Buonanotte e…incubi d’oro - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Sabato, 05 Marzo 2016 

Un curioso e bizzarro percorso onirico è il tema scelto da Sergio Zecca per lo spettacolo allestito sulle tavole del Teatro Sette. «Buonanotte e…incubi d’oro» è il titolo di questo lavoro che sarà in scena fino al 13 marzo.

 

Teatro 7 srl presenta
BUONANOTTE E…INCUBI D’ORO
di Sergio Zecca
con Sergio Zecca
e con Francesca Bellucci, Matteo Cirillo, Bernardino De Bernardis, Christian Galizia, Vania Lai, Antonio Stregapede, Marzia Turcato
regia Sergio Zecca
aiuto regia Anna Lina Tamisari e Alberta Cipriani
disegno luci Francesco Mischitelli

 

Un sorriso stampato sul viso del personaggio in scena fa da eco alla tranquillità trasmessa da una zuccherosa melodia disneyana che, di sottofondo, e con ostinato ottimismo, invita a sperare in un futuro roseo. Ma l’illusione di una persistente serenità dura meno di un battito di ciglia perché, in un istante, le dolci note si tramutano in un canto stridente e stonato, esprimendo chiaramente il frastuono mentale del protagonista, un attore alle prese con un incubo tanto ricorrente quanto terrificante. Il malcapitato, infatti, vagheggia di essere piombato nell’opera sbagliata e la crisi di panico che ne deriva nasce dalla spiacevole circostanza di conoscere un numero di battute pari allo zero assoluto. Il tema, per quanto semplice, evolve in modo piuttosto fantasioso nel lavoro che Sergio Zecca ha scelto per la nuova stagione del Teatro Sette. Con questo vivace spettacolo, che viene proposto fino al 13 marzo, lo spazio diretto da Michele La Ginestra scarta di lato rispetto alla linea tracciata dalle ultime rappresentazioni per fare largo ad un testo molto originale che dello scontro-incontro fra inconscio e subconscio fa il suo punto di forza, utilizzando toni volutamente esagerati, indubbiamente sopra le righe.

In «Buonanotte e…incubi d’oro» - questo è il titolo della commedia - a trovarsi in primo piano è il palcoscenico, espressione dell’amore, ma anche delle paure recondite di chi vi si dovrà muovere, esibendosi in un allestimento, di qualunque genere esso sia. Il signor Zeta (Sergio Zecca) è un interprete affetto da una forte ansia che si esterna con potenza dirompente nel corso delle nottate, quando il suo disturbato percorso onirico si esprime al meglio divenendo espressione delle turbe più celate. Ad imperversare nei sogni dello sventurato sono due folli investigatori che si esprimono ad una sola voce assillando la vittima prescelta con domande prive di senso, e costringendola a vivere una sovrapposizione fisica con Franco Franchi nell’atto di richiamare a gran voce il compagno di avventure Ciccio Ingrassia. Zeta, che ha studiato per «La compagnia» di Harold Pinter, si ritrova a combattere con l’impresario-presentatore-suggeritore “Bruco” che paventa la possibilità di renderlo parte di spettacoli come «Finale di partita» di Samuel Beckett, «Amleto» di William Shakespeare, «Private Lives» di Nöel Coward. Purtroppo, l’uomo non ne conosce i dialoghi e si trova ad arrancare sia quando deve impersonare il principe di Danimarca impegnato in una conversazione con Orazio, sia quando viene sorpreso, nei panni di Eliot, a sostenere un’estenuante chiacchierata con Sybil ed Amanda fra controversi scontri verbali, errori di dizione ed inverosimili ceffoni. Per Zeta si tratta di fare fronte ad uno stato di continua frustrazione, ma fortunatamente lo spirito di sopravvivenza riesce ad avere la meglio perché lui può attingere alle capacità di improvvisazione che, evidentemente, un valido artista non può non possedere.

Dialoghi senza costrutto, espressi con una marcata meccanicità e sostenuti da un ritmo ripetitivo, sono il segno distintivo di questa particolarissima commedia che manifesta i concetti chiave di cui si fa portatrice attraverso un linguaggio scevro da una sua logicità. L’idea di fondo è quella di allacciarsi ad un’assidua evocazione della vasta gamma di sensazioni che fanno capo alla paura, all’apprensione, allo stress derivante dell’esibizione senza sfruttare una struttura drammaturgica concreta, chiara e lineare. Alla fin dei conti, è tutto un nonsenso, come spesso succede nei sogni, anche se è proprio nella quiete delle ore più buie che le emozioni profonde, e talvolta inconfessate, prendono corpo e sostanza.

In questa pièce, l’immagine del teatrante che gioca con il mestiere dell'attore è, a tratti, un’iperbole destinata a pochi privilegiati. Ma Sergio Zecca riesce sempre a trovare un complice nel pubblico trascinandolo nel percorso mentale un po’ matto del suo protagonista e regalandogli siparietti ben strutturati con i membri delle strampalate compagnie in cui si ritrova il suo personaggio. E gli spettatori, dal canto loro, gradiscono e ringraziano.

 

Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 10.30-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: intero € 22, ridotto € 17 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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