Calici di tempo - Palazzo Santa Chiara (Roma)

Scritto da  Giovedì, 15 Maggio 2014 

Il 10 e l'11 maggio è approdato al Palazzo Santa Chiara di Roma lo spettacolo della compagnia teatrale Bolero “Calici di tempo”, scritto e diretto da Patrizia Masi.

 

 

Compagnia Teatrale Bolero presenta
CALICI DI TEMPO
Il tempo della Musica Vincenzo De Filippo (pianoforte)
Il tempo del Fueye Pasquale Lancuba (bandoneon)
costumi Juliette Bercham
scenografia Cristina Costantini
light&sound engineering Pasquale Citera
fotografia Monica Ferzi
video e riprese Renato Mariani

 

 

 

L'idea di mettere, tutti contemporaneamente in scena, sul piccolo quanto delizioso palco del Santa Chiara ben dodici attori, due musicisti con strumentazione, un tavolone imbandito con seggioloni, un pesante leggio microfonato, uno schermo per le proiezioni e suppellettili varie; e poi su quel palco voler realizzare acrobazie, piroette, balli di gruppo, coreografie danzanti, recital e assoli di brani letterari, dialoghi collettivi a braccia, citazioni dotte e filosofeggianti, giochi di società, beh tutto ciò avrebbe potuto dare l'idea di una costrizione del tempo come i granelli di sabbia nella clessidra del tempo che scorre nella strozzatura delle nostre vite.


Un'idea che ripeto poteva essere vincente come rappresentazione del "tanto vuoto-tanto pieno", cioè vuoto interiore che corrisponde ad un pieno materialistico, l'idea del tempo come smarrimento del Sé, e il tempo materiale come corsa verso la fine del tempo… qui mi fermo perché sto cominciando a filosofeggiare un po' a vanvera anch'io e non vorrei tediare a mia volta con la teoria della relatività e la velocità della luce e dello spazio-tempo.


Dicevo che tutto è possibile a teatro, anche la creazione di una scatola di sardine umane, una clessidra in cui scorre non sabbia, ma polvere (come uno dei personaggi dice) che ricorda il cupio dissolvi del "polvere eri e polvere tornerai"; tuttavia questa sfida alle leggi della fisica e dello stesso Spazio-tempo necessita di una dinamica fluida, precisa, professionalmente ineccepibile, un salto di sorpresa in sorpresa in un vortice travolgente, uno studio al millimetro dello spazio scenico, l'uso di ogni minimo dettaglio per sintesi e concentrazione, per implosione insomma e non per esplosione tematica e l'aggiunta di sempre più carne sul fuoco. Il quale alla fine, parlo dell'attenzione del pubblico, ad un certo punto si spegne. Né basta a ravvivarlo la presenza in sala inizialmente inquietante, alla lunga imbarazzante e alla fine scocciante di una dama bianca velata e mascherata che starebbe a significare, magica visione, il tempo irricuperabile che scorre per tutti verso la fine con un ghigno farsesco sulle labbra.


Il video, per esempio, che illustra lo spettacolo in modo talvolta appropriato, talvolta originale con spezzoni di opere dei surrealisti francesi del primo scorcio del secolo scorso (mi sembra di aver riconosciuto Man Ray che al tema della temporalità dedicò numerose opere fotografiche e filmiche con montaggi sensazionali per la tecnica di allora), spesso però superfluo e "kiccioso" con viste a colori di universi stellati, panorami e immagini di nuvoloni in corsa tratte dalle telecamere meteo, crea un ingorgo estetico irrecuperabile. Con due musicisti in scena, peraltro bravi, si sparano musiche registrate il cui volume annulla la timida dizione degli attori non troppo esperti di gestione della voce, microfonati "a palla" quando leggono al leggio brani letterari tratti dalle opere di grandi poeti e scrittori (belli ci mancherebbe), ma che pronunciano sottovoce e senza convinzione la farsetta borghese del gioco di società, il gioco al Tempo nelle sue varie dimensioni spirituali. E il salto dal recital alla recita scadente si vede e si sente.


Intendiamoci, l'idea di rinnovare la provocazione surrealista (Man Ray, Breton, Dalì) di segnalare come il tempo sia la problematica centrale del pensiero borghese perché la ricchezza e il benessere hanno un limite nella morte (lo sa bene il verghiano Mastro don Gesualdo che vorrebbe portarsi la roba nell'aldilà e lo sa bene anche Faust, citato in un passaggio, che il destino della sua anima borghese da consegnare al diavolo è solo una questione di tempo) avrebbe potuto portare qualche buon risultato. Quello che mi lascia assai perplesso di questo spettacolo è la presunzione di poter far tutto, di poter citare tutto, di poter saltare di palo in frasca per due ore, che sono sinceramente troppe nel momento in cui si parla proprio della perdita del tempo. E della necessità di una sintesi drammaturgica, estetica, artistica. Beckett insegna che il teatro va per sottrazione, non per aggiunta. Più riesci a levare e più sei teatrale. Ecco, in questo caso si va in direzione diametralmente opposta sconfessando gli stessi surrealisti che erano invece arrivati, con i futuristi (altri esperti nel campo della velocità e dello spazio tempo) al concetto di "sintesi".

 

 

 

Palazzo Santa Chiara - piazza di Santa Chiara 14, Roma
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: sabato 10 maggio ore 21, domenica 11 maggio ore 18
Biglietti: 18 euro



Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Monica Brizzi
Sul web: www.palazzosantachiara.it

 

 

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