Cabaret - Teatro Brancaccio (Roma)

Scritto da  Sabato, 10 Ottobre 2015 

Dal 7 al 18 ottobre. Debutto entusiasmante per «Cabaret», il nuovo allestimento della Compagnia della Rancia che ha inaugurato in grande stile la stagione 2015-2016 del Teatro Brancaccio. Nel ruolo del Maestro di Cerimonie, un imperdibile Giampiero Ingrassia, mentre in quello dell’esuberante soubrette Sally Bowles, la bravissima Giulia Ottonello.

 

La Compagnia della Rancia presenta
CABARET
testo Joe Masteroff
musiche John Kander
liriche Fred Ebb
con Giampiero Ingrassia e Giulia Ottonello
e con Mauro Simone, Altea Russo, Michele Renzullo, Valentina Gullace, Alessandro Di Giulio, Ilaria Suss, Nadia Scherani, Marta Belloni, Andrea Verzicco, Gianluca Pilla
regia Saverio Marconi
scene Gabriele Moreschi e Saverio Marconi
costumi Carla Accoramboni
coreografie Gillian Bruce
supervisione musicale Marco Iacomelli
direzione musicale Riccardo Di Paola
disegno luci Valerio Tiberi
disegno fonico Enrico Porcelli

Il maestro del musical «made in Italy» centra di nuovo il bersaglio e, allestendo un altro spettacolo di elevata qualità, mette a segno l’ennesimo colpo. Saverio Marconi, infatti, dopo aver testato «Cabaret» al Todi Festival di agosto, ha portato il suo ennesimo capolavoro al Teatro Brancaccio di Roma per poi avviarlo ad una tournée che toccherà le principali piazze italiane. La versione attuale, molto più dura e amara rispetto alle due precedenti edizioni con cui il direttore artistico della Compagnia della Rancia si è cimentato in periodi diversi del suo percorso artistico, è una forte sferzata che non può non scuotere lo spettatore stimolando interessanti riflessioni.

La pièce, che ha debuttato nello spazio di via Merulana il 7 ottobre - con repliche fino al 18 -, si avvale di un cast di livello fra cui spicca in modo prepotente la figura di Giampiero Ingrassia alle prese con Emcee, un personaggio fortemente sfaccettato, visibilmente ambiguo e moralmente corrotto.

Il testo originale di questo classico del teatro musicale firmato da Joe Masteroff, è basato sulla commedia di John Van Druten e sui racconti di Christopher Isherwood. Le musiche di John Kander, realizzate su liriche di Fred Ebb, hanno dato linfa a brani intramontabili come Willkommen, Mein Herr, Money Money, Maybe This Time e Life is a cabaret.

Il fulcro della vicenda è emblematicamente individuabile nella sua ambientazione, nella Berlino della Repubblica di Weimar del 1931, a ridosso dell’ascesa al potere del partito Nazionalsocialista e, con esso, del suo leader Adolf Hitler. Sally Bowles (un’incredibile Giulia Ottonello), giovane star del Kit Kat Club, sogna un futuro da grande attrice del cinema, anche se nel frattempo si esibisce in un «nightclub, in mutande…o giù di lì», come canta lei stessa nella canzone che la presenta. La ragazza incontra un aspirante romanziere americano, Cliff Bradshow (Mauro Simone), che dopo essere passato per Londra, Roma e Venezia in cerca di ispirazione, approda a Berlino, sperando di trovare proprio nella capitale tedesca l’estro che potrebbe farlo arrivare alla stesura dell’ambito capolavoro letterario. Fra il timido intellettuale e la vulcanica soubrette nasce una bella storia d’amore, attorno alla quale si intrecciano le vicende di Fräulein Schneider (Altea Russo) e Herr Schultz (Michele Renzullo) - una coppia destinata a scontrarsi con l’impossibilità di coronare il proprio attempato sogno d’amore -, così come quelle che riguardano l’impetuosa intrattenitrice Fräulein Kost (Valentina Gullace) e l’ambiguo politico Ernst Ludwig (Alessandro Di Giulio). Insomma, tante piccole storie personali si dipanano sullo sfondo di un paese che deve fare i conti con l’avvento del III Reich e della furia del fuhrer.

