Buonanotte, mamma - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Lunedì, 16 Febbraio 2015 

Elisabetta De Vito e Sarah Biacchi sono le bravissime interpreti del testo con cui Marsha Norman nel 1984 vinse il premio Pulitzer. Lo spettacolo, diretto da Ciro Scalera, sarà in scena al Teatro Belli fino al 22 febbraio.

 

NoS Nuovo Orizzonte Spettacolo presenta
BUONANOTTE, MAMMA
di Marsha Norman
con Elisabetta De Vito e Sarah Biacchi
regia Ciro Scalera
scena e costumi Massimo Marafante
aiuto regia Davide Strava
foto Marco Pasqua

 

Benché ampiamente annunciato, il finale scuote come una sferzata. Così come colpisce, del resto, ogni singola battuta di questo spettacolo estremo ed implacabile. «Buonanotte, mamma», in scena al Teatro Belli fino al 22 febbraio, è uno di quei lavori che lascia il segno tanto per il senso spinoso dell’argomento trattato quanto per la capacità interpretativa delle artiste in scena, Elisabetta De Vito e Sarah Biacchi, dirette da Ciro Scalera. Il testo, del premio Pulitzer Marsha Norman, in Italia è stato già oggetto di varie trasposizioni teatrali tra le quali si ricorda quella storica con Lina Volonghi e Giulia Lazzarini.

In una giornata qualunque, caratterizzata da una quotidianità collaudata che non lascia presagire niente di diverso dal solito, Jessie (Sarah Biacchi) annuncia alla madre Thelma (Elisabetta De Vito) la decisione di voler prendere il controllo della propria vita. Così, con un’impressionante lucidità, rivela con determinazione di volersi suicidare. Colpita dalla mancanza di disperazione che dovrebbe accompagnare la dichiarazione di un gesto tanto estremo, la mamma in un primo momento non crede alle intenzioni della figlia. Ma, nel giro di poco, suo malgrado, è costretta a ricredersi. Le due donne si ritrovano così catapultate in un mondo di parole, di spiegazioni, di racconti, di recriminazioni e di confessioni che mai illudono lo spettatore sulla possibile inversione di rotta della scelta adottata. Mamma e figlia, fianco a fianco, si trovano a fare i conti con una forte incapacità comunicativa, a tratti compensata da una parvenza di comprensione, sempre destinata a tramutarsi in una desolante barriera verso l’intesa. Si va avanti per tutta la durata della pièce a colpi di critiche e di imbarazzanti ammissioni che apparentemente avvicinano le due donne, senza peraltro metterle mai nella condizione di fare passi in avanti verso una possibile soluzione del “problema”.

Il cibo, il ricamo, le sigarette, i dolcetti, il riordino ossessivo di ogni elemento fuori posto sono le occupazioni principali di queste donne che si affannano l’una dietro all’altra. Madre e figlia hanno interiorizzato due mondi paralleli che si confrontano, ma mai s’incontrano. Thelma, che passa il tempo a vedere la tv e ad ingurgitare caramelle, ha vissuto un’esistenza senza impennate: ha accettato apaticamente un matrimonio infelice, accanto ad un uomo che non ha amato; ha fatto scelte per la figlia convinta di avere il diritto di omettere tante verità. Jessie, ossessionata dall’ordine, dopo aver vissuto molteplici dolori - l’abbandono del marito Cecyl, il divorzio, la convivenza con una malattia difficile come l’epilessia, la presenza di un figlio problematico - decide, in modo razionale, di prendere il controllo della propria vita. Il che si traduce nel suicidio, nella speranza di arrivare ad un mondo di calma totale.

Realistica in modo impressionante è la scenografia curata da Massimo Marafante, grazie al quale il palcoscenico del teatro Belli si trasforma nell’interno di un appartamento di una non meglio definita periferia americana: il salotto, la cucina, l’ingresso, due orologi perfettamente funzionanti che scandiscono il tempo, la porta che conduce alla stanza dove tutto è destinato a consumarsi. Anche i toni scelti per gli elementi dell’arredo richiamano con precisione il vissuto di questa famiglia ordinata, ma priva di colore. La carta da parati sbiadita è ondulata nella parte che fa da sfondo al ritratto di una Jessie bambina, come a voler indicare la malattia che ne ha dominato l’esistenza ed una personalità confusa, altalenante.

Perfetta Elisabetta De Vito che, in questo dialogo a due voci privo di atteggiamenti condiscendenti, si trova a fare i conti con un’interpretazione piena di sfumature. A lei è affidato un ruolo che passa dalla rabbia alla comprensione, dall’arrendevolezza alla durezza, dall’ingenuità alla saggezza. Sarah Biacchi, nei panni di Jessie, deve dare voce ad una donna che ha vissuto in una condizione difficile, alle prese con una malattia considerata nella sua realtà una sorta di vergogna, piuttosto che una patologia da curare. La prova attoriale che la vede protagonista è più calma, la collera è solo accennata e per brevi momenti, anche perché il suo è un personaggio che ha già interiorizzato l’atto che si accinge a vivere. È oltre. Oltre il dolore, oltre la tragedia.

Lo spettacolo, non facile, è molto intenso e le due bravissime attrici comunicano emozioni forti. Da vedere.

 

Teatro Belli - Piazza Santa Apollonia 11/a, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06 5894875, mail teatro: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero € 18, ridotto 13€ (prevendita € 1) - Riduzioni a disposizione per i lettori di SaltinAria!

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.teatrobelli.it

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