Buona Novella - Tieffe Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 24 Dicembre 2014 

Dal 5 al 31 dicembre. Dopo il successo di All'ombra dell'ultimo sole, replicato per ben tre anni, è ancora il mondo di Fabrizio De Andrè a ispirare la nuova produzione, Buona Novella. La doppia essenza di Cristo, mistero profondo e impenetrabile così come la doppia essenza dell’uomo, in lotta tra carne e spirito, tra bene e male. Domande senza risposta, forse, ma domande che hanno attraversato la storia del nostro pianeta, scatenato guerre, costruito pace, ispirato pensatori e artisti di epoche, lingue, culture differenti.

 

Produzione TieffeTeatro presenta
BUONA NOVELLA
La Storia delle Storie
di Emilio Russo
musiche di Fabrizio De André
regia di Emilio Russo/Caterina Spadaro
direzione musicale di Alessandro Nidi
luci di Mario Loprevite
costumi di Mariella Visalli
scene di Lucia Rho
con Mohamed Ba, Enrico Ballardini, Beniamino Borciani, Francesca Gemma, Diego Maffezzoni, Maria Laura Palmeri, Valeria Perdonò, Alessandra Salamida, Dario Sansalone, Giulia Vecchio, Sara Zanobbio, Marouane Zotti, Debora Zuin, Fabio Zulli

Mutuando il Troisi di Ricomincio da tre, ricominciamo da quattordici. Sette attrici - Francesca Gemma, Maria Laura Palmeri, Valeria Perdonò, Alessandra Salamida, Giulia Vecchio, Debora Zuin - e sette attori - Mohamed Ba, Enrico Ballardini, Beniamino Borciani, Diego Maffezzoni, Dario Sansalone, Marouane Zotti, Fabio Zulli. Un consiglio da spettatore tra gli spettatori: ripartiamo da interpreti di questa caratura, che vibrano di passione indomita e la cui febbre vitale traspare da ogni singolo gesto e parola sul palco, per immaginare il futuro del teatro italiano. Pur consapevoli dei chiari di luna nei quali versa l'industria dell'intrattenimento made in Italy, nondimeno loro continuano, indefessi, a indirizzare il navigatore satellitare verso la meta PALCOSCENICO. Il TomTom reagisce spaesato di fronte questa curiosa richiesta dei guidatori, ma sono affari suoi. Non ha un'anima quell'aggeggio, poveraccio. Questa è la prima lieta novella: abbiamo a disposizione braccia robuste, fortunatamente sottratte all'agricoltura, che col talento corroborato negli anni potranno dar lustro al nostro Paese anche all'estero.

Seconda lieta novella. Fabrizio De André è vivo e lotta insieme a noi. Grazie all'opinione pubblica giovanile - ovvero l'unica che conta, poiché da che mondo è mondo sono i giovani che portano avanti le rivoluzioni - è divenuto una sorta di “santo laico”. Forse non è il finale che si attendeva, se è vero che sul letto di morte rivelò agli amici più intimi di voler essere ricordato come “un grande poeta”, ma il fato ha voluto che accadesse qualcosa di più e di meglio: la trasformazione di un cantautore in punto di riferimento ecumenico, per persone di ogni età, razza e provenienza sociale.

Terza lieta novella. La buona novella è superiore rispetto ad All'ombra dell'ultimo sole, portato in scena sempre al Menotti nelle scorse stagioni. In tanti ebbero delle perplessità quando videro quella pièce. Ci fu anche chi, come il sottoscritto, non rivelò apertamente le proprie titubanze, per questioni di buona educazione. Ma ora è giunto il momento di scoprire le carte: All'ombra... nel complesso era un prodotto deboluccio, in particolare il testo non convinceva più di tanto. Invece lo spettacolo in cartellone in questi giorni è tutta un'altra cosa. Roba buona, come direbbero i pusher, ma qui si vola senza l'ausilio di sostanze stupefacenti.

Quarta lieta novella. I quattordici protagonisti sentono il personaggio ad essi affidato fin dentro nelle viscere. E questo, anche nella gloriosa piazza milanese, è un fenomeno non del tutto scontato.

Quinta lieta novella. Gli apocrifi riscuotono tra la gente comune un successo maggiore in confronto ai sinottici. Senza voler urtare la suscettibilità di chi crede fermamente nel dogma cattolico, però è innegabile che i vangeli non ufficiali risultino più a misura d'uomo. In termini squisitamente teatrali, poi, costituiscono un'ispirazione continua, un pozzo senza fondo da cui poter attingere liberamente, dissetandosi con acqua fresca e rigenerante.

Sesta lieta novella. Il “vangelo secondo Faber” è un'opera talmente spirituale che deve per forza mettere d'accordo credenti e non. Poi ci sono gli integralisti, ma essi grazie al cielo sono una minoranza numericamente esigua.

