Brutto - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Sabato, 16 Novembre 2013 

Dal 14 novembre all'1 dicembre. Spettacolo gustoso e godibile, ironico, prova di uno sforzo di interpretazione notevole che non si arrende ad un cambio continuo di ogni personaggio che ha un doppio e un solo interprete; una situazione scivola nell’altra e si ritrova nella prima, il cambio è continuo e circolare: così senza perdere il ritmo né il filo, senza ingarbugliare la vicenda ad effetto ma tenendo fermo il rigore dell’azione, con leggerezza si parla di un tema caro al Novecento, l’identità. Non è tutto nuovo il contenuto ma è nuovo il modo di raccontarlo, il mood, la leggerezza tenuta sul filo in sospeso senza mai scivolare in pura comicità. Bravissimi gli interpreti.

 

   

Produzione Teatro Filodrammatici presenta
BRUTTO
di Marius Von Mayenburg
traduzione Umberto Gandini
regia Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Mirko Ciotta, Michele Radice, Cinzia Spanò
scene e costumi Erika Carretta
disegno luci Andrea Diana
tecnica Enrico Fiorentino
assistenti alla regia Riccardo Buffonini e Giuseppe Salmetti

 

 

Nuova produzione del Teatro Filodrammatici in prima nazionale, "Brutto" di Marius Von Mayenburg è una satira feroce sullo straniamento che si vive oggi, in rapporto al proprio aspetto e al proprio corpo. Il culto della bellezza, la persona ridotta al corpo, il corpo asservito al marketing e l’io frammentato che è sempre ‘così è se vi pare’. Siamo come gli altri ci vedono e il corpo è comunque una gabbia anche se dorata. Il Filodrammatici torna sul tema, pur con un tono e una prospettiva molto diversi, dopo “Che ci faccio qui” di Marco Baliani. Il brutto non è ammesso nemmeno quando è amato da chi dovrebbe contare più di ogni altro, l’altra metà per l’appunto. E’ questo che accade al signor Lette, ingegnere che lavora per Scheffler come inventore. Sicuro di partecipare a una convention per la presentazione di un suo brevetto, scopre invece di essere stato sostituito da Karlmann, il suo assistente, per il semplice fatto di essere troppo brutto.

Perché nessuno gliel’ha mai detto prima? Perfino sua moglie Fanny è costretta ad ammettere d’averlo sempre considerato orrendo, ma d’averlo amato comunque, nonostante questo. L’amore ‘acustico’ come lo definisce ironicamente, dato che la moglie lo ama soprattutto per come parla, non riesce a soddisfarlo, anche se è ‘un amore senza riserve’ come lei cerca di convincerlo. Per lui, invece, l’amore è ‘ottico’ essendo attratto dalla moglie.


La sorpresa e l’incredulità, lo smarrimento iniziale e certi toni non possono non ricordare la strana vicenda di “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, anche se in “Brutto” l’ambiente non è asservito alle convenzioni sociali e al perbenismo ma alla spietata logica delle vendite e del denaro.


L’unica scelta possibile, per rimediare a un aspetto così disastroso, sembra essere quella di un radicale intervento chirurgico. L’operazione riesce, ed ecco che, inaspettatamente, Lette diventa bellissimo. Il medico che l’ha operato lo usa come testimonial del proprio talento di chirurgo plastico e il suo capo ne fa un’icona aziendale per attrarre donne ricche e disposte a diventare solide azioniste. Ma l’universo artificiale che si apre a Lette si rivela essere molto più duro del precedente, spingendosi fino al grottesco. In qualche modo la scoperta del nuovo sé legato alla percezione degli altri è uguale e contraria a quella raccontata da Oliver Sacks nella donna cieca che torna a vedere anzi che per la prima volta vede il mondo, smettendo però di sentirlo. La situazione è uguale e contraria ma non meno drammatica. Il successo di Lette è grandioso ma fittizio e in poco tempo si esaurisce secondo la logica della domanda e dell’offerta: quando la sua faccia si afferma come un prodotto, molti altri la clonano, le sue quotazioni si abbassano fino a diventare interscambiabile, quindi superfluo: sarà licenziato dal lavoro; usato come amante ma non più amato e perfino la moglie lo tradirà perché un corpo equivale ad un altro se è costruito in laboratorio.


Una metafora atroce del conformismo e del successo, una rilettura del “Rinoceronte” di Jonesco dove a poco a poco tutti gli uomini si trasformano in rinoceronti appunto, mentre qui nel volto che piace e miete successi. Un meccanismo perverso e circolare dove tutti usano gli altri e sono usati, ma soprattutto perdono loro stessi preferendo diventare solo una maschera perché tutto è più semplice, tragicamente tale e comprabile. La chirurgia estetica è un puro strumento e sembra rovesciare la metafora di Dostoevskij, ‘la bellezza salverà il mondo’ che già ne’ “L’idiota” era stata smentita.

 

Il protagonista, Tommaso Amadio, interpreta se stesso prima e dopo la cura, due personaggi o anche tre: dall’euforia iniziale per il risultato dell’intervento ricostruttivo e una vita tutta frizzi e lazzi alla consapevolezza di aver perso se stesso e gli affetti; mentre la moglie è anche l’amante; l’assistente e rivale, il rivale in amore, figlio omosessuale dell’amante del signor Lette e suo aspirante amante; e ancora il capo del signor Lette e il medico che ne detiene ancora una volta il potere e che lo dirige nella vita privata. Se infatti all’inizio sembra offrirgli la pozione magica, poi lo commercializza come un prodotto di successo e lo rovina. Il testo è arguto e i ruoli sono speculari e complementari, non casuali. Un lavoro di grande sottigliezza pur raccontato in modo brillante con momenti nei quali si ride con gusto. Costumi e scene al minimo, con quel tanto di stile asettico e tipicamente ufficio, con una nota ipertecnologica, sottolineata anche nella scelta musicale. L’interpretazione davvero brillante.

 


Marius Von Mayenburg, 41 anni, è uno degli autori tedeschi più rappresentati al momento, e non solo in Germania. Autore in residenza e dramaturg alla Schaubühne di Berlino, ha una modalità di scrittura poetica ma asciutta, permeata di un realismo portato alle sue estreme conseguenze, che gli ha assicurato un posto tra i drammaturghi attualmente più interessanti a livello europeo.

 

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 21; mercoledì e venerdì ore 19.30; domenica ore 16
Biglietti: intero 19 euro, ridotto convenzionati 15 euro, under 25 13 euro, over 65 10 euro



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Ludovico, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

 

 

 

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