Il filo conduttore del plot narrativo è affidato a Emcee, il Maestro di Cerimonie del Kit Kat Club che, vivendo per il palcoscenico del Cabaret, vuole assicurare agli avventori un divertimento certo quasi a garantire l’opportunità di non concentrarsi su ciò che succede fuori. Il personaggio, ambiguo e corrotto, costituisce la personificazione di un’etica decadente, ed implacabilmente grottesca. La sua maschera - che grazie ad un sapiente trucco diventa un misto fra Joker, il Corvo e Gene Simmons dei Kiss - trasuda un’esuberanza malata, una forte inquietudine e suscita, non da ultimo, un profondo sentimento di compassione.

In questa rappresentazione ogni personaggio vive la propria realtà, e non si preoccupa di quel che accade tutt’attorno fino al momento in cui non ne può più fare a meno. La Germania sta cambiando, correndo a gambe levate verso una direzione sbagliata che travolgerà il mondo, ma fino all’ultimo nessuno se ne vuole accorgere. Si tratta, in fondo, di una sorta di ignavia collettiva riconoscibile in tante epoche storiche. Una verità triste e sconsolante, che costituisce la forza e, del resto, la profonda attualità di un lavoro come «Cabaret». Anche le canzoni, necessarie ad arricchire e a narrare la vicenda come in ogni commedia del genere, riescono a creare un’atmosfera tendenzialmente stridente, in dissonanza con l’effettiva situazione contingente, ma funzionale alla tinteggiatura di quell’affresco storico della Berlino anni ’30 avviato ad un inarrestabile crepuscolo.

A rendere grande questo testo, così coinvolgente ed interessante, è sicuramente la professionalità del cast cui Marconi si è affidato, da regista lungimirante qual è. Speciale è la performance di Giulia Ottonello, dotata di una voce strepitosa e capace di muoversi con perfetta padronanza sulle tavole del teatro rendendosi credibile nei panni di Sally Bowles. Ma la star indiscussa dello spettacolo è Giampiero Ingrassia, un attore eclettico in grado di esprimere al meglio la sua multiforme preparazione artistica, dando corpo e voce al personaggio di un Maestro di Cerimonie così ricco di sfaccettature.

La scenografia - firmata da Gabriele Moreschi e dallo stesso Saverio Marconi - pervade interamente il palcoscenico ed evoca in ogni suo elemento una città decadente, ostinata nella sua pretesta di mantenere viva una memoria fatta di lustrini e paillettes nell’ambito di una realtà che sta mutando sotto il suo sguardo cieco. Con i drappi, i tessuti, le strutture mobili che ricostruiscono abilmente l’interno del locale dove non giungono preoccupazioni e l’opaca semplicità delle stanze affittate da Fräulen Schneider viene creata un’atmosfera deprimente, ulteriormente rafforzata dall’oscenità dei gesti, dalla volgarità della gestualità voluta, dall’allusività intenzionale di alcuni movimenti studiati dal coreografo Gillian Bruce. I costumi sono di Carla Accoramboni, la direzione musicale è di Riccardo Di Paola mentre la supervisione della stessa è di Marco Iacomelli.

 

Teatro Brancaccio - via Merulana 244, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/80687231-2
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, sabato e domenica ore 17
Biglietti interi: poltronissima gold € 49.00, poltronissima € 44.00, poltrona A/galleria A € 39.00, poltrona B/galleria B/palchetti € 29,00
Biglietti ridotti: poltronissima gold € 39.00, poltronissima € 35.00, poltrona A/galleria A € 31.00, poltrona B/galleria B/palchetti € 23,00

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Sara Maccari, Ufficio stampa Compagnia della Rancia; Silvia Signorelli, Ufficio stampa Teatro Brancaccio
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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