Borges Piazzolla - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Domenica, 11 Ottobre 2015 

Musica e parole intrecciate in un dialogo immaginario che si anima prima di tutto nel cuore di Giorgio Albertazzi: il tango di Astor Piazzolla e la scrittura di Luis Borges, lo spirito corsaro, il duende, sono le passioni di questo attore che, pur provato nel fisico, domina ancora incontrastato la scena. Potrebbe essere immobile, legato, la sua voce diventa strumento e gesto da sola. Grande mattatore che sceglie i graffi del tango nuevo e la partitura di una letteratura surreale nell’andamento oltre che nel pensiero per stringere una regia insolita. Albertazzi, con un complesso musicale di grande profilo e una Mariangela D’Abbraccio che si mostra interprete canora di talento è il vero regista in scena, quasi un direttore d’orchestra che con un cenno muove le fila.

 

Giorgio Albertazzi e Mariangela D’Abbraccio in
BORGES PIAZZOLLA
pianoforte Fabrizio Siciliano
fisarmonica Gianluca Casadei
chitarra Luca Pirozzi
violino Alessandro Golini
contrabbasso Raffaele Toninelli
regia Francesco Tavassi

 

Giorgio Albertazzi e Mariangela D'Abbraccio tornano insieme sui nostri palcoscenici.
Lo spettacolo "Borges Piazzolla" nasce da un’idea del maestro Giorgio Albertazzi che vuole, con questo omaggio al grande scrittore argentino ed all'amato musicista Piazzolla, ripercorrere, insieme a Mariangela D'Abbraccio, alla quale è legato da un percorso di vita e di arte, un viaggio nella loro grande opera. In effetti in certi momenti c’è l’impressione, lo spunto di un amarcord tra i due, soprattutto nel finale, ed alcune improvvisazioni con declamazioni d’amore che Albertazzi tira fuori dal suo repertorio con la naturalezza dello spessore di un grande della scena, sembrano autenticamente dedicate alla compagna di scena.

La prima parte dello spettacolo trascina sulle onde della suggestione dentro le periferie di Buenos Aires che Albertazzi ci fa vivere e disegna davanti ai nostri occhi increduli con… nulla. Senza scenografia, né un racconto articolato, sono i gesti, le movenze, piccoli frammenti a restituirci ad esempio il quartiere Palermo, il suo quartiere. La musica fa il resto: mentre le parole di Borges diventano musica attraverso la voce dell’attore - modulata, graffiata, usata a guisa di strumento - i versi delle ballate di Piazzolla si riempiono di emozioni cantate, distendendosi in una sorta di prosa. Ad avvicinare i due protagonisti argentini non è solo l’ispirazione e l'inclinazione di un’irrequietudine passionale quanto linguistica: a risaltare è infatti l'inconfondibile modernità che sovverte le regole, destruttura la frase come la partitura e si incontra a metà strada, dove l’uno si fa musica e l’altro prosa.

Narratore, poeta e saggista, Borges è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta "l'incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto". In qualche modo questo scrittore lega la tradizione del realismo magico sud-americano, senza l’enfasi e certa retorica o racconto popolare che diventa saga, con la passione del contemporaneo per l’esplorazione di mondi alternativi, a cominciare dalla parte in ombra dell’io.

Piazzolla, dal canto suo, è stato un riformatore del tango e strumentista d'avanguardia; è considerato il musicista più importante del suo Paese e in generale tra i più importanti del XX secolo. Per le sue commistioni di tango e jazz fu catalizzatore di pesanti critiche rivolte al nuevo tango dai puristi del genere, che lo definirono el asesino del Tango (l'assassino del Tango). Il nuevo tango di Piazzolla è diverso dal tango tradizionale perché incorpora elementi attinti dalla musica jazz e fa uso di dissonanze e altri elementi musicali innovativi che non venivano utilizzati nel tango tradizionale. Il tango di Piazzolla conquista con i suoi strappi, le struggenti sospensioni, la sensualità di una musica che domina completamente il tempo e lo reinventa ad ogni esecuzione, gli interpreti, cantante e musicisti, che si cercano in un'intesa di emozioni e di espressione, dando corpo e anima.

Albertazzi e la D’Abbraccio rievocano in scena l'inevitabile incontro che Borges e Piazzolla ebbero in vita sul senso e il valore del tango, che li portò a collaborare alla stesura di nuove canzoni, sebbene non sia il cuore dello spettacolo che è piuttosto uno scivolare continuo di emozioni con una leggera nota malinconica diffusa, dove l’amore e la passione sembrano costituire l’unico senso della vita. C’è in Albertazzi - trapela verso la fine - quel suo sentirsi appartenente a questa schiera di uomini inquieti, nomadi dell’esistenza, alla ricerca perenne di un amore che sfugge e che fuggono a loro volta perché in questo gioco dialettico, di libri senza finale che contengono altri libri all’infinito come "L’Aleph" di Borges, e partiture che non sembrano concludersi, trovano l’anima della vita. C’è un passaggio nel quale in qualche modo si evoca questo senso di fuggevolezza che pungola chi è sempre in corsa per un desiderio mai raggiunto.

Non ci sono complimenti per un attore della statura di Albertazzi che sarebbero vividi quanto il piacere di quella lezione vocale che rende una battuta, biascicata da un uomo anziano, un cammeo o un gesto magari goffo, incerto, un inciampo, al contrario, una trovata. Nel corso dello spettacolo si fa strada la grande ironia dell’uomo che ormai a oltre novant’anni non ha più da graffiare ma si prende in giro, con il senso arguto della facezia e la sicurezza di chi sa di trionfare comunque, anche smagrito, traballante, in quell’abito di seta bianca rimasto troppo grande. La metafora del cieco per chi adora la lettura e non ha più occhi che gli consentano di applicarsi - ormai da anni leggo per procura, dice ad un certo punto - ma nella notte può vedere cose nuove e un mondo potenzialmente infinito. Quel pensiero triste che danza, come Borges definiva il tango, sembra materializzarsi come in un canto del cigno. Albertazzi lascia in qualche modo in questo spettacolo il proprio testamento teatrale, incide una lezione, sorvolando e intervallando quasi a mo’ di sfida, di gioco, i classici, da Dante a Shakespeare. Così, giocando appunto, dopo aver affermato che con l’età si perde qualcosa del corpo, come la facoltà della memoria che si esaurisce, sottolinea che non per questo un grande attore non è più tale e comunque, tanto per tenersi in esercizio, citando declama e “improvvisa” in scena brani della sua carriera.

I musicisti in scena
Al pianoforte Fabrizio Siciliano, pianista e compositore, ha realizzato diverse colonne sonore per cinema e tv.
Alla fisarmonica, Gianluca Casadei, esperto di tango, da alcune stagioni, lavora alle musiche degli spettacoli di M. Paolini e A. Celestini.
Alla chitarra, Luca Pirozzi e al contrabbasso Raffaele Toninelli fanno parte del gruppo Musica da Ripostiglio, sono stati finalisti alle Maschere del teatro 2014 come "migliore colonna sonora".
Alessandro Golini (ex Musica da Ripostiglio) da 3 anni è primo violino nei concerti di Massimo Ranieri.

Le musiche eseguite
Balada para un loco - Che Tango Che - María de Buenos Aires - Balada para mi muerte - Oblivion - Los paraguas de Buenos Aires - Rinascerò - Vuelvo Al Sur - Vamos Nina - Années de solitude - Libertango.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: giovedì 8 e venerdì 9 ottobre, ore 21
Biglietti: intero da € 30 a € 15, ridotto da € 27 a € 13,50

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP