso la tragedia del capro espiatorio, inizialmente rivestito di una pesante pelliccia come si usava nelle antiche tragedie attiche, la pelle del capro indossata per ingannare Dioniso e incantarlo con la recita della propria tragedia umana (da qui "tragos" capra e "oedia" canto) guidato da un fauno che rappresenta il Dio incarnatosi per ascoltare il lamento. E pare pure che il Dio-Fauno caschi nell'imbroglio e conceda attenzione alla creatura che cerca di tagliare i fili del proprio destino.

Ovviamente Casertano e Vicidomini percorrono sentieri paralleli ma autonomi. Mentre il primo si riallaccia ad una fonte letteraria precisa, il “Caligola” di Camus, costruendo l’operazione sotto forma di una rappresentazione e interpretazione o meglio reinterpretazione di un testo fondamentale dell’anarco-esistenzialismo (temo che il termine, il neologismo, sia mio, ma tant’è funziona) del secolo scorso, Vicidomini rompe la barriera o se vogliamo lo scudo della “letterarietà” e fa del palcoscenico il luogo di un flusso di coscienza che sputa sangue come una vena aperta.

Non giudico ovviamente quale delle due varianti sia la migliore, se questa di Casertano o quella di Vicidomini. Posso solo testimoniare che entrambe mi hanno smosso dentro qualcosa, la voglia di urlare, la rabbia, il senso d’impotenza e il desiderio di ribellione contro il dio monoteista e impostore, il sadico gaglioffo nell’alto dei cieli. Così se la catarsi si raggiunge per contagio con Vicidomini, lo stesso avviene ma per elaborazione concettuale con Casertano. Due percorsi che portano alla radice dell’Essere e che quindi confluiscono sul punto di partenza di ogni fare teatro, la scintilla iniziale racchiusa nel concetto di tragedia, tragos ode, il lamento del capro espiatorio, l’agnello di dio il cui sangue lava i peccati del mondo.

Insomma, si tratta di due convincenti e coinvolgenti esempi di nuovo teatro che si immerge nella notte dei tempi da cui compare e scompare l’Uomo, come il corpo nudo di Casertano (di efficacia il light design di Chiara Saiella) o quello del Cristo sanguinante di Vicidomini.

E concludo ripetendo un suggerimento di lettura per uno spettacolo da non perdere, da studiare e riflettere alla luce de “Le origini della tragedia e del tragico" di Untersteiner.

 

Teatro Nido dell'Aquila - via Paolo Rolli, 06059 Todi
Per informazioni e prenotazioni: telefono 327 6353257 (dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.30)
Orario spettacolo: domenica 25 agosto, ore 19
Biglietti: ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Nicola Conticello e Marco Giovannone, Ufficio stampa NCMedia
Sul web: www.todifestival.it

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