Settima lieta novella. Tra i quattordici, c'è chi possiede ugole eccellenti. Qualcuno nel gruppo si limita ad essere intonato, ma la differenza non si nota: nell'insieme, sembra un coro di angeli pronto a sfondare a Castrocaro Terme.

Ottava lieta novella. Sommando gli insegnamenti di De André e del sacerdote Andrea Gallo, l'autore Emilio Russo ha regalato agli spettatori una lezione di etica civile. E Dio solo sa quanto se ne senta il bisogno, in un Paese come il nostro eternamente sguarnito sul fronte della generosità e della carità.

Nona lieta novella. Il cast è particolarmente affiatato, ed è difficile indicare delle preferenze. Forse però svetta il Barabba di Marouane. E la Maddalena di Alessandra, che già in altre circostanze ci aveva impressionato favorevolmente per la sua sensibilità al di sopra del comune. Qui al Menotti il piacere di ritrovarla, con quel cuore zuppo di umanità che prorompe ancor di più quando si ha la ventura di seguire le sue gesta in poltronissima.

Decima e ultima novella. De André, forse, non sarebbe 'uscito pazzo' per questa rilettura personale del suo capolavoro. Come sappiamo si era imposto di vivere in direzione ostinata e contraria e perciò, da anticonformista vero, avrebbe accolto forse con ironica alterigia questo affettuoso omaggio al Tieffe. E dove sta la buona notizia? Nel fatto che in generale il teatro, per andare avanti in ottima salute, necessita di eros ma anche di polemos. Un diniego, di quelli belli vistosi, da parte dell'ispiratore di questa rappresentazione sarebbe stato il più bel regalo di Natale per chi, ogni santo giorno, lotta con le unghie e con i denti affinché la carrozza degli artisti prosegua nel suo sterrato cammino.

Eccole, le dieci buone novelle snocciolate una a una. Come i dieci comandamenti, tornati in auge grazie alla performance del folletto di Vergaio sulla tivù di Stato. Solo che anziché le tavole mosaiche, ciò che conta stavolta è il mosaico variopinto (e plurilinguista, vedeste che babele di lingue nell'ora e quaranta della recita...) a cui abbiamo preso parte in qualità di pubblico applaudente. Tutti i tasselli (più o meno tutti, qualche sbavatura irrilevante c'era..) incastrati al posto giusto. Sembrava di stare a Sant'Apollinare a Ravenna. Bravi ragazzi. In vita vi meritate i complimenti di chi apprezza il vostro lavoro. Nell'oltretomba (ovvero, tra cent'anni almeno), vi aspetta la salvezza eterna. Anime salve.

 

Teatro Tieffe Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo; martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 20.30; mercoledì ore 19.30;
domenica ore 17.00; orari 31/12 ore 19,00 e ore 22,00
Biglietti: intero € 25, convenzioni € 20, ridotto/under 25 € 20, ridotto/over 65 (residenti a Milano) € 12.50, ridotto/over 65 (residenti fuori Milano) € 17.50, prevendita € 1.50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Maria Gabriella Mansi, Ufficio stampa Tieffe Teatro Menotti
Sul web: www.tieffeteatro.it

Commenti   

 
#1 bello ma... Faber ci mancaGuest 2014-12-28 13:03
Ieri sera ho visto lo spettacolo e i sentimenti sono contrastanti. E’ vero, Faber, ci manca… e non è sufficiente riproporre le sue canzoni per farne rivivere lo spirito e la genialità. Mi spiego: bravissimi gli attori… giovani e capaci… in grado di trasmetterti momenti di intensa emotività. E’ lo sviluppo della narrazione invece che mi ha lasciato ‘a bocca asciutta’. L’esordio, interessante, di un ‘campo profughi’ di poveri cristi in fuga dalla guerra, nello scorrere narrativo, si è letteralmente perso (almeno io non sono più riuscito a ritrovarne la traccia). Ad essere sincero, al di là della bravura degli artisti (che rabadisco), ad un certo punto mi è sembrato di essere in una sala parrocchiale in cui si riproponeva l’ennesimo musical sul nazareno (con alcuni momenti eccessivamente agiografici). La scelta di non limitarsi a ‘riproporre’ banalmente l’opera di Faber, a mio avviso, non ha saputo offrire qualcosa di altrettanto originale. In particolare ho avvertito l’assoluta mancanza del fulcro geniale della Buona Novella di Fabrizio: Gesù, il più grande rivoluzionario della storia, annichilito da quel potere che, di lì a breve, divinizzandolo, avrebbe definitivamente celebrato il suo trionfo su di lui e sulle sue idee. “poi chiamò dio quell'uomo e nel suo nome, nuovo nome,
altri uomini, uccise. Non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell'uomo, fratello anche mio”. De Andrè… davvero ci manca.
 
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