C’era una svolta - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Domenica, 19 Ottobre 2014 

Per prima cosa evitare facili, e scontati, raffronti con Giorgio Gaber. Il primo ad essere cosciente dell'inarrivabilità del signor G è proprio Martino Corti. Il bravo Martino Corti, che ha assorbito la lezione del Maestro e porta avanti con sapiente mestiere un'esperienza artistica simile al teatro-canzone.

 

C’ERA UNA SVOLTA - Monologhi pop vol. 2
regia di Martino Corti e Gianfelice Facchetti
con Martino Corti, Luca Nobis, Dj producer Kustrell
cammeo audio di Angela Finocchiaro
scene e costumi Vittoria Papaleo
luci Matteo Cavenaghi
produzione Cimice

“Monologhi pop” è una di quelle definizioni che un critico teatrale ha il dovere di prendere con le pinze, osservandola con circospezione. Perché vuol dire tutto e vuol dire niente: può significare una vaccata completa o un capolavoro. Oppure, ed è il caso di C'era una svolta, un'onestissima forma di intrattenimento che regala due ore di serenità a una platea - specie quella milanese - che ha tanto bisogno di svagarsi un po'. I motivi per incupirsi sono tanti, milioni di milioni. E allora ben venga l'allegra sfrontatezza del biondo Martino, coi suoi partner di scena Luca Nobis e Dj Producer Kustrell, per alleggerirci dai gravami.

Protagonista dello spettacolo è un uomo che, superata la boa dei trenta, non ha le idee chiare sul futuro. Si percepisce il bisogno da parte sua di un cambiamento, di una virata esistenziale possibilmente a 360 gradi, ma all'orizzonte non intravede nulla di tutto ciò. Vladimiro ed Estragone se non altro aspettavano Godot con impazienza: quel benedett'uomo poi non si presentava mai, ma loro lo cercavano comunque. L'eroe di C'era una svolta, di contro, vive l'attimo orazianamente. Se la gode pure nel raccontare aneddoti di vita vissuta al gentile uditorio, ma è un godimento effimero. E lui è il primo a saperlo.

A modo suo questa rappresentazione è uno spaccato generazionale: tra gli ultracinquantenni felicemente analogici e i nativi digitali, c'è questo limbo di adulti-non adulti che non sa bene che pesci pigliare. Hanno un piede nel futuro, ma l'altro lo tengono ben piantato nel passato; maneggiano con discreta disinvoltura gli smartphone ma ricordano con nitidezza l'epoca dei telefoni a gettone. Sono nostalgici, addirittura nostalgici: sentimento comprensibile in un ottantenne scampato ai rigori della guerra, ma non in un giovane che, a parte sopravvivere alle sigle dei cartoni animati anni '80, non ha dovuto affrontare molte altre prove di coraggio nella sua vita. Ecco, la bravura di Martino Corti - volendo possiamo dire anche la furbizia, non c'è niente di offensivo - è questa: descrive in maniera simpatica una generazione che invece, ridotta com'è, meriterebbe solo una valle di lacrime.

Il ragazzo ci sa fare, non è spocchioso e si intuisce lontano un miglio che ad animarlo è la passione: per questo motivo il pubblico ogni sera, per una decina di sere di fila, è accorso numeroso a seguirlo. E non c'entra niente l'uso dei social network. Basta con questa panzana che la gente va a teatro perché ha visto l'evento tra le notifiche di Facebook: se uno rinuncia alla serata sushi o a una divertentissima partita a Risiko è perché è interessato a vedere proprio quello spettacolo.

C'era una svolta ha fatto centro. Qualche trovata un po' deboluccia (ad esempio gli occhiali zeroD), ma nell'insieme quei tre hanno regalato una serata piacevole. Con un po' di fortuna - che nella vita non guasta mai -Corti avrebbe le carte in regola per fare il salto nelle tv generaliste. Magari diventare il nuovo Checco Zalone. Non mettiamo limiti alla divina provvidenza.

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 68, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 16.30
Biglietti: intero € 16 / Under 26 e over 60 € 10 / giovedì posto unico € 10

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Annalisa Acquaviva, Ufficio stampa Spazio Tertulliano
Sul web: www.spaziotertulliano.it

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